“Commenti&Analisi” Le maschere del Cavaliere (F.Merlo)

25/11/2004

    giovedì 25 novembre 2004

    Pagina 1 e 19 – Commenti

      Le maschere del Cavaliere

        Francesco Merlo

          QUASI quasi ci piace di più questo Berlusconi con il tono gradasso che lancia invettive sentenziose all´Europa, il Berlusconi denso degli umori di Giuliano Ferrara che sono ormai gli umori di Rasputin, il mesmerismo autoipnotico a metà tra l´imbroglio e la provocazione. Quasi quasi ci piace di più il Berlusconi propagandistico che affronta con esagerazione ed enfasi le reazioni scandalizzate o beffarde di chi gli oppone i conti dello Stato, del suo stesso ministro dell´Economia, dei suoi alleati di governo, il Berlusconi che finge d´essere uno Schwarzenegger con la testa di un Cavour, un Andreotti con il fisico di Primo Carnera. Ci piace di più perché restituisce l´umore più congeniale alla sua politica e accende un´altra disputa, già rumoreggiante di indignazioni e di libelli, che ha il vecchio sapore della farsa all´italiana.

          Vuole infatti tagliare le tasse pur non avendo i soldi. Pretende che il patto di Maastricht venga rivisto, ma non come stanno chiedendo gli olandesi già dall´aprile scorso, non per dare flessibilità all´economia continentale e dunque incentivare gli investimenti, ma per ridurre l´ Irpef senza copertura, semplicemente aumentando il deficit dello Stato. E mette in scena una commedia degli equivoci assegnando all´Europa il ruolo del compare nel suo ennesimo travestimento: Berlusconi "dama di ferro" come la Thatcher, Berlusconi che si finge Reagan, Berlusconi che fa il Bush all´italiana e di nuovo si accaparra il consenso.

          Anche se non ha più la gaiezza spensierata dei vincenti perché in pochissimi anni ha sfarinato il bastone del comando più concentrato e più diffuso che la storia repubblicana abbia mai conosciuto, è ancora questo il Berlusconi che ci piace di più, quello che manifesta la propria vitalità spacciando patacche, esibendosi in acrobazie e in piroette, in colpi di teatro da mattatore del travestitismo: il taglio delle tasse è come il cerone e il maquillage, è come il rialzo sotto i tacchi, la calza sulla telecamera, il trucco e la chirurgia plastica.

          Sempre, quando i sondaggi gli annunciano la sconfitta, Berlusconi ricorre alla magia, agli stregoni esoterici, alla politica malandrina che fa sparire l´oggetto reale della contesa, con un "a me gli occhi" che ti ammalia e ti svuota le tasche. Eccoci infatti tutti a discutere sull´idea antichissima e banale del taglio delle tasse, se sia irresponsabilità o generosità, se sia populismo o popolarità, se sia un furto o un regalo, se Berlusconi sia un Robin Hood o se voglia invece limare le unghie allo sceriffo di Sherwood. E intanto di nuovo sparisce l´oggetto della vera contesa. Una riduzione dell´Irpef, senza il danaro di copertura e comunque misera, un rischioso ritocco da tre soldi diventa una disputa filosofica sui balzelli, sulla demagogia, sull´arte di governare. Non si parla più di economia reale e ovviamente neppure dell´università, delle pensioni, del razzismo leghista, del Mezzogiorno, delle grandi opere, delle leggi ad personam e dell´etere, ma solo di Berlusconi, del suo carattere, del suo essere imprenditore o invece imbroglione, impolitico o strapolitico, del suo ricorso al decentramento del proprio pensiero, ieri consegnato al doroteo Gianni Letta e ora affidato agli ex frondisti del Foglio che lo inventano futurista, gli fanno firmare dichiarazioni di guerra che non sa scrivere e neppure pensare, lo spacciano per un Majakovskij contro i ragionieri, un poeta contro le cifre, un fine fabbricatore di parole e concetti preziosi contro la gabbia degli aridi numeri.

          Ma al profeta Rasputin questa volta non riuscirà il miracolo di farci credere che Berlusconi sia il nuovo messia. È il solito vecchio demagogo che ha raschiato tutti i barili vuoti della politica imbonitrice e del potere per il potere. Vi è infatti un punto a partire dal quale ogni ulteriore sforzo aggrava la sconfitta, un punto che non bisognerebbe mai oltrepassare. Sino a quando Rasputin lavorava di nascosto, nelle alcove della zarina Alessandra Fedorovna, negli incontri clandestini, l´arruffio della sua barba poteva essere confuso con profondità di pensiero, i suoi occhi potevano suggerire visioni estatiche, il suo farfugliamento poteva essere scambiato con balbettio mistico. Ma quando lo zar Nicola si consegnò davvero a Rasputin tutti si resero conto che era iniziata la fine dell´uno e dell´altro. Dell´uno si scoprì l´essere imbelle e dell´altro l´essere mistificatorio.

          Con la trovata dell´Irpef secondo noi Berlusconi ha toccato il fondo del travestitismo. E se questo Berlusconi ci piace di più è perché Rasputin l´ha svelato, l´ha consegnato nudo al dileggio degli italiani. Grazie all´abracadabra dell´Irpef l´incantesimo è finito.