“Commenti&Analisi” Nuovi diritti ma nessuna forzatura- G.Cazzola

18/06/2003




        Mercoledí 18 Giugno 2003
        Co.co.co & Impiego dipendente
        Nuovi diritti ma nessuna forzatura
        di GIULIANO CAZZOLA

        Stando al decreto attuativo della Legge Biagi, il Governo vuole imprimere un giro di vite ai co.co.co. L’inasprimento dei requisiti riguarda sia la normativa, sia le regole previdenziali, nel senso che è annunciato – in alcune dichiarazioni – un incremento dell’aliquota contributiva. L’aumento sarebbe rinviato alla delega previdenziale, poiché quella sul mercato del lavoro non contiene, tra i criteri, un’indicazione che possa reggere una siffatta misura.
        Il testo del decreto delegato non fa menzione del problema. Non si capisce, allora, se il Governo sia intenzionato a proseguire, in sede di riforma previdenziale, lungo il percorso già individuato (raggiungere in tempi brevi – per i collaboratori – quota 16,9% al pari dei commercianti) oppure intenda forzare ulteriormente la mano, nonostante l’imponente saldo attivo che la gestione presso l’Inps realizza. I collaboratori, poi, rappresentano circa il 10% della forza lavoro, sono parte integrante dell’ingranaggio che "fa girare" le aziende. Occorre molta cautela nel sottoporre ad un processo di ridefinizione e certificazione centinaia di migliaia di posizioni lavorative, con la minaccia della loro trasformazione – ope legis – in rapporti di lavoro dipendente.
        Soprattutto, si devono attuare contestualmente alcune disposizioni, contenute nella Finanziaria 2003, che affrontano delle questioni essenziali per la tutela dei lavoratori atipici: il finanziamento e la promozione di iniziative di formazione degli iscritti (non pensionati) alla gestione dei parasubordinati, mediante una quota pari al 10% degli introiti derivanti dall’abolizione del divieto di cumulo tra pensioni di anzianità e redditi da lavoro. È stata introdotta, infatti, la possibilità di cumulo "a pagamento". A coloro che, al 1° dicembre 2002, erano già pensionati è consentito di liberarsi della trattenuta sottoponendosi ad una sorta di ticket di ingresso da corrispondere in un’unica soluzione (un’erogazione una tantum, appunto) secondo una particolare formula, così determinata:
        1) sulla pensione in pagamento a gennaio 2003, ridotta di un ammontare pari al trattamento minimo (402,12 euro mensili per 13 mensilità) si calcola una ritenuta del 30%;
        2) il risultato si moltiplica per un numero dato dalla differenza tra 95 (37 anni di contributi + 58 anni di età) e la somma dei requisiti contributivi ed anagrafici che l’interessato aveva alla data del pensionamento. È poi concessa l’opzione di una sanatoria ai pensionati che non hanno mai dichiarato all’ente di previdenza i loro redditi da lavoro. Per potersi avvalere di tale facoltà l’interessato deve autodenunciarsi e versare una somma pari al 70% della pensione di gennaio 2003, moltiplicata per gli anni in cui non era in regola, entro un tetto massimo pari a quattro volte la pensione suddetta.
        Così, il 10% riservato alle iniziative di formazione dei parasubordinati ammonterebbe (se le previsioni fossero rispettate) a 7,2 milioni di euro (più altri 800mila euro trasferiti da altri enti). Le norme, però, non sono operative perché manca il decreto interministeriale che i titolari di Welfare ed Economia avrebbero dovuto emanare entro quattro mesi, indicando «criteri e modalità di finanziamento e di gestione delle relative risorse».