“Commenti&Analisi” L’Italia assente tra i big degli alberghi (P.Sterpos)

16/05/2005
    domenica 15 maggio 2005

      Turismo – pagina 17

      ANALISI

        L’Italia assente tra i big degli alberghi

        di Pietro Sterpos*
        * Direttore di Bluepeter Spa

          L’ Italia del turismo continua ad affondare, bisogna ristrutturare il settore alberghiero. Negli anni è prevalsa anche nel turismo la politica del " piccolo è bello", che sul piano politico è stata accompagnata dal trasferimento alle Regioni delle competenze sul settore. È ormai evidente invece che una strategia vincente del turismo italiano sullo scacchiere mondiale richiede una visione di ampio respiro e una leadership a livello nazionale, sia in termini politici che imprenditoriali.

          L’Italia continua a perdere terreno. Nei giorni scorsi sono stati diffusi i dati sull’andamento del settore alberghiero in Italia nei primi mesi dell’anno. Dopo un 2004 pesante, il trend negativo continua nel 2005.
          I dati Istat mostrano che le presenze negli alberghi per la Pasqua sono crollate: 10,2% rispetto al 2004. Le vacanze sulla neve nel trimestre sono andate altrettanto male. Negli alberghi dell’Aica ( l’associazione delle grandi catene alberghiere) a gennaio 2005 l’occupazione è calata di 1,3 punti percentuali rispetto al gennaio 2004, a febbraio di 1,1 e a marzo di 2 punti.

          Le trimestrali delle compagnie quotate confermano la tendenza negativa: Jolly hotels denuncia un calo dei ricavi in Italia del 6,9%, a fronte di un aumento del 6,7% all’estero. Accor dichiara che l’occupazione nei suoi alberghi italiani è scesa nel primo trimestre 2005 di circa l’ 1%, nonostante tagli di tariffe medie anche oltre il 10 per cento.

          Il sistema alberghiero italiano è debole. Tra le cause principali della continua perdita di velocità dell’Italia vi è la debolezza strutturale del nostro sistema. L’Italia non ha saputo costruire una vera " industria" alberghiera; gli effetti si fanno sentire in termini di fragilità commerciale, di inadeguatezza delle strutture, di prezzi elevati. In Italia le compagnie alberghiere sono quasi tutte " artigianali", con poche eccezioni che al più possono essere definite piccole e medie imprese ( Pmi). I Paesi diretti concorrenti, Francia e Spagna, hanno come noi moltissimi alberghi a conduzione familiare e piccole compagnie locali, ma hanno anche delle imprese alberghiere nazionali di grande dimensione.

          In Francia, la politica dei " campioni nazionali" ha favorito la crescita della più grande compagnia europea, Accor, che gestisce nel mondo oltre 380mila camere, di cui 83.577 nella sola Francia. In Spagna sono cresciute due grandi compagnie: Sol Melià e Nh Hoteles, che hanno rispettivamente 37.826 e 12.398 camere nel loro Paese, oltre a una presenza internazionale molto estesa. La più grande compagnia italiana, Jolly hotels, gestisce in Italia 33 alberghi con 5.244 camere. Starhotels, che con 18 alberghi è al secondo posto per numero di strutture, gestisce in Italia circa 3mila stanze; a confronto, Nh ne ha 3.840 nella sola Madrid. L’Italia è tra le prime " potenze alberghiere" mondiali con circa un milione di stanze, nettamente davanti a Spagna ( 750mila) e Francia ( 600mila), eppure investe in infrastrutture turistiche molto meno dei Paesi concorrenti: secondo le stime del World Travel & Tourism Council, l’Italia investirà nel 2005 il 10% meno della Francia, il 35% meno della Spagna e il 70% meno della Cina.

          L’Italia ha dunque bisogno di un progetto di lungo termine che crei un impianto strutturale competitivo; tale progetto deve coinvolgere i migliori operatori del settore turistico alberghiero e immobiliare, con il sostegno finanziario degli investitori istituzionali e del mercato dei capitali.

          Bisogna favorire il consolidamento di compagnie alberghiere nazionali che diventino competitive in termini di dimensione, di copertura delle località più rilevanti, di qualità delle strutture ricettive, di servizio offerto e di forza commerciale.

          Le compagnie italiane devono saper inventare dei concetti di soggiorno e dei format di alberghi innovativi, devono essere in grado di investire somme ingenti in strutture ricettive efficienti, devono imparare a essere degli interlocutori affidabili e forti per i grandi tour operator stranieri, devono raccogliere direttamente quote significative di clientela nei paesi esteri che genereranno i maggiori flussi turistici nel futuro. Il percorso da compiere è lungo e accidentato, non possiamo permetterci di sbagliare strada.