“Commenti&Analisi” Le intese territoriali proteggono i salari (G.Baglioni)

10/12/2003



      Mercoledí 10 Dicembre 2003

      ITALIA-LAVORO

      ANALISI



      Le intese territoriali proteggono i salari
      di GUIDO BAGLIONI

      La questione degli assetti contrattuali è piuttosto complessa, in primo luogo perché tocca direttamente gli interessi delle parti in gioco. Anche nelle ultime vicende sindacali è emersa la questione più specifica, ma rilevante, del rapporto fra contratti nazionali di settore o categoria e il costo della vita. Essa consiste nel fatto che tali contratti trascurano le differenze del costo della vita e, conseguentemente, non tengono conto delle differenze del potere d’acquisto dei salari; ad esempio, fra Milano o Roma e le medie e piccole città dal Nord al Sud. L’anomalia è evidente perché sappiamo che i rinnovi contrattuali nazionali, per l’aspetto economico, vengono trattati e conclusi in base alla salvaguardia del potere d’acquisto; mentre i vantaggi salariali derivanti dagli incrementi di produttività, se vengono distribuiti, riguardano livelli inferiori, in pratica il livello dell’impresa. Ebbene il potere d’acquisto al Nord è sensibilmente inferiore a quello del Sud, differenza in parte compensata dai salari reali mediamente più elevati al Nord. Ma il punto nevralgico è quello della differenza fra i centri medi e piccoli, da una parte, e le grandi città, le aree metropolitane, dall’altra. Queste ultime hanno sentito di più l’effetto euro. La specifica questione si è decisamente accentuata nell’ultimo periodo. Ci sono dei costi aggiuntivi a quelli normali di una unità familiare che sono connessi alla dimensione urbana-metropolitana; mi riferisco alle spese per i trasporti, a quelle dovute alla frequenza scolastica, ai costi di manutenzione della casa e dall’auto, alle spese di condominio. Ma il fatto fondamentale è rappresentato dall’incidenza del costo dell’abitazione sui salari bassi e medi. Numerose ricerche parlano del 40% e persino del 55 per cento. L’affitto è molto cresciuto; i mutui sono bassi ma moltissime famiglie non dispongono dello "zoccolo" di partenza per l’acquisto della casa. A Milano, gli addetti all’industria e ai servizi hanno avuto un sensibile logoramento del loro potere d’acquisto. La piena (o quasi) occupazione, con le tariffe del contratto nazionale, non ha favorito l’offerta di lavoro. Il fatto che Milano sia la provincia che ha il primato nazionale del reddito pro capite costituisce una verifica del livello dei costi e dei prezzi rispetto a molti altri ambienti. Con questa situazione, non solo a Milano, cosa può essere fatto? Sarebbe opportuno un accordo a livello territoriale (Milano città o con altri centri attigui) per attenuare l’anomalia dovuta al contratto nazionale e per proteggere il potere d’acquisto dei lavoratori. Questo accordo fra centrali datoriali e sindacali va applicato alle categorie che l’ordinamento consente: fra queste non rientra il pubblico impiego che, per altro, ha la sicurezza del posto, requisito ormai raro per gli addetti di molti altri settori. Questo accordo andrebbe fatto senza formale autorizzazione confederale, con iniziativa locale, dato il rilievo che questo livello negoziale va assumendo. Ciò che dico è rispecchiato nei recentissimi accordi di Firenze in tema di produttività-flessibilità e di Torino in vista di "fermare i prezzi in corsa". Il costo per le imprese può considerarsi normalmente sopportabile per il buon livello competitivo del tessuto economico, perché esse operano in un ambiente di infrastrutture ad alto valore aggiunto, perché dispongono di un mercato del lavoro ricco di molteplici figure professionali, perché le remunerazioni dei dirigenti tengono conto dell’elevato costo della vita. Tre chiarimenti. La proposta non è un ritorno alle gabbie salariali, che erano generalizzate e con differenze predeterminate. L’idea emersa in questi giorni di stipulare contratti regionali non va bene: il potere d’acquisto dentro la Lombardia mostra profonde differenze; in molti ambienti della Regione il contratto nazionale non comporta mancanza di equità. Gli accordi territoriali non ostacolano le negoziazioni a livello di impresa che, come prima, si possono attivare in ragione di buoni risultati economici, con il riconoscimento dello specifico apporto dovuto all’impegno degli addetti.