“Commenti&Analisi” Non rispettano il Paese (G.Epifani)

25/11/2005
    venerdì 25 novembre 2005

    Prima pagina e pagina 27

    Non rispettano il Paese

      di Guglielmo Epifani

        Sacrosanto questo sciopero generale che vedrà milioni di lavoratrici, lavoratori e pensionati manifestare contro una politica economica del governo e scelte contenute nella legge Finanziaria assolutamente inidonee ad affrontare i gravi problemi che il Paese sta vivendo.

        Siamo arrivati a questo sciopero dopo aver tentato in tutti i modi di convincere l’esecutivo a cambiare rotta, ad assumere politiche più rispondenti al bisogno di crescita e di sostegno dei redditi del mondo del lavoro e degli anziani, tentativi che si sono rivelati non solo vani per la chiusura che il governo ha dimostrato nei confronti di qualsiasi suggerimento o ragionamento che potesse provenire da parte nostra. Ma che giorno dopo giorno ha dovuto registrare addirittura un peggioramento nelle impostazioni, pure sbagliate, che hanno dato vita a questa manovra di bilancio.

        Il Paese da quattro anni attraversa una fase di recessione e stagnazione prolungata, la più grande e lunga fase di depressione nella vita del Paese. Tutto questo ha prodotto chiusura di aziende, assenza di investimenti, assenza di interventi nei confronti del Mezzogiorno, assenza di controllo della dinamica di prezzi e tariffe, insensibilità nei confronti della condizione di milioni di famiglie, strette fra un carovita crescente e una politica fiscale che ha premiato i più ricchi, a scapito dei pensionati e dei lavoratori dipendenti.

        Con questa legge Finanziaria, il quadro sarà destinato a peggiorare. Di fronte a una timidissima aria di ripresa della nostra economia, trainata dalla domanda europea ed internazionale, il governo opera scelte che finiranno – purtroppo – per tagliare alla radice questo spiraglio che pure sembrava potersi aprire.

        Non c’è nessuna selezione che il governo intende operare sul piano degli investimenti. Si taglia dappertutto. Si taglia nel settore pubblico e nel settore privato. Nella scuola e nella sanità. Nella cultura e nello spettacolo. Per le infrastrutture e per il Mezzogiorno. Per gli ammortizzatori sociali, per la sicurezza e per i grandi progetti legati agli obiettivi di Lisbona.

        Non c’è alcuna traccia, in questa legge Finanziaria, di un sostegno da dare a lavoratori e pensionati. Avevamo chiesto la restituzione del drenaggio fiscale per difendere i redditi da lavoro. Avevamo chiesto un intervento per i pensionati e per gli anziani. Di rimettere in campo un’idea legata al sostegno degli anziani non autosufficienti, o misure nei confronti della casa e delle abitazioni. Anche lo stesso sostegno di cui il governo ha inteso beneficiare il mondo dell’impresa, la riduzione di un punto del costo del lavoro, ha finito poi nel tempo per essere vanificato con un riordino degli ammortamenti sugli investimenti che toglie sostanzialmente alle imprese quello che la riduzione del costo del lavoro finiva per dare. E insieme, si scoraggia una ripresa degli investimenti, soprattutto delle aziende di nuova formazione.

        Il governo, ieri, ha deciso di non decidere in materia di previdenza complementare, facendo slittare l’avvio dell’entrata in vigore della riforma sul Tfr al 2008, per non dividersi al suo interno. Quello che è certo è che il governo in questo modo risparmia un po’ di soldi, i lavoratori hanno a disposizione gli strumenti attuali e tutto ricadrà sulle spalle del futuro governo. Mi pare una sostanziale presa in giro, dettata ancora una volta dalla furbizia di questo governo, che non fa del bene al Paese e ai lavoratori. E in modo particolare per i giovani.

        È evidente, quindi, il carattere generale di questo sciopero, perché non c’è una parte di questa Finanziaria che possa essere condivisa, che possa portare del bene al Paese. Lo stesso modo con il quale il governo ha inteso affrontare il tema del finanziamento dei contratti pubblici, la dice lunga sul carattere antipopolare che il governo ha finito per assumere. Un accordo firmato mesi fa, contratti in scadenza ormai da due anni, per qualche categoria addirittura da quattro, un tira e molla senza fine, poi una decisione che forse apre qualche spiraglio per una parte del mondo del lavoro pubblico, però lascia impregiudicata la soluzione per il resto del comparto. Anche sull’occupazione, abbiamo calcolato in più di ottantamila i posti di lavoro che si perderanno in tutti i settori pubblici, in ragione delle scelte operate da questa Finanziaria. Anche da questo punto di vista è una manovra che gioca contro il lavoro, la sua qualità.

        Questa giornata e queste manifestazioni sono state precedute da tante iniziative, tutte caratterizzate dal segno di una grande tensione unitaria, quelle che avevano come centro le politiche sociali da rimettere in carreggiata, tutte quelle legate al rinnovo dei contratti.

        Fra pochi giorni, a questo sciopero seguirà lo sciopero e la manifestazione nazionale dei metalmeccanici. Non è altro rispetto al cuore della nostra protesta e del nostro sciopero, ne costituisce una parte essenziale. Il diritto a veder rinnovato dopo tanto tempo il contratto di lavoro non è solo un diritto giusto, sacrosanto, rappresenta anche il modo per rispondere alla condizione di milioni di lavoratori, quelli più esposti alla concorrenza internazionale, quelli più decisivi per la formazione della produzione e della ricchezza prodotta, tenuti ai margini non solo nei loro diritti, ma anche nella loro riconoscibilità e identità sociale da una informazione che da troppo tempo guarda con lenti deformate alla realtà sociale e civile del Paese.

        Rimettere in campo con lo sciopero le persone, i soggetti, una parte fondamentale della nostra società è anche un modo per chiedere non solo più rispetto e più correttezza, ma per rivendicare che il lavoro riacquisti nella coscienza del Paese quella centralità e quella funzione fondamentali che in ogni Paese, tanto più se proiettato nel mondo di oggi, esige e chiede che venga rispettata.