“Commenti&Analisi” Mercato del lavoro: al varo una legge irrilevante – di T.Treu

27/01/2003

27 Gennaio 2003


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MERCATO DEL LAVORO. AL VARO UNA LEGGE IRRILEVANTE
DI TIZIANO TREU

Senza ammortizzatori e incentivi all’occupazione

questa pseudo-riforma è più inutile che dannosa

Il disegno di legge 848 sul mercato del lavoro sta per essere approvato.
Contiene solo una parte, la meno significativa, delle proposte avanzate dal governo un
anno e mezzo fa. La parte più rilevante, sugli ammortizzatori sociali, sugli incentivi
all’occupazione e sulle modifiche dell’art.18 dello Statuto dei lavoratori, è stata stralciata
mesi fa ed è in lista d’attesa. Già il ritardo con cui la legge arriva in porto sottolinea un
errore di metodo con cui il governo ha affrontato il difficile problema del mercato del
avoro.
Si ricorderà che un anno e mezzo fa il governo aveva dimostrato tanta fretta di varare le
norme da strozzare il dialogo con il sindacato in pochi giorni, favorendo la rottura con la
Cgil e scontentando anche Cisl e Uil che solo dopo vari mesi sono arrivate a concludere il
Patto per l’Italia (con risultati peraltro scarsi). La fretta del governo si è dimostrata dannosa
e non ha fatto risparmiare tempo.
Questo errore di metodo si riflette nei contenuti della legge. Non occorre essere estremisti

per criticarli. Anzi proprio chi ha cuore riforme vere non può che essere deluso e critico.
I ripetuti annunci trionfalistici del governo e della Confindustria, secondo cui questa legge
sarebbe una grande riforma, non hanno fondamento.
Non aiuterà a migliorare il funzionamento del mercato del lavoro, né tantomeno ad alzare
il tasso di occupazione. Per fare questo occorre altro. Occorre rigore finanziario e non
l’abbiamo; occorrono politiche di sostegno all’innovazione e allo sviluppo; il governo
invece ci sta portando al declino. La crescita dell’occupazione, costante e forte negli
ultimi anni, ora si è fermata.
Purtroppo la legge che sta per essere approvata è pressoché irrilevante.

Da questo punto di vista non merita neppure tutte le preoccupazioni catastrofiche avanzate
da certe parti. Le critiche al provvedimento sono non solo di metodo ma anche di merito.
In parlamento abbiamo avanzate molte proposte con spirito costruttivo, che avrebbero
potuto correggere alcuni difetti della legge, ma senza esito. Una parte delle norme in materia
di servizi all’impiego sono aggiustamenti marginali rispetto al passato. La riforma con la
privatizzazione di questi servizi è già stata fatta nella scorsa legislatura. Ora si tratta di farla
funzionare con risorse organizzative e umane adeguate, valorizzando il ruolo degli enti locali.
Invece il governo sta avvilendo le autonomie territoriali, tagliando le risorse e legiferando
come se la riforma della Costituzione, non fosse intervenuta. Tant’è che le norme della legge
sui servizi all’impiego e sui contratti di formazione sono a rischio di incostituzionalità.
Altre norme affrontano problemi veri in modo sbagliato. Ad esempio quella sul part-time:

anche io ritengo che debba essere maggiormente valorizzato e reso più accessibile; ma senza
lasciare il singolo in balìa di qualsiasi richiesta di flessibilità dell’azienda. Per questo avevamo
proposto di regolare la materia sulla base di un "avviso comune" delle parti sociali, come si fa
in Europa. Neppure in questo caso il governo ha sentito ragioni.
Anche il tema dell’intermediazione di manodopera (il cosiddetto staff leasing) doveva
essere affrontato diversamente.
Data la delicatezza della materia occorrevano due garanzie fondamentali: parità di trattamento
fra i lavoratori "in missione" e quelli dell’impresa in cui vengono inviati; serietà assoluta
dei soggetti intermediatori (come si è richiesto nel ’97 per le agenzie di lavoro interinale).
Il fatto che il governo abbia rifiutato queste garanzie è grave perché apre la strada ad abusi
di ogni genere.
Sui contratti di formazione lavoro l’esigenza principale è di arricchirli di formazione vera,

teorica e pratica. Invece, il governo al di là delle parole, non ha raccolto questa sfida.
Purtroppo è coerente con la sua politica generale che deprime la ricerca e la formazione.
Quanto ai contratti atipici l’esigenza non è di definirli "meglio", ma di tutelarli adeguatamente.
Invece il governo ha fornito una definizione discutibile del "contratto a progetto" e non offre
nessuna risposta ai bisogni di sicurezza di questi lavoratori. Dall’altra parte introduce
un’ennesima forma di lavoro atipico, il "lavoro a chiamata", che è inutile e pericoloso.
Per questo il giudizio generale sulla legge è negativo. Una riforma vera deve equilibrare
esigenze di flessibilità con quelle di consenso e di sicurezza. A maggior ragione è urgente
affrontare il tema della estensione delle tutele, in particolare degli ammortizzatori sociali a
tutti i lavori. L’estensione di queste tutele è necessaria soprattutto per i lavoratori più esposti
sul mercato del lavoro: i collaboratori di vario genere, i lavoratori precari e anche i dipendenti
delle piccole imprese.
Per questo noi proponiamo di rilanciare quella parte della Carta dei diritti che offre tutele a
questi lavoratori. Questa è la vera priorità, non il referendum sull’estensione dell’art. 18 alle
piccole aziende che è sbagliato e non risponde ai veri bisogni di protezione di questo mondo.