“Commenti&Analisi” L’errore di aver permesso fondi pensione lillipuziani

29/05/2003

ItaliaOggi (Imposte e Tasse)
Numero
126, pag. 26 del 29/5/2003
Giuseppe Pennisi


Carenze nella vigilanza della Covip.
L’errore di aver permesso fondi pensione lillipuziani

All’indomani delle elezioni amministrative e alla vigilia di un complicato confronto del governo con le parti sociali, il presidente della Commissione di vigilanza dei fondi pensione (Covip), Lucio Francario, è intervenuto nel dibattito sulla legge delega sulla previdenza in discussione in parlamento e ha ricevuto un pronto rimbrotto dal ministro del lavoro e delle politiche sociali, Roberto Maroni.

Non è compito del vostro chroniqueur entrare negli aspetti di garbo o di bon ton della vicenda. Prima di entrare nella sostanza occorre però fare una precisazione di metodo. Pur se aspira a diventare un’Autorità indipendente (sarebbe il primo caso al mondo, ma, dicono in via in Arcione, dove la commissione ha gli uffici, qualcuno deve pur cominciare), per il momento la Covip è un comitato tecnico vigilato dal ministro del lavoro e delle politiche sociali, titolare della responsabilità politica in materia previdenziale. In qualsiasi altro paese occidentale una presa di posizione contro la politica del governo sarebbe stata preceduta da una rinuncia al mandato. Oppure avrebbe comportato l’immediato dimissionamento. Per ora, il mandato non è stato né rimesso né ritirato. Segno che non siamo ancora un paese normale, se con questo aggettivo si intende in linea con ciò che è la norma o la prassi negli altri paesi occidentali.

Veniamo ora alla sostanza, quale riportata dalle agenzie di stampa. Il presidente della Covip ha espresso forti riserve su un aspetto considerato dal governo essenziale nel disegno di legge (ddl) delega: l’obbligatorietà della destinazione dei flussi futuri di trattamento di fine rapporto (tfr) alla previdenza complementare, ossia ai fondi pensione. Non è un aspetto del ddl introdotto adesso. Fa parte dell’atto di indirizzo del governo sin da quando, oltre 18 mesi fa, il ddl è stato approvato dal consiglio dei ministri e ha iniziato il lungo iter parlamentare. È anche diventato non da ieri uno dei punti centrali del confronto tra governo e parti sociali. La tesi di chi ritiene l’obbligatorietà della destinazione del tfr ai fondi pensione è che senza tale flusso di liquidità la previdenza complementare italiana non salperà mai. La tesi contrapposta vede in questo vincolo di destinazione la perdita di una fonte di finanziamento a basso costo per le imprese e di liquidità per i lavoratori (al momento del cambiamento di impiego o di pensionamento).

Se le sue parole non sono state fraintese, il presidente della Covip ha espresso altre critiche (non si sa se personali o da parte di quel che resta della commissione): i fondi sarebbero troppo fragili per assicurare rendimenti adeguati a un rischio contenuto.

Senza dubbio, di questi tempi, se le previdenze sociali a ripartizione non ridono (a ragione principalmente dell’evoluzione demografica), quelle a capitalizzazioni nemmeno: i maggiori fondi pensioni aziendali di Usa, Canada, Gran Bretagna e Olanda sono in seri guai, in gran misura a ragione dell’esplosione della bolla delle borse degli ultimi tre anni.

Il National bureau of economic research Usa ha pubblicato uno studio Retirement and the stock market bubble, ´Le pensioni e la bolla delle borse’ di Alain L. Gustman e Thomas Steinmeier da fare accapponare la pelle. I conti del fondo di garanzia dei fondi pensioni a prestazioni definite Usa (circa 32.500) è passato da un saldo attivo di 7,7 miliardi di dollari 16 mesi fa a uno negativo di 5,5 miliardi dollari adesso; si parla o di forti aumenti dei contributi o di un intervento straordinario di supporto pubblico per evitare il crack di molti regimi.

Veniamo alla Gran Bretagna. Secondo Morgan Stanley, il deficit previdenziale aggregato della spa che costituiscono l’indice di borsa Ftse 100 è aumentato da 200 milioni di sterline a fine 2001 a 65 miliardi di sterline a fine 2002. L’Autorità di vigilanza dei servizi finanziari ha modificato le regole contabili per rendere più trasparenti gli effetti sui conti delle imprese. Il disavanzo previdenziale della Bristish telecom è passato da 1,3 miliardi di sterline nel marzo 2002 a 6,5 miliardi 12 mesi dopo. Analoga la situazione dei fondi pensione olandesi.

È scattata una vera e propria trappola: la caduta delle borse degli ultimi tre anni (l’indice mondiale di Morgan Stanley ha subito una contrazione del 42%) ha inciso pesantemente sui fondi pensione e il cui management ha puntato su guadagni rapidi (e corso, quindi, rischi); a sua volta, l’onere dei disavanzi previdenziali sui conti aziendali frena una possibile ripresa delle borse in quanto colpisce, e di brutto, gli utili.

Non esiste una bacchetta magica: sistemi previdenziali misti (in parte a ripartizione, in parte a capitalizzazione) possono attutire il rischio, ma non eliminarlo. Se i fondi vanno verso portafogli che privilegino l’obbligazionario, si ritirano evidentemente dall’azionario, incidendo negativamente sulle borse e innescando, dunque, un vero e proprio circolo vizioso.

Tutto ciò è noto da tempo; esiste una vasta letteratura internazionale in proposito e di recente il settimanale The Economist ha dedicato all’argomento un servizio speciale. È meno noto che in Italia la situazione è aggravata, alla grande, dal proliferare di fondi pensione lillipuziani, esposti alle intemperie molto più degli altri.

Che cosa ha fatto la Covip per vigilare a che ciò non avvenisse incoraggiando fondi di ampia e forte consistenza, e quindi più diversificati e più robusti degli attuali? Sarebbe stato opportuno lanciare l’allarme molto tempo fa e prendere le misure appropriate o quanto meno proporle. ´Il silenzio è d’oro’, diceva un bel film di René Clair, solamente però se lo si mantiene in tutte le stagioni. E se i fatti e le azioni sono eloquenti.

Giuseppe Pennisi