“Commenti&Analisi” Maggiori controlli sulle collaborazioni (F.Menichino)

23/10/2003



      Giovedí 23 Ottobre 2003

      ITALIA-LAVORO

      INTERVENTO



      Con la riforma maggiori controlli sulle collaborazioni


      di FILIPPO MENICHINO

      I contratti coordinati e continuativi (co.co.co.) svolti in regime di autonomia, esistono da quando l’uomo collabora con un altro uomo. Essi non costituiscono un tertium genus nel quale, come alcuni credono, un lavoratore dipendente svolge attività inquadrato da lavoratore autonomo. Certamente chi svolge attività autonoma e continuativa, coordinato dal committente, esplica un lavoro contiguo a quello del lavoro dipendente anche se nel primo rapporto la gestione del tempo e le modalità di svolgimento delle prestazioni sono rimesse al lavoratore. La contiguità del rapporto ha permesso che almeno due milioni di lavoratori di fatto subordinati si confluissero in modo illegittimo sotto l’etichetta dei co.co.co. Evidentemente i servizi ispettivi dell’Inps hanno qualche problema se finora è stato consentito a due milioni di persone di lavorare in una situazione di totale illegalità.
      La riforma Biagi cerca di dare ai servizi ispettivi un mezzo di più facile controllo e repressione.
      Mentre un tempo l’ispettore era costretto a ricercare l’indice della subordinazione tra elementi incerti non essendo facile comprendere, nell’ambito di un rapido controllo, la sussistenza della eterodeterminazione rispetto al semplice coordinamento, la legge attuale consentirà ai controllori di rendersi conto subito della presenza di un contratto subordinato diversamente titolato. Se nel contratto non sarà indicato il progetto o il programma, il contratto dovrà essere dichiarato di natura subordinata. E qui sta la vera novità della riforma: ormai non rileva più la genuinità della prestazione autonoma; ciò che conta è che il rapporto autonomo coordinato sia a termine con un progetto, o un programma ben definiti.
      Alcuni studiosi hanno duramente polemizzato poiché, secondo loro, per effetto della legge milioni di co.co.co. spariranno nel nulla o nel sommerso, Ma questi effetti, se si verificheranno, non possono essere imputati alla riforma, quanto alla situazione irregolare che da sempre è vietata. Invece per le poche decine di migliaia di veri co.co.co. che lavorano a tempo indeterminato non sarà difficile trovare una soluzione al loro problema.. Comunque, l’esperienza insegna che le necessità economiche non sono comprimibili. Se vi sarà bisogno di forza lavoro la si utilizzerà.
      Chi avrà più capacità economica farà lo sforzo di regolarizzare il dipendente, mentre tutti gli altri si arrangeranno, come hanno sempre fatto, dando lavoro a consulenti ed avvocati e sperando che l’Inps non si faccia vedere. Il genio italico non fallirà poiché già nelle pieghe della legge s’intravede che la parola “programma” è più ampia di “progetto” ed inoltre non vi è divieto di proroga. Due milioni di soggetti continueranno, così, a lavorare senza le tutele tipiche del lavoro subordinato. È un fatto, però, che il mercato è riluttante a pagare il 20% in più di contributi (per ora) ed essere assoggettato alle disposizioni dell’articolo 18. A molti lavoratori economicamente evoluti non interessa più lo spreco ridondante di certe tutele, mentre altri ne farebbero volentieri a meno in cambio di un lavoro che dia la possibilità di collocarsi più stabilmente nel mercato. Ma contro gli idola fori non c’è nulla da fare, almeno in questo Paese.