“Commenti&Analisi” L’irresistibile crescita del deficit (Galapagos)

13/10/2004





   
mercoledì 13 ottobre 2004
FINANZIARIA




 

L’irresistibile crescita del deficit
Nei primi sei mesi dell’anno, secondo l’Istat, il deficit ha sfondato i parametri di Maastricht: è al 3,5% del pil, contro l’1,7% del 2003. Per Siniscalco va tutto bene, ma da Bruxelles il presidente della Bce Trichet minaccia il rialzo dei tassi

GALAPAGOS

Domenico Siniscalco, come al solito, è ottimista: non sono preoccupato – ha detto – dei dati deficit/pil diffusi dall’Istat. «Tutto secondo le aspettative: la situazione è già in miglioramento – ha dichiarato il ministro dell’economia – e pensiamo che sia ampiamente sotto controllo». L’ottimismo di Siniscalco stride, però, con i dati dell’Istituto di statistica che indicano un netto peggioramento dei conti pubblici, ben oltre i limiti imposti dal Trattato di Maastricht. Tanto che, vale la pena ricordarlo, il 9 luglio fu varata una manovra di contenimento delle spese di circa 7,5 miliardi di euro, perché il dato tendenziale del deficit mostrava uno sforamento dei paramentri di Maastricht. Una manovra che, secondo i calcoli del governo, darà una frenatina, pari allo 0,2%, alla crescita del pil. Meno ottimista di Siniscalco, da Bruxelles Jean-Claude Trichet, il presidente della Bce, ieri ha ripetuto che «in molti stati membri deficit fiscali abnormi persistono da anni» e che in assenza di rigore «la stabilità dei prezzi potrà essere mantenuta solo a un costo più alto in termini di tassi di interesse con conseguente decremento per la crescita e l’occupazione».

Analizzando il «Conto economico delle amministrazioni pubbliche» relativo al secondo trimestre 2004 emerge che l’indebitamento netto (il «deficit») in rapporto al pil è pari all’1,0%. Apparentemente un discreto risultato sotto la soglia del 3% fissata a Maastricht. Ma non c’è da fare festa: il dato del secondo trimestre è soggetto a una stagionalità in giugno, tra l’altro, ci sono i versamenti Ici e i saldi e gli acconti Irpef. Che l’andamento del secondo trimestre non sia positivo è confermato dal confronto con i dato del secondo trimestre 2003: lo scorso anno i conti si chiusero in «attivo», cioè con un «accreditamento» pari al 2,6% del pil. Tuttavia, spiega l’Istat, lo scorso anno i dati erano «drogati» dalle entrate per condoni: in complesso 19,300 miliardi.

L’andamento è ancora peggiore confrontando i dati del primo semestre di quest’anno con quelli dello stesso periodo del 2003: l’indebitamento netto nei primi sei mesi del 2004 è pari al 3,5%, contro l’1,7% del primo semestre 2003 il cui saldo risultava però influenzato – positivamente – dalle entrate dei condoni. Altro dato negativo è quello del saldo primario dato dal totale delle entrate meno le spesa totale, al netto però degli interessi. «Complessivamente -scrive l’Istat – nei primi sei mesi del 2004 il saldo primario rispetto al pil risulta positivo e pari all’1,3%, mentre nello stesso periodo dell’anno precedente era pari al 3,9%». E’ migliorato leggermente, invece, il risparmio delle amministrazioni pubbliche, quello che si definisce saldo corrente ed è determinato dal differenza tra le entrate e le uscite correnti, compreso il pagamento degli interessi, ma escludendo le spesi in conto capitale. In pratica gli investimenti. Nel secondo trimestre il «risparmio» è stato pari a 7,572 miliardi di euro (1,368 miliardi lo scorso anno) con una incidenza positiva sul pil del 2,3%. Complessivamente, nei primi sei mesi il saldo corrente risulta, però, negativo dello 0,3%, mentre era all’1,3% nei primi sei mesi del 2003.

Altro dato interessante riguarda le entrate totali: in rapporto al pil nel secondo trimestre sono risultate pari al 46,2%, mentre le uscita totali sono al 47,2% del pil. Percentuale che scende al 42,3% senza contare la spesa per interessi, pari al 4,9% del pil. Nel secondo trimestre dello scorso anno le uscite totali erano pari al 47,6% del pil. Ma la spesa per interessi incideva per il 5,5% del pil, cioè lo 0,6% in più rispetto a quest’anno. Insomma, i conti reggono anche perché la spesa per interessi non cresce. Anzi, come segnala l’asta dei Bot di ieri, i rendimenti tendono diminuire (sotto al 2% per i trimestrali). Però c’è il pericolo che i tassi riprendano a crescere, facendo esplodere ancora di più il deficit. E le affermazioni di Trichet ieri da Bruxelles non sembrano parole al vento.