“Commenti&Analisi” L’Europa siamo noi (J.Monks)

02/10/2003



        4 ottobre


        02.10.2003
        L’Europa siamo noi
        John Monks *

        Segretario generale della Ces
        (Confederazione europea dei sindacati)

        Il 4 ottobre decine di migliaia di lavoratori di tutta Europa si ritroveranno a Roma per una manifestazione indetta dalla Confederazione europea dei sindacati (Ces). Si tratta di
        una data chiave, poiché segna l’avvio della Conferenza Intergovernativa per una nuova Costituzione europea.
        I nostri obiettivi sono chiari e semplici. Il messaggio che intendiamo inviare ai leader politici europei è che qualunque indebolimento della dimensione sociale dell’Europa sarà a proprio rischio e a scapito dell’Europa stessa. Lo sviluppo dell’Europa nel dopoguerra
        si è basato sul progresso sociale compiuto di pari passo con lo sviluppo economico. Lo sviluppo economico ed il ritorno alla piena occupazione sono certamente fattori essenziali, ma è inaccettabile che questi obiettivi vengano perseguiti intaccando livelli minimi di protezione a scapito dello stato sociale e riducendo drasticamente
        i diritti dei lavoratori.
        Itagli attuali, peraltro imposti unilateralmente, alla spesa pensionistica e in generale alla spesa pubblica costituiscono una ricetta per il conflitto, non per la cooperazione. Respingiamo con forza la tesi dei conservatori americani secondo la quale la creazione di posti di lavoro è possibile solo se si considerano i lavoratori alla stregua di una merce vulnerabile e a basso prezzo.
        La relazione della Convenzione presieduta da Giscard d’Estaing rappresenta un passo nella nostra direzione. Il dialogo sociale e la piena occupazione costituiscono i principi di base essenziali per la nuova Europa. Pur apprezzando un tale impegno, siamo ben consapevoli del fatto che alcuni Governi sono già pronti a metterli
        da parte a favore di altri principi come concorrenza, privatizzazione, libero mercato ed imprenditorialità. Contemporaneamente nella Convenzione questi stessi Governi hanno bloccato un allargamento
        del voto a maggioranza qualificata su alcune questioni sociali.
        Non giudichiamo certamente con favore il fatto che la Cig non sia in grado di ampliare i diritti sociali, ma richiediamo e ci aspettiamo che essa sia quantomeno in grado di non intaccare le raccomandazioni
        espresse nella Convenzione.
        Richiediamo inoltre un intervento urgente in materia di crescita e di disoccupazione, che ha raggiunto la soglia del 9% nell’Unione Europea. Tre Stati sono in violazione del Patto di stabilità e di crescita (PSC) e altri paesi hanno difficoltà a rispettarne i termini.
        Vi sono paesi i cui i tassi di inflazione eccedono – e in alcuni casi in
        misura considerevole – l’obiettivo del 2% fissato dalla Bce. L’introduzione di misure conformi al Psc da parte di quei paesi che
        attualmente non ne rispettano i termini non farebbe che peggiorare il quadro di recessione. Un intervento da parte dei paesi con un tasso di inflazione superiore al 2% che avesse l’obiettivo di rientrare nel target stabilito dalla Bce rallenterebbe ulteriormente la crescita.
        Come intervenire per risolvere questi dilemmi? Innanzitutto la Commissione deve evitare di penalizzare per una mancata conformità momentanea con il Psc i paesi a basso tasso di inflazione e con un passato positivo in materia di indebitamento.
        Inoltre l’Ue deve riesaminare il Patto tenendo conto delle proposte di modifica della Ces, in particolare prevedendo la possibilità che il deficit pubblico venga giudicato nell’arco dell’intero ciclo economico
        e tenendo conto delle previsioni di indebitamento per investimenti.
        La Ces esprime il proprio totale sostegno a favore dei progetti della Commissione Europea per un programma coordinato di investimenti non in violazione del Psc. Richiediamo a gran voce un tale programma da molto tempo e la risposta della Commissione risulta quindi particolarmente apprezzata.
        La Ces ha ribadito tutti i punti sopra indicati nel corso dell’incontro con il Presidente del Consiglio italiano tenutosi il 18 settembre.
        Gli slogan e le frasi che migliaia di manifestanti pronunceranno per le strade di Roma il 4 ottobre ribadiranno questa posizione.
        I lavoratori non possono accettare che l’avventura europea si risolva in una costruzione con uno scarso sostegno per i diritti dei lavoratori e per la contrattazione collettiva, debole nell’appoggiare lo Stato sociale e che trascuri i servizi pubblici. La debolezza di queste dimensioni non potrà che comportare un crollo del sostegno popolare nei confronti del progetto europeo.
        Non costruiremo mai un’Europa più forte basandoci su un pilastro sociale sempre più debole, né possiamo affidare la costruzione dell’Europa solamente alle élite politiche. La costruzione dell’Europa deve attrarre l’entusiasmo popolare radicandosi saldamente in una politica per i cittadini. A tale scopo una dimensione sociale attiva riveste un ruolo centrale e non può essere considerata come mero elemento accessorio.