“Commenti&Analisi” L´Italia cresce con gli immigrati (M.Livi Bacci)

29/10/2003

 

mercoledì 29 ottobre 2003
Pagina 17 – Commenti
Immigrati in Italia
          Tra vent´anni il rinnovo della società dipenderà, in buona misura, da loro
          Rapporti di Caritas e Istat: la popolazione è in aumento grazie agli stranieri
          L´Italia cresce con gli immigrati

          MASSIMO LIVI BACCI

          L´ITALIA non può più pretendere d´esser "sorpresa" dall´immigrazione, fenomeno "nuovo e inatteso" per una "società tradizionalmente d´emigrati". Con l´immigrazione conviviamo, oramai, da oltre trent´anni; già dai primi Anni 80 era evidente che il fenomeno era irreversibile e in accelerazione; l´esempio d´altre nazioni ricche era lì a segnalare la direzione di marcia. Oggi con uno stock di due milioni e mezzo di stranieri – e forse più – stiamo nella media europea.
          Se si pensa poi che negli ultimi dieci anni lo stock s´è accresciuto di circa 150mila unità all´anno, allora possiamo dire che siamo il grande paese europeo con la maggior forza di attrazione. E non basta: paese maggiormente esposto, per geografia, alle pressioni migratorie e, contemporaneamente, paese con la maggior depressione demografica tra quelli ricchi, questa forza di attrazione è destinata a rafforzarsi. È facile profezia dire che, tra vent´anni, lo stock d´immigrati e dei loro figli si sarà moltiplicato per due o per tre e che il rinnovo della società dipenderà, in buona misura, da loro.
          Il Rapporto annuale della Caritas – l´istituzione con maggior radicamento nel mondo dei migranti e con le antenne più sensibili – pone in luce le contraddizioni tra normalità del fenomeno e incertezza della politica. Normalità, dimostrata dalla risposta ordinata e massiccia al provvedimento di sanatoria; dal variegato radicamento geografico degli immigrati; da una presenza nel mercato del lavoro non limitata alle qualifiche più basse e che comincia a estendersi all´imprenditoria; da un´opinione pubblica meglio informata e assai meno ostile. Ma questa normalità non è guidata e sospinta da politiche coerenti. C´è molta schizofrenia nella certezza (condivisa da tutte o quasi le teste pensanti) che il paese ha bisogno d´immigrati – senza i quali l´agricoltura, i servizi e molti settori manifatturieri si troverebbero in serie difficoltà – e nel tentativo di farla apparire come fenomeno transitorio, non destinato a radicarsi, e del quale si potrebbe fare a meno. L´immigrato non ha un percorso aperto per arrivare alla cittadinanza. In 9 casi su 10 questa viene acquisita per matrimonio. Altrimenti è una via irta d´ostacoli e soggetta all´ampia discrezionalità delle autorità, iniziata da pochissimi e conclusa in un caso su due. Oppure si prenda la "carta di soggiorno" indeterminato cui avrebbe diritto, secondo la Bossi-Fini, chi è regolarmente soggiornante da 6 anni, e che sarebbe un viatico di normalità e sicurezza per l´immigrato, e che è restata lettera morta. Pur in assenza d´un progetto per l´integrazione giuridica, parte della maggioranza propone d´accordare agl´immigrati il diritto di voto alle amministrative (dopo avere aspramente osteggiata l´idea al tempo della legge Turco-Napolitano). È l´inizio d´un salutare ripensamento o una trovata tattica?

          Nel processo d´integrazione ci giochiamo il futuro. Ma l´integrazione non si fa solo con le buone intenzioni, ma soprattutto con le risorse. S´ottiene con la formazione degli adulti; si fa nella scuola che è l´istituzione vitale per l´integrazione della seconda generazione d´immigrati e alla quale non si possono lesinare risorse. Si fa con alloggi decenti, oggi quasi introvabili in affitto e accessibili solo a pochi in proprietà. La Caritas, tra l´altro, segnala il taglio al fondo di sostegno all´affitto, sceso da 335 milioni d´euro nel 2001 a 209 nel 2003, ed i persistenti ostacoli frapposti all´accesso all´edilizia pubblica. Si fa proteggendo la salute, particolarmente fragile e vulnerabile per gl´immigrati in condizioni disagiate, con lavori rischiosi. Regioni e enti locali – sui quali ricade gran parte dell´onere dell´integrazione – sono costrette a dolorosi tagli. Sarebbe bello avere una politica lungimirante, non schiava del voto e delle maggioranze, sul maggior fenomeno sociale del ventunesimo secolo.