“Commenti&Analisi” Norme da modificare (T.Treu)

26/07/2005
    martedì 26 luglio 2005

      ITALIA POLITICA – pagina 13

        INTERVENTO

          Norme da modificare
          per evitare i rilievi della Consulta

            di Tiziano Treu

              Sono quasi tre anni che si discute di previdenza complementare con il proposito dichiarato dal Governo, condiviso da opposizione e parti sociali, di favorirne lo sviluppo. Eppure non è successo niente.
              La bozza di decreto approvata dal Governo la scorsa settimana è stata sommersa di critiche dalle parti sociali concordi e poi sconfessata dallo stesso ministro proponente non nei dettagli ma nei punti fondamentali. In sostanza, il ministro ha convocato il prossimo incontro con le parti sociali al 27 luglio. E ha fissato un nuovo termine ultimativo (?) per concludere l’iter a fine settembre.

              Le questioni critiche per far decollare bene i fondi pensione sono note. Tanto importanti che le parti sociali avevano messo da tempo nero su bianco un avviso comune per chiarirle, e lo hanno specificato qualche giorno fa. L’avviso era veramente comune a imprenditori e sindacati, compresa la Cgil, cui spesso il Governo rimprovera di ostacolare le riforme. Questo avviso comune resta oggi un testo di riferimento essenziale se si vuole ottenere un provvedimento condiviso; bisogna ripartire di lì.

              Nel merito la bozza di decreto solleva seri dubbi. Anzitutto sul piano costituzionale. La bozza fa riferimento, per attivarle, a due diverse deleghe: a quella della legge 243/ 2004 e a una per la formazione di un Testo unico sulla previdenza complementare ( legge 109/ 2005). Senonché, per attivare questa seconda, sarebbe stato necessario un preventivo parere del Consiglio di Stato, che non risulta. Cosicché la bozza procede sulla base non di due deleghe ma di una sola, quella della legge 243/ 2004, che però non contiene principi adeguati per redigere un Testo unico. Nonostante manchino i fondamenti di delega, la bozza ha in effetti contenuti molto dettagliati, da vero testo unico; quindi si espone alla obiezione ulteriore di invadere la competenza concorrente in materia delle Regioni.

              Insomma, un vero pasticcio costituzionale. L’esito peggiore fra tutti quelli immaginabili si avrebbe se, dopo il varo di un provvedimento tanto atteso, si aprissero questioni sulla legittimità di questo o quell’aspetto della nuova legge.

              Un secondo punto critico riguarda i diversi strumenti: fondi aperti, chiusi, polizze assicurative, che possono beneficiare della devoluzione del Tfr a fini di previdenza complementare.

              Condivido l’importanza che essi possono operare in concorrenza fra loro, ma occorre che tutti questi strumenti siano assoggettati a un uniforme regime regolamentare e di vigilanza per quanto attiene alla trasparenza, alla comparabilità dei costi, alle prerogative spettanti agli aderenti. È essenziale che le regole fondamentali per garantire queste condizioni di parità e trasparenza siano definite nello stesso decreto. La " portabilità" dei contributi del datore di lavoro solleva una questione delicata. Trattandosi di risorse contrattate fra le parti è giustificato che la loro sorte sia decisa dalle stesse parti, come si crede nell’avviso comune.

              Forzature legislative rischiano di provocare reazioni di rigetto.
              Una terza questione critica riguarda le modalità di conferimento tacito del Tfr. La bozza prevede che questo sia conferito alla forma pensionistica istituita dal contratto collettivo, a meno che sia intervenuto un diverso accordo aziendale " fra le parti" che può dirottare il Tfr verso fondi regionali o fondi pensione aperti ( articolo 8, comma 7).

              Questa indicazione è troppo vaga. La scelta è troppo importante per affidarla magari a un’intesa fra una piccolissima azienda e una non meglio definita parte ( sindacale o no). Non c’è nessuna garanzia che i soggetti intenzionati a scegliere una soluzione diversa dal fondo contrattuale lo facciano sulla base di criteri rispondenti agli interessi dei destinatari della tutela.

              Un altro difetto della bozza è che ignora la difficoltà che i lavoratori precari e discontinui incontrano nell’aderire alla previdenza complementare. Invece andrebbero incoraggiati sia nella previdenza complementare come in quella obbligatoria, se non si vuole avere una futura generazione di anziani poveri.

              La bozza sembra prevedere che i collaboratori coordinati e continuativi debbano necessariamente finanziare la previdenza complementare solo con contributi propri, mentre la legislazione vigente non esclude una contribuzione anche a carico dei committenti.

              Infine, la bozza ha gravi limiti sul piano finanziario e fiscale.
              Non prevede un sistema certo e sufficiente per compensare le aziende, specie le piccole, al venire meno del canale di finanziamento rappresentato dal Tfr. Anzi tenta uno " scaricabarile" nei confronti del sistema bancario, che deve fare la sua parte ma non può essere costretto ad automatismi contrari a una corretta logica del credito.
              Sul piano fiscale il provvedimento è squilibrato. Non agevola abbastanza la gestione dei fondi.

              Nella tassazione delle prestazioni pensionistiche applica la stessa tassazione a prescindere dalla consistenza della prestazione, contrastando col principio della progressività. Infine, premia la fedeltà al sistema pensionistico, riducendo nel tempo l’aliquota, ma non si fa carico di chi ( i precari) non è in grado di essere " fedele".

                Come si vede, le criticità non riguardano dettagli. C’è da chiedersi perché il Governo si è cacciato in un simile pasticcio. Certo, pesa la gravissima situazione della finanza pubblica provocata dalla gestione fantasiosa fin qui condotta. Ma viene il sospetto che, al di là delle dichiarazioni ufficiali, ci si vada adagiando all’idea che è meglio non fare niente. Vorrà il Governo caricarsi di questa responsabilità? Oltre a tanti rinvii su fronti diversi? Mi auguro che questo sospetto sia smentito: un decollo dei fondi pensione è uno strumento importante per migliorare il nostro mercato previdenziale, oltre che per assicurare i lavoratori sul loro futuro. Problematiche anche la scelta degli strumenti e le modalità di conferimento Non mancano gli argomenti per l’intervento della Corte Costituzionale