“Commenti&Analisi” L’odio verso i lavoratori (A.Genovesi)

09/04/2004


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venerdì 9 aprile 2004
L’odio verso i lavoratori
di Alessandro Genovesi

Con l’emanazione della circolare n. 9 del 2004, interpretativa del decreto 276 (legge30/03) prende vita il nuovo part-time nell’era Berlusconi. Stiamo di fronte ad un vero e proprio museo degli orrori, dove le idee di fondo che pervadono il provvedimento sono chiare. Si propone una concezione distorta di libertà, per cui il disoccupato e il futuro datore, chi esercita il potere disciplinare e chi vi si deve adeguare sono soggetti dotati di uguale potere e libertà, liberi appunto di accordarsi sui diritti e le tutele. Da qui la negazione del contratto collettivo nazionale come centro regolatore, l’individualizzazione del contratto di lavoro, la totale subalternità del lavoratore alle esigenze organizzative e produttive dell’impresa.
Prima di tutto il legislatore stabilisce un’equiparazione, nel definire le modalità e le condizioni per il part time, tra contratti collettivi nazionali, contratti territoriali e contratti aziendali (anche firmati solo da alcune organizzazioni sindacali, indipendentemente dalla rappresentatività) senza più, in caso di contratto aziendale, l’assistenza dei sindacati che hanno sottoscritto il Ccnl (facendo saltare quell’equilibrio fondamentale contro fenomeni di anarchia contrattuale o di neocorporativismo e portando ad una regolamentazione differenziata dell’istituto contrattuale da azienda ad azienda, da area ad area). Il lavoratore e datore potranno inoltre “liberamente” derogare oltre le larghe maglie della contrattazione collettiva, attraverso clausole flessibili, elastiche e per il supplementare.
Infatti, in caso di lavoro supplementare (cioè di ore richieste in più, rispetto a quelle previste inizialmente ed inferiori all’orario settimanale
normale), la nuova norma prevede che i diversi livelli contrattali potranno indicare le causali (per quali motivi) e il numero massimo di ore che il datore potrà richiedere. Nel caso di part-time verticale (ovvero prestazioni svolte solo in alcuni giorni della settimana, del mese o dell’anno) se la contrattazione non fisserà il tetto massimo,
si potrà ricorrere al supplementare fino all’orario massimo (che il nuovo dlgs. 66/03 fissa in 40 ore settimanali e che i Ccnl possono
abbassare) del tipo 13 ore al giorno per tre giorni (e badate lo straordinario “scatta” solo dopo il supermento di questa ultima soglia).
Se per caso il Ccnl applicato dal datore di lavoro non dovesse poi prevedere norme specifiche che regolino le causali per il part-time l’azienda potrà addirittura riferirsi ad un altro Ccnl (del tipo che se il contratto dei poligrafici non prevedesse nulla, una azienda del settore potrebbe applicare la parte relativa all’istituto contemplata nel contratto del trasporto locale!). Il motivo è presto detto: rispetto alla passata normativa, nel caso esistano causali contrattuali, l’eventuale
rifiuto del singolo lavoratore potrà essere sanzionato da un punto di vista disciplinare (e dopo la reiterazione delle sanzioni – ma questo il legislatore sembra dimenticarlo – scatta il giustificato motivo di licenziamento). Non solo: spariscono due norme importanti previste dalla passata legge. In caso di superamento dei tetti massimi previsti per il lavoro supplementare, ove i Ccnl non prevedessero conseguenze specifiche, è abrogato l’obbligo ad una maggiorazione dei compensi del + 50% (si parla ora di una congrua maggiorazione non per forza economica, tipo i riposi compensativi); non è più rimessa ai contratti collettivi inoltre la possibilità di consolidare
l’orario (cioè se si aveva un part-time di 16 ore, ma si facevano spesso 4 ore di supplementare, il contratto si “consolidava” in un
part-time a 20 ore).
Per quanto riguarda le cosiddette clausole flessibili o elastiche (cioè le clausole contrattuali per cui un datore può richiedere di variare la collocazione temporale della prestazione, spostando di “turno” o i giorni della settimana all’inizio pattuiti) la circolare precisa che non è più materia esclusiva della contrattazione collettiva, ma è materia disponibile anche dei singoli contratti individuali. Clausole che potranno essere aggiunte al contratto di lavoro individuale anche al momento stesso dell’assunzione (la circolare dice anche con l’assistenza del delegato sindacale, ma noi immaginiamo quale potere abbia il disoccupato di pretendere tale diritto ancor prima di entrare in azienda). Anche in questo caso si parla genericamente di maggiorazioni salariali.
È abrogato poi il diritto al ripensamento (cioè il diritto, dopo 6 mesi dallo “spostamento” della prestazione, di tornare alla collocazione temporale inizialmente pattuita) con l’effetto che se non si sarà in grado di “reggere” i nuovi orari l’unica via sarà quella di licenziarsi. Saranno poi possibili clausole elastiche con aumento di orario (si sposta la collocazione e si aumentano le ore giornaliere) senza però forme di consolidamento (del tipo “ti assumo con un part-time da 8 ore settimanali e poi attraverso clausole concordate a livello individuale ti faccio fare 20 ore”, altro che conciliazione tra tempi di vita e di lavoro). Per dimostrare la reale filosofia punitiva verso un part-time, inteso come contratto per conciliare i tempi di vita e lavoro, segnalo due ulteriori chicche culturali: (a) che non è più prevista l’assistenza del delegato nei casi di richiesta di passaggio da full time a part time (e nemmeno la presenza del lavoratore all’atto di convalida presso la Dpl) e soprattutto (b) che non vi è più l’obbligo per il datore di lavoro di motivare l’eventuale rifiuto rispetto alla richiesta di trasformazione da full time a part-time.
Dulcis in fundo il legislatore dimostra tutto il proprio odio nei confronti dei lavoratori: abroga il diritto di precedenza (stabilito prima per legge) del lavoratore part-time in caso di nuove assunzioni dell’impresa di lavoratori full time; i part-time vengono ora computati proporzionalmente (e non come unità) per la definizione del monte ore dei diritti sindacali (Titolo III della legge 300/70); la circolare (cioè un atto amministrativo) dà esplicitamente per decadute tutte le
clausole dei contratti collettivi in essere, vigenti all’entrata in vigore del 276/03. Cioè la pubblica amministrazione, stabilendo un precedente gravissimo e probabilmente incostituzionale (tutte le passate leggi facevano salve le norme contrattuali in essere, per un periodo transitorio, generalmente fino a scadenza dei contratti) abroga
una norma figlia delle libera volontà e dell’autonomia delle parti sociali.
Insomma il contratto di lavoro part-time pensato come un giusto equilibrio tra esigenze dell’azienda e diritti del lavoratore – proprio per il suo fine specifico di garantire una reale conciliazione tra tempo libero e occupazione (e quindi permettere a molte donne, giovani, anziani di reinserirsi o mantenersi a lavoro) – viene stravolto nelle caratteristiche di fondo e nella sua stessa essenza. Se l’impegno dei lavoratori e dei sindacati sarà quindi quello di ripristinare, attraverso
la contrattazione collettiva e l’azione di contrasto, i diritti che le nuove norme azzerano, non è però più eludibile un chiaro pronunciamento del centrosinistra perché gli effetti più nefasti della legge 30 siano oggetto di un’immediata abrogazione nel caso di vittoria elettorale.