“Commenti&Analisi” Noi traditori dell´Europa – di A.Michnik

08/04/2003



         
         
        Pagina 17 – Commenti
         
         
        Noi, traditori dell´Europa in nome della guerra giusta
                ADAM MICHNIK

                IL GIORNALE tedesco Die Tageszeitung ha scritto che Vaclav Havel, Adam Michnik e György Kónrad, considerati in passato in Occidente simboli di moralità, sono oggi degli apologeti degli Stati Uniti. Il giornale tedesco ha parlato di tradimento. I nostri cognomi furono menzionati insieme, per la prima volta, più di vent´anni fa da Timothy Garton Ash, quando Havel e io eravamo in carcere e Kónrad non poteva pubblicare in Ungheria a causa della censura. Ci siamo riuniti poche volte, ma credo che abbiamo tutti e tre mantenuto quasi intatto il fondamento del nostro pensiero, sia riguardo alla sfera dei valori morali, sia a quella della politica. La guerra contro il regime di Saddam Hussein può essere valutata dal punto di vista militare, da quello morale e da quello politico. Sul piano militare occorre domandarsi se è una guerra che si può vincere. Non sono un militare e non me ne intendo di questioni militari, ma penso che si debbano iniziare soltanto le guerre che si possono vincere.
                Nella sfera morale mi pongo la domanda se la guerra contro il regime iracheno è giusta e rispondo: sì, è una guerra giusta, come lo fu quella della Polonia contro Hitler e quella della Finlandia contro Stalin.
                Nell´ambito politico mi formulo la domanda se la guerra ha senso politicamente e la mia risposta è chiara: questa guerra ha come fine rovesciare un tiranno che sostiene il terrorismo internazionale e che tenta di entrare in possesso di armi di sterminio di massa, è una guerra politicamente giustificata.
                Non analizzerò l´ideologia che, deformando la religione islamica e trasformandola in strumento, tenta di montare una crociata contro il mondo democratico. Saddam Hussein ha partecipato a questa crociata, come lo fecero nel passato Hitler e Stalin. Il dittatore iracheno sostiene che nella guerra contro "l´Occidente irreligioso" tutto è permesso. A nessuno deve sorprendere che, dopo l´11 settembre, le ambasciate dell´Iraq nel mondo non abbiano messo le loro bandiere a mezza asta in segno di lutto. Attendere a braccia incrociate che un tale regime entrasse in possesso di armi di distruzione di massa sarebbe stato, come minimo, una leggerezza deplorevole.
                Questa posizione è accusata di portare a una idealizzazione degli Stati Uniti che rende impossibile l´analisi obiettiva della loro politica. A coloro che mi imputano questa mancanza di obbiettività dirò che ricordo perfettamente l´intervento degli Stati Uniti in Vietnam e l´appoggio fornito da Washington ai regimi dittatoriali dell´America Latina. La sinistra dell´Europa occidentale fa costantemente riferimento a questi eventi, ma io ricordo anche che, assieme alle dittature di Trujillo e di Pinochet, appoggiate dagli Stati Uniti, esiste la dittatura di Fidel Castro che pratica il dispotismo innalzando bandiere rosse. Ho sempre condiviso l´idea che le dittature, indipendentemente dal colore delle loro bandiere – rosse, nere o verdi -, siano ugualmente abominevoli. Ho sempre condiviso l´idea che non ci sia una tortura di destra e una di sinistra, torture progressiste e torture reazionarie. Ho sempre respinto l´ipocrisia della sinistra occidentale quando proclamava che il peggior comunismo era meglio di qualsiasi capitalismo, perché il primo conduceva l´Umanità verso un futuro luminoso.

                In cosa consiste dunque il mio tradimento? Oggi, come in passato, continuo a rifiutarmi di mettere il segno di uguale tra un regime conservatore e antipatico, ma democratico, e una dittatura, non importa il colore della sua bandiera. Per questo non dirò mai che Chamberlain e Hitler erano uguali, o Roosevelt e Stalin, o Nixon e Mao Tse Tung o Adenauer e Ulbricht. Ma sì condanno Roosevelt per gli Accordi di Yalta, Chamberlain per l´Accordo di Monaco, Nixon per il Watergate e Adenauer per lo scandalo dello Spiegel.
                Non mi piace il primo ministro di Israele, Sharon, per la sua brutalità e la sua demagogia primitiva, ma in nessun caso lo metterò accanto ai leader di Hamas che esortano a compiere barbari attentati suicidi. George W. Bush non è l´eroe dei miei sogni e il suo manicheismo mi irrita, ma ha il mio sostegno nella guerra che conduce contro Bin Laden, contro Al Qaeda e contro Saddam Hussein.
                Ho appoggiato le manifestazioni antiamericane del 1968, ma proprio per questo ho provato orrore vedendo, a seguito della vittoria dei comunisti, le migliaia e migliaia di vietnamiti che fuggivano su minuscole barchette rischiando la vita in mare. Ricordo il manicheismo degli adoratori del Vietnam che per difenderlo bruciarono molte bandiere americane, ma che dopo non aprirono bocca per condannare la realtà totalitaria imposta dai comunisti. Io non brucio bandiere irachene, ma non capisco come dei democratici possano manifestare portando ritratti di Saddam Hussein.
                Oggi l´odio antiamericano acquisisce dimensioni e forme assurde. Oggi le manifestazioni e le proteste non sono più l´esercizio del diritto democratico di esprimere la propria opinione. Oggi le manifestazioni e le proteste, anche se molti non lo intendono, sono una difesa di dittature molto crudeli e totalitarie. Non ho scordato i movimenti pacifisti ai tempi della guerra fredda, né le marce in cui si bruciavano i fantocci dei presidenti americani e si facevano riverenze davanti ai ritratti di Stalin. Non posso appoggiare il ripetersi di quelle azioni ridicole.
                Non ci piace la politica interna di Bush, i suoi progetti per spiare i cittadini o la retorica integralista cristiana di molti membri importanti del partito repubblicano. Ma penso che la democrazia statunitense, arricchita dalle lezioni del maccartismo e dello scandalo del Watergate, sia in condizioni di difendersi da un avvelenamento della società aperta. Mi preoccupa anche il fatto che la politica di Bush possa liquidare i princìpi dell´umanitarismo nella politica internazionale, ma penso che per questi princìpi siano più pericolose la tolleranza di fronte all´esistenza di dittature totalitarie e la copertura vigliacca dei crimini di regimi come quelli dell´Iraq e della Corea del Nord, della Libia e di Cuba. Capisco la grande diversità che c´è in seno agli avversari della guerra, capisco che rappresentino valori morali molto diversi e che esercitino il loro diritto alla libertà di espressione. Vedo qualcosa di molto positivo e sano nel fatto che i cittadini scendano nelle piazze per protestare contro qualcosa o per manifestare la loro opinione. Queste sono reazioni e azioni democratiche. Le manifestazioni di protesta obbligano l´opinione pubblica a essere più critica con il potere. So anche che le guerre sono spesso sfruttate per mettere il bavaglio ai cittadini, per ritagliare le loro libertà. Con troppa facilità si accusa di comportamento antipatriottico chi sostiene che le guerre non sono un metodo giusto. Le guerre rendono più semplice l´insorgere dello sciovinismo e che siano tollerate la stupidità, l´incompetenza e la corruzione tra gli uomini del potere. Le guerre aiutano il potere a imporre l´idea che ci sia soltanto un modo di pensare, a violare la democrazia, a militarizzare la vita privata. Le guerre aiutano a proclamare che coloro che si oppongono alle posizioni del potere sono dei traditori. Sono consapevole di tutto ciò e, proprio per questo, considero che le proteste contro la politica bellica degli Stati Uniti abbiano senso. Ma allo stesso tempo abbiamo ben presenti le esperienze storiche. Ricordiamo Monaco e il 1938, ricordiamo come l´accordo lì concertato, accolto con entusiasmo dagli oppositori della guerra, aprì la strada a Hitler. Ricordiamo l´esperienza di Yalta che doveva rafforzare la pace, ma che invece spianò la strada a Stalin verso i nostri paesi.
                So molto bene che il terrorismo non è una invenzione esclusiva degli integralisti islamici. Conosciamo il terrorismo dell´Irlanda e del Paese Basco, quello delle Brigate Rosse e quello della Baader-Meinhoff, ma soltanto l´integralismo islamico ha generato un terrorismo che proclama che "il regime statunitense è nemico di tutti i musulmani", come ha dichiarato Osama Bin Laden. Da parte sua, il Movimento Internazionale pro Jihad contro gli ebrei e le crociate ha annunciato: "I buoni musulmani devono lottare contro i soldati e contro i civili americani e ucciderli, indipendentemente da dove si trovino, secondo le parole di Dio Onnipotente".
                L´attacco terroristico dell´11 settembre è stato un atto commesso in nome dell´ideologia. Il terrorismo ha così dichiarato guerra al mondo democratico. E noi vogliamo difendere questo mondo, anche se conosciamo oltremodo i suoi difetti e peccati.
                È per queste ragioni che ci siamo pronunciati in maniera ferma e categorica a favore della lotta senza quartiere contro il regime di Bagdad, un regime terroristico, intollerante, corrotto e dispotico. È paradossale vedere il pericolo totalitario nelle azioni di Bush e difendere allo stesso tempo Saddam Hussein. È qualcosa di assurdo che non si può accettare.

                L´autore è direttore del quotidiano
                polacco Gazeta Wyborcza

                (Traduzione di Guiomar Parada)