“Commenti&Analisi” Lotte italiane, speranze europee (G.Epifani)

03/05/2004


 Editoriali
 
     



Da l’Unità del 01.05.2004
 

Lotte italiane, speranze europee

di Guglielmo Epifani

I l 1°maggio di quest’anno è stato dedicato da Cgil, Cisl e Uil, temi dell’Europa allargata che proprio a partire da questo giorno diventa una realtà. Pace, diritti, lavoro nell’Europa che cambia e che si allarga. La stessa decisione di celebrare la festa nazionale del 1° maggio a Gorizia, città simbolo della divisione storica che ha attraversato l’Europa, rappresenta la scelta coerente con questa impostazione di fondo.

Per la prima volta a un primo maggio italiano parteciperanno rappresentanti di sindacati e di organizzazioni di altri paesi: i sindacati della vicina e amica Slovenia che parleranno dei problemi dei lavoratori di quel paese, in relazione al tema dell’allargamento.Questa scelta italiana rappresenta anche la manifestazione in Europa più significativa e non a caso vedrà la presenza del segretario generale della Confederazione Europea dei Sindacati. Si conferma ancora una volta l’attenzione e la forza che i sindacati italiani mettono nella richiesta di una corretta costruzione del processo istituzionale e costituzionale europeo.

Quel processo che ci aveva portato a batterci per l’occupazione e lo sviluppo, a riempire le strade di Nizza per chiedere l’approvazione della Carta dei Diritti, e che ci ha portato a batterci in tutte le sedi perché sia pienamente data all’Europa, con il trattato Costituzionale, quella base di valori e di diritti comuni che solo possono definire una identità di una Unione Europea fondata sui paesi e sui cittadini. L’Europa non può restare troppo a lungo in mezzo al guado, non può continuare ad essere definita solo per negazioni, il processo costituzionale deve essere rapidamente portato in porto, deve
avere alla sua base quei valori e quei diritti che la Carta di Nizza manteneva e deve avere una sua coerenza fra gli obiettivi, i valori e gli strumenti che la Carta contiene. Insieme, tanto più in queste giornate, è assolutamente giusto pretendere che la Carta europea contenga una affermazione netta,come quella che abbiamo ad esempio nella nostra Costituzione,sul fatto che la nuova Europa
ripudia la guerra e si adopererà in tutte le sedi per promuovere solo metodi di risoluzione pacifica alle controversie internazionali.

In Italia questo 1° maggio è stato preceduto ed è accompagnato da gravissime e irrisolte vertenze. Quella difficile, dura di Melfi, che segna come è stato detto la fine di un modello paternalistico
unilaterale di relazioni sindacali nella fabbrica simbolo della nuova Fiat. E la vicenda di Alitalia dove per responsabilità dell’azienda, errori storici e latitanza del governo si corre il rischio di far
fallire quella che – solo fino a qualche anno fa – era la settima compagnia di trasporto aereo al mondo. In tutti e due i casi, a Melfi la dignità che si richiede ai lavoratori, il riconoscimento della loro richiesta di miglioramenti normativi e salariali, e dall’altra parte la difesa del proprio lavoro, la
prospettiva dell’occupazione e la salvaguardia di una grande patrimonio professionale e internazionale del nostro paese. Pesano, come è evidente in questo, il declino industriale e produttivo del paese, responsabilità che giorno dopo giorno diventano più grandi del governo.

Un governo che da mesi non incontra più il sindacato, che non risponde alle piattaforme e agli inviti che il sindacato gli pone, che non è in condizione di avere un disegno – anche minimo – di fuoriuscita dalla crisi produttiva e dalle difficoltà del sistema industriale del paese. Un governo che
non ha una corretta politica dei redditi, che non mantiene le sue promesse, che non riduce l’inflazione e che accentua il conflitto interistituzionale con le proprie proposte di riforma costituzionale.

In questo quadro per molti versi così difficile e anche fosco, credo possa rappresentare un punto di speranza per molti questa ritrovata compattezza e volontà di lotta delmovimento sindacale
italiano. L’unità sindacale quando avviene sulla base di un programma condiviso, anche quando molte cose ancora restano invece da risolvere, rappresenta comunque – tanto più nelle condizioni di oggi – un grande valore e anche una grande possibilità. La possibilità di continuare a rappresentare permilioni di lavoratori e pensionati uno degli strumenti, forse permolti il più importante, attraverso
il quale contenere le contraddizioni, respingere le politiche sbagliate e tenere aperta una definizione di obiettivi, programmi e valori che debbono improntare di sé una svolta nella politica sociale, economica e istituzionale del paese.

Infine, questo 1° maggio non può non parlare anche della guerra e della pace, dei morti e dei vivi, di quello che si sta consumando in Iraq e della tragedia senza fine fra israeliani e palestinesi. Dire no alla guerra preventiva, ripristinare un ruolo della legalità internazionale, affidare alle armi della diplomazia e della mediazione il metodo, la via maestra per risolvere i conflitti quando questi si determinano, resta per noi la bussola fondamentale. Le grandi manifestazioni di oggi vedranno per questo tante bandiere del colore dell’arcobaleno, quelle che ci hanno accompagnato in tanti mesi,
quelle che stanno ancora qui, solo un po’ più coperte di polvere, agli angoli di tante strade, di tanti balconi d’Italia e che mantengono intatte – per oggi e per domani – il loro carico di speranza, di impegno e di cambiamento.