“Commenti&Analisi” Modello cooperativo per le relazioni industriali (M.Sacconi)

03/05/2004


      sezione: ITALIA-LAVORO

      data: 2004-05-01 – pag: 20
      autore:

Modello cooperativo per le relazioni industriali
          DI MAURIZIO SACCONI
      Sottosegretario al ministero del Welfare
      Questo Primo maggio induce soprattutto a riflettere sul rapporto tra politiche del lavoro e delle relazioni industriali da un lato e politiche della crescita e della competitività dall’altro. L’Italia è l’unico Paese industrializzato – se si eccettuano alcune limitate assonanze con la Germania – nel quale le organizzazioni sindacali hanno acquisito uno straordinario ruolo politico e ove ancora pesano ideologismi che considerano il lavoro quale epicentro necessario dei conflitti che muovono la società. Tuttavia una grande e influente forza sindacale può rivelarsi tanto un freno letale ai necessari processi di modernità quanto una risorsa utile a governarli agevolandone il necessario accompagnamento con una adeguata coesione sociale. La seconda soluzione sarà resa possibile solo da una netta prevalenza del modello di relazioni industriali di tipo cooperativo su quello di tipo antagonista. Ed il nodo dei tempi di tale evoluzione non sarà peraltro indifferente perché è nel breve periodo che l’Italia deve diffusamente stimolare gli investimenti interni ed esteri in capitale tecnologico consentendo il contestuale adattamento del capitale organizzativo delle imprese. Troppo spesso il sindacato legge ad esempio con la lente dell’ideologia o con il metro dell’interesse corporativo i necessari processi di outsourcing che conseguono alla specializzazione degli operatori secondo il modello a rete. Troppo spesso i cambiamenti necessari sono riconosciuti dai più ma è sufficiente l’opposizione di una parte ancorché minoritaria – perché tutto il sindacato quanto meno imponga tempi insostenibili per la competizione. In ogni caso la prevalenza del sindacato cooperativo – che pure vanta solide tradizioni e concrete espressioni attuali richiede il diffuso rispetto delle regole del gioco, da quelle relative ai servizi di pubblica utilità a quelle più generali sulla libera circolazione delle cose e delle persone. La legittimazione delle violazioni aiuta infatti il sindacato antagonista che più si avvale della logica conflittuale e che può così imporre i suoi tempi ed i suoi contenuti, assolutamente indifferenti alle esigenze competitive. Allo stesso tempo il gioco senza regole spiazza le componenti più moderne del sindacato, le incoraggia ad una rincorsa non convinta sullo stesso terreno, vizia anche la controparte che a queste dinamiche deve adeguarsi tarando negoziato e conclusioni sugli interlocutori peggiori, conquistati i quali sono garantiti anche gli altri. Ma soprattutto perde l’impresa, la sua possibilità di reazione agli impulsi competitivi, la sua "voglia" di innovazione. E con l’impresa risulta sconfitto il sistema Paese.