“Commenti&Analisi” L’intesa tra parti sociali è il carburante decisivo (A.Bombassei)

23/06/2005
    giovedì 23 giugno 2003

    NORME E TRIBUTI – pagina 27

    INTERVENTO

    L’intesa tra parti sociali è il carburante decisivo

      di Alberto Bombassei *
      * Vicepresidente Confindustria Presidente Assofondipensione

        Il ministro del Lavoro Roberto Maroni, nel predisporre la bozza di decreto per l’attuazione della riforma della previdenza complementare, ha confermato che il testo sarà definitivamente approvato entro i primi di ottobre, rispettando quindi il termine di scadenza della delega.

        In questi mesi sindacati e organizzazioni di rappresentanza delle imprese hanno messo a punto un documento comune che individua obiettivi e modalità condivise del processo di riforma. Siamo infatti tutti convinti dell’importanza ma anche dell’urgenza di sviluppare un sistema di previdenza complementare; la priorità è e resta però quella di fare una buona riforma, inquadrandola in un clima di condivisione sociale che ne assicuri un’applicazione convinta e perciò efficace. È infatti evidente che proprio su un tema quale quello della previdenza complementare le scelte delle aziende e dei lavoratori non possano essere limitate al breve termine ma debbano collocarsi in una prospettiva di lungo periodo, in un quadro di certezze e stabilità.

        Proprio alla luce di tali considerazioni, le parti sociali ritengono che la legge istititutiva della previdenza complementare ( Dlgs 124/ 93 e la normativa che ne è conseguita), sia stata una buona legge. In particolare, delineando in maniera chiara e trasparente le regole del gioco, ha infatti saputo contribuire a predisporre quei presidi di garanzia indispensabili per gli operatori. È quindi essenziale che il provvedimento su cui si sta ora lavorando non modifichi l’assetto strutturale a suo tempo adottato.

        Il sistema si basa oggi su una fondamentale distinzione tra previdenza complementare collettiva e previdenza individuale. Tale distinzione va confermata. Non per negare valore e dignità a forme diverse da quelle negoziali collettive— alle quali il lavoratore potrà liberamente rivolgersi, anche attraverso il conferimento del proprio Tfr— ma per rafforzare invece la tutela pubblica e complementare. Poggiando sulle fondamenta già costruite, si può dare alle imprese e ai dipendenti un segnale di continuità e di stabilità essenziale anche per compiere scelte individuali. Se quindi va riaffermato il ruolo della previdenza complementare collettiva, è importante che i fondi pensione negoziali restino prioritariamente incardinati nel sistema di relazioni industriali.

        D’altronde, a promuovere e avviare il sistema di previdenza complementare, nel 1993, sono state espressamente chiamate le parti sociali. Nonostante le note difficoltà, voglio ricordare che in questi anni per quanto riguarda il settore industriale i risultati sono stati certamente positivi. Alla fine del 2004 risultavano costituiti per l’industria 25 fondi, con circa 880mila iscritti. Mi piace anche ricordare che alla fine del 2003 i fondi pensione negoziali sorti nei principali comparti produttivi, unitamente alle confederazioni delle imprese e ai sindacati, si sono riuniti in una associazione, Assofondipensione, nata proprio per dare voce unitaria a tutti soggetti che, operando nel quadro delle relazioni industriali, si sono attivati e tuttora perseguono con convinzione l’obiettivo dello sviluppo della previdenza integrativa. Naturalmente, il sistema di relazioni industriali costituisce un forte collettore delle adesioni: in settori con una consolidata tradizione di relazioni industriali, i tassi di adesione sono stati più elevati che altrove. Anche questo è un dato da non sottovalutare. L’apertura a una maggiore " concorrenzialità" tra le forme complementari resta comunque una prospettiva inevitabile.

        La distanza che ancora corre tra le diverse tipologie è però significativa. Al contrario, vincolare tutti gli operatori a regole comuni in materia di informativa, trasparenza, governance è necessario a tutela della libertà di scelta del lavoratore, in sede di adesione o di successivo trasferimento da una forma all’altra. In questa direzione vanno ancora compiuti passi importanti.

        Altro tassello fondamentale della riforma è costituito dall’utilizzo del Tfr. Per garantire l’afflusso ai fondi di versamenti più adeguati, il Tfr rappresenta uno strumento prezioso. Si deve però prestare molta attenzione agli effetti che ne potrebbero derivare sul sistema produttivo. Non è pensabile che le imprese possano rinunciare a un ammontare così ingente di risorse ( circa 13 miliardi annui), quale è il Tfr maturando, senza alcuna ricaduta. Al fine di evitare ulteriori problemi a un sistema produttivo che sta vivendo momenti non facili, bisogna prestare molta attenzione alle modalità con cui si interviene su una posta che, da sempre, costituisce una importante forma di autofinanziamento per le imprese.

        Da questo punto di vista, la definizione delle compensazioni — alle quali non a caso la legge di delega subordina l’utilizzo del Tfr — è il vero punto di avvio della riforma. È questo cioè l’elemento indispensabile perché la previdenza complementare non si trasformi in un boomerang per il nostro Paese, già molto affaticato sulla strada del recupero di competitività e della ripresa economica. Per questo ci aspettiamo che il Governo chiarisca quanto prima quali forme di compensazione saranno assicurate ai datori di lavoro. Dovrà trattarsi di compensazioni non solo adeguate nella misura ma anche coerenti, negli strumenti, con la finalità di consentire a tutte le imprese, indipendentemente dalle loro dimensioni o dalle condizioni finanziarie o reddituali, di impiegare il Tfr per finanziare i piani integrativi dei propri dipendenti e ripristinare quindi la liquidità aziendale in condizioni di neutralità economica.

          Molto opportunamente la stessa legge delega ha stabilito in quali forme devono sostanziarsi le compensazioni: facilità di accesso al credito, in particolare per le Pmi; eliminazione del contributo al fondo di garanzia per il Tfr; riduzione del costo del lavoro.