“Commenti&Analisi” Le sceltedi Epifani (B.Ugolini)

21/07/2004

    mercoledì 21 luglio 2004
Concertazione
       
 



 
le anime della Cgil

Le sceltedi Epifani

Bruno Ugolini

Non è certo un divorzio quello che si è celebrato l’altro giorno tra i sindacati. Non è nemmeno il definitivo seppellimento della concertazione, del dialogo o della trattativa, comunque si voglia chiamare quella pratica che ha luogo ormai da decenni, almeno fin dalla caduta del fascismo, tra sindacati e imprenditori. Un «rapporto» necessario e che appartiene alle conquiste democratiche di questo Paese. È sempre bene ricordarlo.
Se c’è qualcuno che ha teorizzato e poi eseguito lo smantellamento della concertazione, bisogna andarlo a rintracciare nelle stanze di Palazzo Chigi.
Quel che in realtà è avvenuto tra concitate riunioni, dopo la bocciatura, da parte della Cgil dell’ultimo documento confindustriale è, in definitiva, un rinvio a settembre, con conseguenti malumori in chi come la Cisl voleva affrettare i tempi. Una Cgil, dunque, come chiusa in una roccaforte impenetrabile nella sua torre d’avorio per usare il linguaggio immaginifico dello studioso Pietro Ichino? Le cose sono un po’ diverse. "Molto fumo e poco arrosto", è la sintesi di Achille Passoni che nella segreteria della Cgil è considerato un cofferatiano doc (anche se è difficile trovare anti-cofferatiani nel gruppo dirigente). Passoni sostiene che c’era una crisi forte, nei rapporti tra le tre centrali sindacali, fino alla mattinata di lunedì. Poi, nel corso della giornata, dopo i colloqui tra Epifani, Pezzotta e Angeletti era subentrato un chiarimento. Evidentemente, aggiungiamo noi, non consolidato, almeno per quanto riguarda la Cisl. Quel che occorre, a questo punto, secondo Passoni, è una riunione delle tre segreterie Cgil Cisl e Uil per i primi di settembre. Questa può essere la sede per una discussione capace di togliere di mezzo sospetti e incertezze. E il fatidico modello contrattuale attorno al quale esisterebbero differenze abissali tra la Cgil da una parte e Cisl e Uil dall’altra? Passoni non è d’accordo. E’ convinto che le distanze non siano enormi.
Anche Agostino Megale, presidente dell’Ires Cgil, l’istituto di studi e ricerche, è ottimista. Lui era anche disposto a venire incontro alle richieste Cisl tese a fissare una data per la trattativa sul fatidico modello. Ipotesi respinta perché è unanime l’opinione della Cgil che si debba fissare appuntamenti e andarci quando si hanno le idee chiare su che cosa si vuol proporre. Il dirigente dell’Ires considera poi come segnali di una dialettica nuova le critiche esposte da Rinaldini all’ipotesi esposta da Epifani di una discussione con la Fiom sulla prossima piattaforma contrattuale. "I nodi vengono al pettine", commenta maligno. Altri, però, gettano acqua sul fuoco. Il primo a farlo è proprio Gianni Rinaldini, segretario generale della Fiom. Siamo solo alle avvisaglie di una discussione ben più impegnativa, commenta. La verità è che lui aveva trovato "sgradevole" l’accenno, contenuto nella relazione di Epifani, relativo ad un incontro tra Fiom e Confederazione, proprio perché era contenuto nella relazione alla riunione dei gruppi dirigenti del sindacato. Posta così la cosa, poteva divenire oggetto di speculazioni. Mentre semmai trattavasi di un fatto normale. Il problema vero per i metalmeccanici nasce dal fatto che quello della Confindustria, enunciato il 14 luglio, è un vero e proprio progetto da non sottovalutare, mirante a distruggere il contratto nazionale. Così come sta avvenendo in Germania e in Francia. Lo si deduce dalle proposte di legare i salari alla redditività, cioè ai bilanci (come se fossero controllabili facilmente). Tali analisi non sono molto diverse da quelle espresse da Carla Cantone, un’altra segretaria confederale. Lei insiste sul fatto che era possibile il 14 luglio, con Montezemolo, dar vita ad una piattaforma più estesa, sulla crisi industriale, da far valere nei confronti del governo. Invece la nuova Confindustria ha presentato un documento che ripropone un modello di sviluppo basato sul contenimento del costo del lavoro, attraverso la moderazione salariale o il salario legato ai bilanci. Una vecchia ricetta. Altro che le decantate parole sulla qualità e l’innovazione. La Cgil, spiega, non rifiuta di riflettere sul modello contrattuale, sapendo però che è stato il governo ad uccidere l’accordo concertativo del 1993 e sono state le imprese a non rispettarlo (magari non rinnovando per interi anni i contratti). Eppure Carla Cantone non demorde, ha fiducia negli appuntamenti di settembre. E l’episodio concernente i metalmeccanici? Niente di drammatico, risponde.
C’è del resto da tener conto, chiarisce Paolo Nerozzi, un altro segretario confederale, che le scelte della Fiom, negli ultimi quattro anni, sono sempre state fatte con la Confederazione. Prima con Cofferati e poi con Epifani, dunque. Anche quando si andava verso accordi separati. E come giudica lui la Confindustria di Montezemolo? La descrive come un impasto tra vecchio e nuovo. E’ però una Confindustria che non intende fare gli accordi separati. Il predecessore, Antonio D’Amato, in un’occasione come quella del 14 luglio avrebbe preso la palla al balzo. Nerozzi non è nemmeno convinto che il sindacato sia di fronte ad una specie di trappola. La Confindustria, ha esposto, il 14 luglio, una proposta indecente sul modello contrattuale. Ma è stata respinta. Ed ora è necessaria una discussione approfondita. Con una premessa importante. Nerozzi è convinto che non siamo di fronte a due ipotesi statiche tra Cgil e Cisl e Uil, ma che ci sia una discussione trasversale che passa tra le diverse categorie. Speriamo sia vero. Nel passato un elemento del genere aiutò a tracciare il cammino unitario e a costruire quella che allora si chiamò la riscossa operaia.