“Commenti&Analisi” Le italiane? Disoccupate (F.Kostoris Padoa Schioppa)

09/03/2005
    mercoledì 9 marzo 2005

    sezione: COMMENTI E INCHIESTE – pagina 10

    LA CONDIZIONE FEMMINILE Le giovani generazioni non avranno migliori opportunità di lavoro Resiste l’arroganza maschile: le reazioni al rettore Larry Summers
    Le italiane? Disoccupate

      Di Fiorella Kostoris Padoa Schioppa

      S torace e Summers, si parva licet componere magnis. Domenica 20 febbraio il governatore del Lazio ha invitato le iscritte di An a non ispirarsi nella loro azione a exministre dei Governi di Centrosinistra « e non parliamo della Bindi — ha aggiunto — che non è neppure una donna » . Per proteggerlo dalle critiche dell’opposizione, il suo portavoce ha poi precisato che non quello il governatore aveva detto, bensì ( e non è una battuta) che « la Bindi non era una bella donna » . Dopo un paio di giorni, in Italia si è smesso di parlare di questa gaffe forse perché Storace avrebbe, secondo voci non confermate, telefonato alla vittima dei suoi insulti, del resto dimostratasi olimpicamente superiore a tali bassezze.

      Larry Summers, rettore dell’Università di Harvard, grande economista, nipote di due premi Nobel ed ex ministro del Tesoro con Clinton, cinque settimane prima, il 14 gennaio, aveva pronunciato in una riunione a porte chiuse dell’illustre Nber la seguente frase che trascrivo dal discorso inglese registrato perché la traduzione italiana comparsa sul « Corriere della Sera » del 19 febbraio è gravemente distorta: « In molti diversi attributi umani… inclusa l’abilità matematica e scientifica, c’è un’evidenza relativamente netta del fatto che, qualunque sia la differenza media tra le popolazioni maschile e femminile — su cui si può discutere — sussiste una differenza nella variabilità intorno alla media (nella deviazione standard). E questo è vero sia rispetto agli attributi che presumibilmente sono, sia rispetto a quelli che non sono culturalmente determinati».

      Quindi, secondo Summers, tanto le punte di eccellenza, quanto le code particolarmente negative sono più probabilmente appannaggio degli uomini, mentre, coeteris paribus, alle donne è più difficile conseguire posizioni d’élite.

      Ebbene, quasi due mesi dopo che tali parole universalmente giudicate " politically non correct" sono state pronunciate, non passa giorno senza che i più importanti quotidiani Usa dedichino editoriali e intere pagine al problema delle diversità per genere.

      Quelle affermazioni hanno già procurato a Summers vari guai — dal rischio di perdere il posto di rettore a seguito di ventilate mozioni di sfiducia dei suoi colleghi universitari, alla possibilità che venga compromessa la sua futura carriera politica. E questo, nonostante che Summers abbia pubblicamente e ufficialmente scritto le sue scuse, dicendo: « Se riuscissi a spostare indietro l’orologio, mi esprimerei in modo diverso in una materia così complessa. Sebbene le mie osservazioni al Nber fossero esplicitamente speculative e avessi allora notato che " potevo totalmente sbagliarmi", avrei dovuto lasciare tali speculazioni a persone più esperte di me nei campi rilevanti… Le mie parole di gennaio sostanzialmente sottostimavano l’impatto della socializzazione e la discriminazione, compresi quegli atteggiamenti impliciti — quei modi di pensare, cui tutti noi soggiaciamo».

      Colpisce — al di là, da un lato, delle grandi difformità di stile nei due uomini e, dall’altro lato, della loro preoccupante somiglianza nell’arroganza maschilista del potere (politico l’uno, intellettuale l’altro) — l’eterogeneità nell’attenzione che le rispettive società civili, gli organi di informazione, le istituzioni pubbliche dedicano al problema dell’ineguaglianza di opportunità di femmine e maschi, benché questa sia drammaticamente maggiore in Italia. Per soffermarci solo su quella immediatamente osservabile nel mercato del lavoro, ricordiamo che nel 2003 la probabilità di occupazione per una donna in età attiva risulta ben 23 punti percentuali superiore negli Usa ( con un tasso del 65,7%) che nel nostro Paese (al 42,7%).

      In compenso, il tasso di disoccupazione femminile è in Italia più che doppio rispetto a quello statunitense.

      Il tasso di occupazione femminile italiano, del resto, è molto inferiore a quello riscontrato in ogni altro membro della Ue a 25 e altrove nel mondo sviluppato. Chi supponesse che esso sia così fenomenalmente basso non perché l’ineguaglianza rispetto agli uomini nel mercato del lavoro sia da noi alta, bensì perché nel Belpaese scarse sono le opportunità tanto dei lavoratori che delle lavoratrici, sarebbe in palese errore. Il tasso di occupazione maschile italiano non è, come quello femminile, il minimo in Europa, superando quello francese, belga, finlandese, ungherese, polacco, ceco e risultando solo 7 punti minore dell’americano.

      Il nostro tasso di disoccupazione maschile è poi praticamente identico a quello di là dall’Atlantico. In effetti, in Italia la differenza percentuale tra i tassi di occupazione maschile e femminile è nel 2003 pari alla cifra record del 63,2%, quattro volte superiore che negli Usa, più di due volte maggiore che nella media europea.

      Sarebbe, infine, un’illusione ritenere che le giovani italiane godranno di opportunità molto più elevate di quelle della nostra generazione, semplicemente guardando alla differenza percentuale nei tassi di occupazione fra lavoratori e lavoratrici di 15 24 anni: tale differenza, pari al 51,5%, così come la corrispondente cifra del 10,5% negli Usa, è più contenuta di quella misurata sull’intera popolazione, ma evidenzia sia un effetto coorte ( dei nati/ e da meno di cinque lustri) che un effetto età ( relativa cioè a una fase della vita precedente il momento in cui in Italia — ma non altrove nel mondo civile — si addossano sulle sole donne tutti i compiti di cura dei bambini e degli anziani). Stupisce, dunque, l’assordante silenzio che da noi circonda questi temi. Le prime a infrangerlo dovrebbero essere proprio le donne della squadra di Storace, che con lui saranno chiamate a collaborare al governo del Lazio se vincerà le prossime elezioni regionali.

      fiorella. kostoris@ tin. itt