“Commenti&Analisi” Le sirene dell’Udc si sentono anche in casa Cisl (B.Ugolini)

21/06/2004

    19 Giugno 2004

    l’analisi

      Le sirene dell’Udc si sentono anche in casa Cisl

      Bruno Ugolini

        Nuove nubi nell’orizzonte sindacale. Torna ad emergere l’ipotesi di un accordo separato. Questa volta non tra i metalmeccanici dove, anzi, sembra sia stata aperta una pagina nuova, dopo le dilanianti discussioni del passato. Ora alla ribalta sono i lavoratori del commercio. Qui i sindacati di categoria della Cisl e della Uil minacciano di fare per conto loro. Che cosa c’è in gioco? Una questione non dappoco. ’accordo del lontano 23 luglio del 1993, quello che sostituì la scala mobile, prevede una regia per i contratti che fissa il loro rinnovo in due bienni consecutivi, in relazione ai tetti d’inflazione programmata. Per non perdere salario. Nel settore del commercio il primo biennio è scaduto diciotto mesi or sono. Ora la Confcommercio, l’organizzazione imprenditoriale, ha in sostanza proposto di unire il primo biennio al secondo, concedendo aumenti per quattro anni che coprono un periodo fino al 2006, legati ad un’“inflazione prevedibile”. E’ un sotterramento dell’accordo del 1993 e della concertazione triangolare. Non si insiste più sull’inflazione programmata, tenendo conto che con questo governo il tetto d’inflazione era frutto di fantasia. E se i prezzi aumenteranno di molto? Pazienza e silenzio sindacale, tregua, pace, fino al 2006. Una scelta che ha ripercussioni serie. Perché un rinnovo con queste modalità aprirebbe la strada a rinnovi contrattuali con pesi diversi. Sei una categoria forte? Avrai un inflazione prevedibile molto alta. Sei una categoria debole, tipo le donne della pulizie, avrai un’inflazioncina leggera.
        Fatto sta che si parla di accordo separato. La Filcams Cgil, il sindacato di categoria, non andrà alla trattativa di lunedì. Cisl e Uil invece sembrano decise a marciare su quella strada. C’è da notare che la Cgil non respinge l’ipotesi di anticipi salariali. Chiede però di fissare nell’accordo la certezza di poter verificare i livelli inflazionistici. Almeno nel gennaio 2005.

        C’è chi ha visto in questa sortita nelle trattative del commercio, in queste minacce di rotture, un’equiparazione con giochi politici. E’ vero che la Cisl, come ha affermato Savino Pezzotta, smentendo ogni retroscena, è gelosa della propria autonomia. E’ anche vero, però, che la crescita dell’Udc nel centrodestra può avere un effetto da sirena anche in parti del sindacato. Donne e uomini della Cisl sono stati assai poco sedotti da Forza Italia. Come ha spiegato uno che se ne intende, Tiziano Treu (già collaboratore di Pierre Carniti): ”Nei cislini non c´è nulla che possa assomigliare a quella cultura avventurista e mercantile dei forzisti”. Può invece trovare spazio, ipotizziamo, una sirena “centrista”, capace di colloquiare con i vari spezzoni cattolici e di ridare a certe parti del sindacato, rimaste un po’ orfane, un punto di riferimento più affidabile. Sono del resto gli uomini di Marco Follini quelli che spingono di più per una ripresa del dialogo con il sindacato, mentre in Alleanza Nazionale uno come Giovanni Alemanno già sogna di vestire i panni del ministro del Lavoro. Allettamenti, sirene, sono possibili. Gioca anche l’ipotesi di abbandonare ormai la strada della concertazione a tre (detestata anche all’estrema sinistra), vista l’impossibilità di praticarla e di costruire, invece, una concertazione a due con la nuova Confindustria. E’ in questo caso si potrebbe parlare di Sirena Montezemolo. La vicenda della Confcommercio rappresenterebbe un primo passo, la messa in atto di un nuovo modello contrattuale che incorpora l’inflazione casuale, “prevedibile” e manda a monte ogni possibilità di verifica congiunta. Fantasie? I fatti lo diranno.