“Commenti&Analisi” Non esistono due Italie (L.La Spina)

16/09/2004


            giovedì 16 settembre 2004

            Non esistono due Italie
            Il bipolarismo impone analisi divergenti a prescindere dai fatti
            che però non possono essere ignorati


            Luigi La Spina

            IL progressivo consolidamento del sistema politico bipolare ha prodotto, tra gli altri, un curioso fenomeno: la duplicazione della nostra Italia. Ormai esistono due nazioni. La prima si avvia verso un pauroso declino economico, accompagnato da un grave impoverimento per una inflazione reale molto più alta di quella ammessa dall’Istat. La seconda Italia, invece, si presenta con un aspetto molto più florido: la disoccupazione è diminuita, i conti pubblici risanati dopo la scoperta di un clamoroso «buco» nei bilanci statali, la sicurezza dei suoi cittadini è sensibilmente aumentata. Insomma, siamo alla vigilia di una forte ripresa. Poiché non risulta che negli ultimi anni ci sia stata una scissione nella nostro assetto statale, qual è la vera Italia? A chi dobbiamo credere, se autorevoli istituti statistici, seri centri di ricerca, studiosi di prestigio sfornano dati interpretabili in modi diametralmente opposti?

            Un contributo di chiarezza e di onestà intellettuale, non frequente purtroppo in questi tempi, è venuto ieri a Torino dalla presentazione del primo rapporto sull’Italia «vista da Nord Ovest», un particolare punto di osservazione, ma anche un peculiare metodo di indagine elaborato da Luca Ricolfi. Il lavoro, tra le altre virtù, ne ha una fondamentale: dimostra come i tempi della politica e quelli della società siano così diversi, da rendere molto difficile l’attribuzione di meriti o di demeriti all’una o all’altra parte dello schieramento parlamentare per i cambiamenti che si verificano nelle condizioni di vita dei cittadini italiani. Come, in molte occasioni, l’eterogenesi dei fini, o la confusione ideologica che regna sovrana in entrambi i poli, produca effetti sorprendenti.


            Il rapporto di Ricolfi documenta alcuni casi davvero sconcertanti di politiche, tradizionalmente considerate di destra, attuate invece dalla sinistra e viceversa. Un fenomeno che non si presenta, naturalmente, solo in Italia e che deriva anche dal rimescolamento della antiche filosofie politiche di progressisti e conservatori in tutto il mondo. Ma, cosa ancora più importante, questa analisi dimostra che le vere «svolte» nella società italiana non avvengono alla scadenza dei cambiamenti ministeriali, ma con ben altri tempi e con ben altre motivazioni. Basti pensare alla legislature divise a metà: nella prima parte abbastanza libere da condizionamenti estranei alle volontà dei governi, nella seconda ossessionate solo dalla ricerca del consenso elettorale.


            Le riflessioni suggerite dal lavoro di Ricolfi e dei suoi collaboratori non devono arrivare, ovviamente, a due conclusioni sbagliate. Non è vero che politiche di destra e politiche di sinistra producano effetti equivalenti, né che i vincoli «esterni», dalla congiuntura internazionale alle regole dell’Unione europea, riducano così tanto il peso delle decisione nazionali da renderle quasi ininfluenti sulle tendenze della società. Questo rapporto invita solamente a non ignorare i fatti, anche quelli che non confortano le nostre tesi. Soprattutto perché potremmo trovare consolazioni dove ci aspettavamo amarezze e ricevere fischi da chi pensavamo di avere applausi.