“Commenti&Analisi” L’ultimo atto dell’illusione Cgil (A.Amoretti)

06/12/2004
    sabato 4 dicembre 2004
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    SINISTRE. MOLTI ISCRITTI AL SINDACATO POI VOTANO CENTRODESTRA.

    di Aldo Amoretti

      L’ultimo atto dell’illusione Cgil
      la cinghia di trasmissione a rovescio
      Da Cofferati a Epifani è cambiato molto nei rapporti coi ds, e il congresso lo mostra

        Davvero cambiato e di parecchio lo scenario della Cgil nei riguardi del congresso Ds, nel paragone con il precedente congresso di Pesaro. Nel Congresso precedente l’apparato Cgil, capeggiato dall’allora segretario generale, si fece promotore diretto del Correntone e scese in campo come una valanga con l’eccezione di quattro rompicoglioni del direttivo che ruppero l’incantesimo dell’unanimità (salvando così la faccia dell’organizzazione). Stavolta le cose sono mosse e i quadri hanno più libertà di movimento, anche perché molti hanno imparato a prendersela.

        L’esperienza obbliga a prendere atto che non c’è alcun automatismo tra le posizioni che si assumono nel sindacato e quelle che si adottano nel partito, o nei partiti. Altrimenti come spiegare i tanti iscritti Cgil che votano centro-destra e perfino Lega pur partecipando alle lotte promosse dalla casa sindacale? Ma perché l’85% di dipendenti pubblici che hanno votato Cgil, Cisl e Uil per la Rsu e hanno partecipato agli scioperi per il contratto si pensa che votino tutti centrosinistra?

        Non si tratta di schizofrenia. Molte persone assegnano ai sindacati e ai partiti mestieri e missioni differenti. Questo è un fatto diventato via via strutturale, anche se non è nuovo. Si era già vista in passato una Cgil forte in zone bianche dove la gran parte dei lavoratori votavano Dc. La contraddizione sta in quella parte del gruppo dirigente Cgil che ha pensato di ricostruire la cinghia di trasmissione, ma a rovescio, e perfino ha vagheggiato di promuovere un partito, dal momento che non gli è riuscito di conquistare la direzione di quello esistente, i Ds.
        L’ultimo atto di questa illusione è stato la lettera dei dodici della Segreteria Cgil a Prodi e al centro-sinistra con l’approccio innocente di chi proclama di dare un contributo al programma. Oppure il ripetere la litania secondo la quale prima si deve fare il programma (magari dal basso) e poi il resto. Ma perché, dai sindacati e dalla Cgil viene forse un esempio in tale senso?

        Tuttavia, mentre i dodici della Segreteria si rivolgono al centro-sinistra, Epifani spiega al Direttivo Cgil del 3 novembre che tutte le parti firmatarie del documento sul mezzogiorno del giorno prima dovranno congiuntamente rivolgersi a tutti i partiti e ai candidati che si presenteranno alle prossime elezioni regionali, per chiedere di pronunciarsi nei loro programmi elettorali. E alla vigilia dello sciopero generale è insieme alla Confindustria che ci si rivolge al governo sul medesimo tema.

        E’ allora evidente che la confusione è tanta. Diradato il nebbione di adesso bisognerà ridefinire la relazione tra sindacati e partiti nel sistema bipolare maggioritario, ridefinire la nozione di autonomia alla luce dei mestieri diversi che si fanno e rinunciando alle illusioni di quel fondamentalismo – anche sindacale – che ha la pretesa di abolire le contraddizioni che, invece, sono soltanto da amministrare abilmente riconoscendo valore a un regime di normalità delle diversità.

        E’ davvero singolare il buonismo che si è mosso in questa fase. Chi voleva fare la forca a Fassino e poi, dopo Pesaro, ha fatto ogni cosa per impedirgli il governo del partito, adesso o non voleva fare il Congresso (Epifani proponeva il rinvio), oppure non voleva mozioni, ma un congresso a tesi tipo «volemose bene». Le mie reminescenze comuniste mi portano a preferire il congresso a tesi, anche se ne ricordo uno conclusosi non pacificamente, ma con lo sterminio dei miglioristi. Ma un congresso a tesi è possibile se c’è accordo sulle questioni centrali e le diversità riguardano faccende pur importanti, ma non decisive.

        Stavolta si tratta di decidere sulla Federazione dell’Ulivo. La mia opinione è che, pur con tutte le contraddizioni, questa soluzione è la sola che ci permette di mandare via Berlusconi e governare questo paese, mentre le altre soluzioni ci stabilizzano alla opposizione per molti anni. Si può dire che questo sia un tema marginale?

        Dalla Cgil è partita l’iniziativa dei 22, poi diventati 26. Poi una parte dei dirigenti si è messa con Fassino; una parte si è collocata con Mussi, qualcuno con Salvi e qualcuno altro si è rifugiato con gli ecologisti. C’è un buontempone che ha firmato due mozioni. Le posizioni di Cofferati ed Epifani sembrano uguali, ma non lo sono. Mentre il primo recita la parte arrogante del «ci vuole ben altro»; Epifani più semplicemente sta alla finestra.

        A proposito di Epifani, c’è chi gli fa un pessimo servizio tentando di accreditare che le dislocazioni dei quadri Cgil un po’ qua e un po’ là sarebbero manovre sue. In particolare nel raccogliere adesioni alla mozione Mussi si sarebbe usato l’argomento «lo vuole Epifani…». E’ una forma di degenerazione che suona come un campanello di allarme sullo stato di salute della Cgil. Epifani è persona onesta e leale. Come potrebbe spingere per scelte che lui non fa? Riconosciamo una volta tanto che in questa fase di grande incertezza il Segretario generale della Cgil possa non condividere nessuna mozione o semplicemente essere incerto e non sceglierne una. E rispettiamo questa scelta senza farla risalire a furbizie che sono fuori dal costume di una grande organizzazione. Comunque il congresso si farà. Sarà interessante analizzare il dislocamento dei quadri Cgil, Cisl e Uil. A consuntivo se ne potrà ricavare qualche ulteriore considerazione anche in vista di una futura sistematizzazione del rapporto tra i sindacati e il mondo della politica.