“Commenti&Analisi” Le idee vivono – di M.Tiraboschi

06/02/2003



Giovedí 06 Febbraio 2003



Le idee vivono


DI MICHELE TIRABOSCHI

Con il sì definitivo del Senato alla "legge Biagi" non solo è stato compiuto un importante passo avanti per l’attuazione degli impegni contenuti nel Patto per l’Italia dello scorso luglio, ma ha anche preso definitivamente corpo un progetto di modernizzazione del nostro mercato del lavoro faticosamente avviato dieci anni fa. Della necessità di riattivare il mercato del lavoro si parlava già nel Protocollo Giugni del 1993: un accordo rivelatosi decisivo, in questa prospettiva, soprattutto ai fini della legittimazione sociale del lavoro interinale. Veti e pregiudiziali ideologiche hanno tuttavia rinviato di molti anni questo primo timido tentativo di riorganizzare il mercato del lavoro incentrato sul riconoscimento del ruolo degli operatori privati e sulla previsione di significative dosi di flessibilità regolata. È infatti solo nel 1997, con l’approvazione del Pacchetto Treu, che il lavoro interinale ha fatto ufficialmente ingresso nel nostro mercato del lavoro. Non è mai decollata, invece, la riforma del collocamento.
Si è rivelato difficoltoso il passaggio da una concezione dell’incontro tra domanda e offerta di lavoro in termini di funzione pubblica a una più moderna idea di servizio. E nessun esito hanno avuto le proposte di regolamentazione del vasto universo
delle collaborazioni coordinate e continuative. Anche l’ambizioso progetto di mettere mano all’intera
architettura delle regole che governano i rapporti di lavoro, mediante la predisposizione di uno "Statuto dei lavori", si è presto arenato.
Quello che non è mai mancato, nel nostro Paese, è stato invece lo sforzo progettuale per adattare le regole del diritto del lavoro all’impetuoso cambiamento in atto nei modi di produrre e organizzare il lavoro. Uno sforzo portato avanti con passione e impegno civile da persone come Marco
Biagi sempre in prima linea nell’offrire idee e progetti innovativi; persone che hanno sempre creduto nell’importanza di pervenire a una riforma complessiva del mercato del lavoro, quale condizione per conseguire l’obiettivo di aumentare l’occupazione regolare e di buona qualità. Solo le riforme —
ci ammoniva Biagi — possono arginare la destrutturazione strisciante di un mercato del lavoro come quello italiano, caratterizzato da tassi di economia sommersa e di lavoro nero di dimensioni addirittura due o tre volte superiori a quella presente nei Paesi industrializzati.
Molte di quelle idee e di quei progetti, rimasti per troppo tempo chiusi in un cassetto, sono stati ripresi nel Libro Bianco sul mercato del lavoro e sono poi confluiti nel Ddl delega varato ieri.
Approvata la "legge Biagi" il Governo dovrà ora dimostrare di sapere dare rapida e concreta
attuazione ai princìpi e alle linee riformatrici
in essa contenuti. A chiedere di muoverci in questa direzione non è solo l’Europa, che da tempo ci invita
a intraprendere le riforme necessarie per pervenire alla creazione di un mercato trasparente ed efficiente in grado di incrementare le occasioni di lavoro e garantire pari opportunità nell’accesso a una occupazione regolare e di qualità. A chiedere di muoverci in questa direzione sono ora anche le
nostre coscienze che ci suggeriscono di mettere a frutto il percorso riformatore nitidamente tracciato da Marco Biagi anche a dimostrazione del fatto che le idee — le buone idee — camminano da sole e non possono essere ammazzate.