“Commenti&Analisi” Ma non è ancora provato che il conflitto sia giusto – di J.Sachs

07/04/2003



              Domenica 06 Aprile 2003


              Ma non è ancora provato che il conflitto sia giusto


              DI JEFFREY SACHS
              Copyright: Project Syndicate

              Le principali conseguenze del conflitto in Irak non si vedranno sul campo di battaglia, bensì dopo la guerra e dipenderanno dalla capacità di George W. Bush e Tony Blair di giustificare la loro offensiva. Questa guerra è scoppiata per una serie di ragioni dichiarate ufficialmente e oggetto di infuocati dibattiti in tutto il mondo. Se queste ragioni fossero giustificate, questa guerra potrebbe portare ad un mondo più sicuro. Qualora, invece, le argomentazioni addotte da Bush e Blair si dimostrassero errate, la guerra comporterebbe altra instabilità. La seconda guerra del Golfo non è stata, e d’altra parte non poteva esserlo, giustificata dinanzi all’opinione pubblica di tutto il mondo semplicemente considerando Saddam Hussein un tiranno. La giustificazione, semmai, si è basata sul pericolo rappresentato dal regime di Saddam. Bush e Blair hanno seguito quattro ragionamenti logici.
              1) L’Irak possiede armi di distruzione di massa.
              2) Si tratta di armi estremamente pericolose che rappresentano una minaccia immediata.
              3) Gli ispettori Onu non sono riusciti ad eliminare tale minaccia.
              4) L’unico modo per far fronte a questa minaccia è la guerra.
              Il primo ragionamento è il più semplice da verificare. In più occasioni Bush e Blair hanno fatto leva sull’ingente quantità di armi di sterminio depositata nei siti di Saddam, sulle massicce unità mobili e sotterranee per la produzione ed il lancio di tali armi ed, infine, sui programmi attivi per la produzione di armi nucleari. Per Bush e Blair è fondamentale poter dare prova delle loro teorie confutando il sospetto internazionale, secondo cui i servizi di sicurezza angloamericani sarebbero in grado di creare prove fasulle. Risulterà invece molto più difficile dimostrare la seconda teoria addotta da Bush e Blair: dovranno dimostrare che qualsiasi arma di sterminio trovata rappresenti una minaccia incombente. Sappiamo perfettamente che un tempo l’Irak possedeva armi chimiche e batteriologiche che gli erano state vendute direttamente dagli Usa. La prova del nove non riguarda tanto il ritrovamento di eventuali tracce che confermino la presenza di tali armi, bensì piuttosto se tali armi fossero pronte all’uso e quindi rappresentassero una minaccia concreta. Nel caso in cui gli iracheni decidessero di lanciare un contrattacco ricorrendo a queste armi, avremmo la conferma del fatto che erano già pronte per l’uso. Ma che rappresentassero una vera minaccia al di fuori dei confini iracheni o che sarebbero state utilizzate anche senza questa guerra resta ancora da vedere. Il terzo ragionamento è altamente contestabile: Bush e Blair dovrebbero, infatti, dimostrare il fallimento del processo di ispezione da parte dell’Onu e questo lo si può fare esclusivamente dimostrando che gli iracheni nascondevano le prove nei siti visitati dagli ispettori dichiarati in regola e privi di armi di sterminio. Dovrebbero esserci nuove ispezioni sistematiche dei siti esaminati; ma dovrebbero essere apportate, altresì, delle chiare spiegazioni sul perché, nell’eventualità venissero ritrovate armi di distruzione di massa in altri siti, gli ispettori non fossero stati in grado di trovarle nel tempo prestabilito. La quarta argomentazione sarà oggetto di propaganda sfrenata da entrambe le parti. Il conflitto era giustificabile in termini di costi e benefici? Ed è proprio vero che questa guerra rappresenti l’ultima spiaggia? La riposta si darà dopo un esame accurato dei costi in termini di vite umane, di distruzione, di impatto economico in Irak, di violenza collaterale come terrorismo nonché di altre conseguenze geopolitiche che porterà con sé questo conflitto. Finora, Bush e Blair non sono riusciti a far valere le proprie ragioni agli occhi dell’opinione pubblica internazionale, al contrario che nei loro Paesi. Il resto del mondo guarda alla guerra con un sentimento misto di sdegno e allarme. Tale situazione cambierebbe se fossero portate le prove concrete dei quattro ragionamenti addotti da Bush e Blair. Quando le 13 colonie britanniche indipendenti lanciarono la loro guerra di indipendenza in Nordamerica, Thomas Jefferson comprese che «il giusto rispetto delle opinioni dell’umanità» richiedeva una spiegazione per quella guerra. E fu per tale ragione che presentò la sua Dichiarazione di indipendenza. Oggi non è meno necessario dare spiegazioni suffragate da prove inconfutabili. Qualora le argomentazioni addotte per giustificare tale offensiva non fossero dimostrate, le conseguenze sarebbero devastanti. La propaganda, la gioia degli iracheni liberati, l’ammirazione per la precisione delle bombe intelligenti Usa non ci impedirebbero di riconoscere la triste verità che Bush e Blair abbiano violato la pace nel mondo, iniziando una massiccia campagna di uccisioni contrariamente al parere dell’opinione pubblica mondiale. La ricomposizione della spaccatura internazionale potrebbe avvenire esclusivamente con una nuova leadership politica in Usa e Gran Bretagna, nonché con un deciso riconoscimento dell’autorità dell’Onu. Considerati i costi altissimi, auspico che tale conflitto trovi una sua giustificazione, sebbene, in base alle attuali circostanze, io abbia seri dubbi in proposito. Qualora vi fossero prove inconfutabili dell’esistenza di armi di sterminio, del fatto che queste fossero pronte all’uso e rappresentassero una grande minaccia, nonché del fatto che gli ispettori Onu non potevano trovare e smantellare tali armi, allora dovremmo riconoscere le ragioni di Bush e Blair. Anche in questo caso, tuttavia, la guerra sarebbe stata meno opportuna di una politica di contenimento, pur avendo una qualche giustificazione.