“Commenti&Analisi” L’equilibrismo della Cgil

05/12/2003



    Venerdí 05 Dicembre 2003

    COMMENTI E INCHIESTE
    L’equilibrismo della Cgil


    Guglielmo Epifani ha provato a riportare la Cgil su una linea più ragionevole. Ci sono stati la presa di posizione sulla competitività dell’Italia con Cisl, Uil, Confindustria e altri, e il riavvicinamento a Savino Pezzotta, segretario Cisl. Anche le reazioni della Cgil alle proposte del Governo sulle pensioni sono state in parte contenute: sciopero generale sì, ma di quattro ore. Scelta giustificata dalla ben prevedibile bassa partecipazione dei lavoratori, ma anche dall’attenzione ai toni. Anche le prime reazioni al blocco selvaggio dei tram milanesi sono state ispirate alla saggezza della Cgil pre furori cofferatiani: «Le regole vanno rispettate», ha detto Epifani. È bastato, però, che Gian Paolo Patta, della sua segreteria, esprimesse solidarietà alla lotta dei tranvieri milanesi, perché Epifani dicesse che in Italia il problema è «allargare il diritto allo sciopero perché oggi è assai compresso». Pezzotta, poi, chiede una proposta non demagogica sulla previdenza ed Epifani si trincera su posizioni politicamente pregiudiziali: «Non dialogheremo con questo Governo». Una linea che il segretario cislino, pur imbufalito per le insipienze governative, non può accettare. Epifani lo sa, ma la Cgil non può assumere una linea riformista, pur nelle corde di un sindacalista ex socialista come l’attuale segretario, senza fare una battaglia contro le derive massimaliste di questi anni, di Patta, Fiom e così via. Ma se i massimalisti sono parte fondante del potere di Epifani, la cosa diventa impossibile. Si tratta così di barcamenarsi tra atti illuminati e una linea di fondo estremistica. Nel suo cuore Epifani spera di cavarsela con qualche tensione da recuperare magari con i governi di centro-sinistra. Ma, al di là dei guasti che questa linea provoca all’Italia, le relazioni sindacali non stanno ad aspettare i tempi di un segretario timido.
    Non solo la Cisl medita di tornare alla sua impostazione riformista anche sulle pensioni, lasciando la Cgil ai suoi mal di pancia. Ma anche il ribellismo esasperato ora della Fiom emiliana ora dei tranvieri milanesi non fa che logorare definitivamente la contrattazione nazionale e centralistica.