“Commenti&Analisi” Lavoro e diritti: tutti i trucchi del decreto sulla legge 30- A.Genovesi

24/06/2003


        24 giugno 2003

        Lavoro e diritti: tutti i trucchi
        del decreto sulla legge 30

        ALESSANDRO GENOVESI*
        *Dip. Politiche attive del Lavoro
        CGIL nazionale

        Il decreto attuativo della legge 30 rappresenta il più grave e articolato attacco
        a 50 anni di diritto del lavoro e alle più importanti conquiste del movimento democratico. Già nella forma se ne coglie lo spirito profondo: siamo alle prese con
        un testo che il Governo blinda e che conosce prima il Sole24ore che non le parti
        sociali.
        Non da meno sono le norme introdotte: alcune incostituzionali, altre – come fatto
        notare da più parti anche al Governo durante il primo incontro dei giorni scorsi -fuori
        da ogni principio della delega stessa.
        Il giudizio politico complessivo non può che essere pessimo perché si va delineando
        una vera e propria mercificazione del lavoro, l’azzeramento di molte tutele, la
        trasformazione coatta del sindacato, il depotenziamento estremo dell’istituto contrattuale, l’incentivazione ad accordi separati.
        Procedendo con ordine, già nelle definizioni (art.2) siamo alle prese con l’azzeramento del ruolo pubblico del collocamento (ci saranno solo "agenzie", con la possibilità espressa che il pubblico non solo riduca le sue prestazioni, ma finanzi direttamente i soggetti privati) e con una discrezionalità riconosciuta al privato enorme, tanto che potrà indagare nella vita privata del lavoratore in tutti quei casi
        che "incidano" sulle modalità di svolgimento dell’attività lavorativa (art.10).
        Stiamo parlando di soggetti privati chiamati a fare intermediazione di manodopera
        (o ricollocazione – anche in base ad accordi sindacali firmati da organizzazioni
        non rappresentative, cfr art.2 lett.d), che potranno essere autorizzati dal Ministero
        o accreditati dalle regioni (quale è la differenza? Non siamo forse in presenza
        di una violazione del nuovo titolo V?).
        Soggetti che potranno essere anche enti bilaterali (che andranno a certificare qualunque passaggio), la cui origine non si rinviene nella contrattazione nazionale,
        ma direttamente nella legge (con buona pace di chi come la CISL ha sempre rivendicato la esclusiva supremazia dell’azione negoziale). Collocare lavoratori nelle forme più disparate o reinserire figure che le nuove stesse forme di lavoro renderanno obsolete sarà il business del domani (anche e soprattutto per chi come i consulenti, le Università e gli enti non sarà chiamato a versare appositi capitali sociali di garanzia, art.6).
        Così mentre non è detto che i futuri lavoratori non debbano pagare per essere collocati (vedasi l’obbligo di acquistare una tessera per i lavoratori con "voucher")
        una cosa è chiara: con le nuove tipologie super flessibili sarà possibile derogare alla
        normativa per i minimi contributivi (principio importante di cui nella delega non si trova traccia) mentre – morto definitivamente il lavoro interinale (vengono
        abrogati gli articoli 1-11 del pacchetto Treu, cfr art.85) – lo staff leasing diverrà il
        nuovo contratto mitologico, un po’ interinale, un po’ tempo determinato, un po’
        "sano" appalto di mano d’opera (la cui regolarità sarà certificata dall’ente bilaterale).
        Se quindi da un parte occorrerà capire (anche per ridurre i danni, se possibile)
        come le nuove norme interverranno su leggi consolidate anche recentemente
        (penso all’art.71 che reintroduce liste di collocamento obbligatorie in barba al dlgs
        297/02 ), la filosofia della norma diviene palese parlando per esempio dei lavoratori
        disabili e del meccanismo truffaldino (affidamento a cooperative sociali per
        cui il Ccnl vale sempre meno e rispetto delle quote di assunzioni obbligatorie,
        non più tramite assunzione diretta ma tramite "percentuali") con cui molte delle
        garanzie sottese alla legge 68/99 verranno meno (anche qui nessuna parte della delega legittima tali interventi).
        La nuova somministrazione di lavoro a termine o a tempo indeterminato (sei
        cioè dipendente della Rossi srl, ma lavori 35 anni per la Bianchi spa) riguarderà poi
        le figure più "povere" professionalmente (facchinaggio, ristorazione, portineria,
        ecc. cfr art 20) oltre che tutte le attività connesse all’avvio di attività nelle zone
        obiettivo 1, con buona pace dei limiti percentuali fissati dai contratti, che potranno
        essere (e questo riguarda tutte le nuove tipologie contrattuali e buona parte
        delle "novità") sia nazionali che territoriali.
        Stiamo parlando cioè di un "rinvio" alla contrattazione che si potrà tradurre
        in contratti "interscambiabili" con differenziazioni tra territori anche enormi (addio
        contratto nazionale, anche perché nel caso non intervenga il contratto, la legge
        prevede la possibilità di procedere per decreto ministeriale).
        Per il nuovo lavoratore a chiamata sarà possibile godere poi di una indennità di disponibilità, ma anche qui il decreto prevede "il trucco": qualora il lavoratore non risponda alla chiamata tale indennità sarà persa (e il decreto non prevede fino a che punto nel tempo il lavoratore dovrà restituire l’indennità, cfr. art 36) e il datore potrà citare per danni il malcapitato. Ovviamente in caso di malattia non sarà erogata neanche l’indennità di cui sopra. Ma le novità continuano, e se i contratti
        di apprendistato crescono come funghi (ne saranno possibili di tre tipi, tutti con
        inquadramenti due livelli più bassi di quanto spetterebbe loro, e con durata prevista
        fino a sei – dicasi sei – anni), tutte le nuove tipologie di lavoro ovviamente
        non varranno nel determinare il numero dei dipendenti (raggirando leggi e contratti).
        Il part-time viene completamente manomesso e il lavoratore (come previsto) lasciato
        in balia delle esigenze produttive del datore di lavoro (l’eventuale rifiuto nel prestare lavoro supplementare potrà essere soggetto a provvedimenti disciplinari, cfr art.46); inoltre il contratto di inserimento sarà di fatto sempre "accessibile" senza vincoli per le imprese (vedasi il trucco per cui non si contano, per determinare le assunzioni necessarie per ripresentare poi nuovi progetti di inserimento, fino a 4 contratti non trasformati in tempo indeterminato).
        I cosi detti contratti di collaborazione infine tutto faranno furchè scomparire (vedasi norme transitorie): in gran parte diverranno poi partite Iva (il decreto parla chiaro: le retribuzioni saranno determinate a partire da analoghe prestazioni di lavoro autonomo, art.63), altri atipici diverranno lavoratori in associazione e partecipazione
        (ovvero formalmente soci dell’impresa per cui lavorano, in pratica rimangono
        commessi, camerieri, ecc.). E i diritti? Qualcosa c’è sulla carta, ma i "trucchi" si
        fanno pesanti: in caso di malattia, infortunio, gravidanza il contratto non sarà annullato, ma non vi sarà copertura economica e non vi sarà nessuna proroga (gravidanza esclusa) del contratto stesso. Nasce in Italia il lavoro con il voucher (da
        chiarire le garanzie delle società di intermediazione, evitando fenomeni del tipo
        "prendi i soldi e scappa", art. 72) – che si rivolgerà alle figure sociali più deboli del
        paese (pensionati, casalinghe, disabili ed extra comunitari)- e che tutto farà tranne
        combattere il lavoro nero (potranno lavorare al massimo un mese l’anno, e per gli
        altri 11? Art.70). Soprattutto nasce il super ente bilaterale che non solo qualificherà
        i rapporti di lavoro, ma svolgerà anche funzione conciliatoria (oltre le altre già descritte), divenendo di fatto (anche perché intanto la nuova norma sul trasferimento di ramo d’azienda avrà polverizzato le rappresentanze sindacali in azienda) il luogo principe di molte "contrattazioni", sostituendosi a molte delle funzioni – oggi libere e a cui liberamente ci si associa – dei vecchi sindacati.
        Insomma materia per un rilancio in grande stile della strategia dei diritti non manca;
        capire come fronteggiare, contenere, mutare campi di gioco e prospettive per il bene dei lavoratori, ma anche dell’intero paese – in una prospettiva di competizione basata sulla qualità – sarà la sfida a cui tutti saremo chiamati.