“Commenti&Analisi” Lavorare giusto in tempo, pregi e difetti (L.Gallino)

03/05/2004



SABATO 1 MAGGIO 2004

TORINO

Pagina XV

 
Lanciato da Ford e portato all´estremo da Toyota, oggi il ritmo di come si produce vince anche nel terziario In realtà è un sistema difficile da applicare
E molto spesso finisce per mettere in difficoltà i piccoli fornitori

Lavorare giusto in tempo, pregi e difetti
Una festa tra lotte, fabbriche e nuovi mestieri
          LUCIANO GALLINO
          «Ho acceso la TV giusto in tempo per vedere la fine del Gran Premio». «Riesco sempre ad arrivare in stazione giusto in tempo per l´ultimo treno». «Ho chiesto che mi portino il giornale giusto in tempo per poterlo scorrere prima di uscire». Tra le innumerevoli persone che pronunciano ogni giorno frasi simili, v´è da supporre siano poche quelle che si rendono conto che stanno applicando alle minute azioni della vita quotidiana un principio fondamentale dell´organizzazione industriale.
          Forse meno ancora sono quelle consapevoli che l´applicazione sempre più diffusa di quel principio in ogni sorta di attività produttiva sta trasformando in profondità tanto il modo in cui lavorano, quanto la loro vita quotidiana. Alla base il principio è semplice. Qualsiasi componente di un manufatto in via di fabbricazione ? che può essere un´auto come una lavastoviglie o un pc ? deve arrivare giusto in tempo al lavoratore che in quella fase della fabbricazione la utilizza. I vantaggi economici sono considerevoli. Se ogni pezzo arriva solo nel momento in cui può venire immediatamente utilizzato, non c´è più bisogno di depositi e scorte, né del personale che li gestisce. Cade la necessità di effettuare un inventario. Se il volume produttivo diminuisce o aumenta, basta informare il fornitore che in quel dato periodo il numero di pezzi da consegnare dovrà aumentare o diminuire in proporzione. Già presente nell´organizzazione della Ford sin dagli anni ?30, il principio del «giusto in tempo» fu sviluppato all´estremo dalla Toyota negli anni ?70, per poi essere importato dall´industria europea e re-importato da quella americana. Oggi esso è esteso non solo alla maggior parte dell´industria manifatturiera, ma anche a vari settori del terziario. Un operatore finanziario, per dire, esige che le informazioni circa l´andamento del prezzo di una merce o di un´azione gli arrivino opportunamente selezionate nel momento in cui deve prendere una decisione, piuttosto che dover consultare in fretta e furia pagine di stampati con migliaia di dati.
          Difficile è metterlo in atto, il principio del giusto in tempo. Il coordinamento tra l´azienda committente ed i fornitori di componenti o di informazioni deve essere estremamente efficiente. Di fatto può venire realizzato soltanto mediante l´impiego intensivo di sofisticate reti di comunicazione, tra le quali oggi viene sempre più utilizzata Internet. Così come sono indispensabili infrastrutture stradali e ferroviarie che funzionino con un altissimo grado di affidabilità, un pre-requisito non molto diffuso in Italia. Inoltre quello che per la grande impresa è un gradito criterio per ridurre i costi può diventare uno sgradevole costo addizionale per la piccola. E´ noto al riguardo che l´applicazione rigorosa del giusto in tempo da parte dell´impresa committente permette a questa di eliminare i propri magazzini. Però spesso obbliga i fornitori, che in genere sono piccole o medie imprese, a mantenere ben guarniti e funzionanti i propri, perché altrimenti non sarebbero in condizione di soddisfare improvvise variazioni della domanda.
          Nel mondo del lavoro e della vita l´impiego intensivo del principio del giusto in tempo induce vari tipi di ricadute. La richiesta assillante da parte delle imprese di forme d´occupazione flessibile, discontinua, in affitto, intermittente, non rappresenta altro, a ben vedere, che l´esigenza di usare anche il lavoro ? più esattamente la forza lavoro – come una merce che arriva giusto in tempo per assicurare un determinato momento di attività produttiva. Prima e dopo quel momento essa non serve. Idealmente, il lavoratore dovrebbe comparire sul posto di lavoro, in stabilimento o in ufficio, soltanto quando il suo lavoro può essere utilizzato al cento per cento. Subito dopo dovrebbe andarsene, consentendo all´azienda di retribuire esclusivamente il tempo in cui ha davvero lavorato. L´operaia intermittente, l´informatico in affitto per tre giorni, il cassiere squillo che si presenta al lavoro solo quand´è convocato con un sms, sono alcune tra le nuove figure professionali che più si avvicinano a tale ideale delle imprese. Ma ci sono anche l´artigiano o la piccola imprenditrice che debbono lavorare come disperati per fare arrivare puntualmente ad un´impresa più grande le merci da essa ordinate all´improvviso con un minimo anticipo. Per tutti questi soggetti, il principio industriale del giusto in tempo diventa il riferimento determinante attorno al quale organizzare il resto dell´esistenza.
          Ivi compresi gli spostamenti quotidiani, il fine settimana, i viaggi infrasettimanali. Infatti il giusto in tempo non compare quasi mai nei piani urbanistici, ma è uno dei maggiori fattori di concentrazione e intensificazione del traffico, nonché di ristrutturazione delle sue direttrici. Se il traffico sulle tangenziali di Bologna, Milano, Roma, Torino, così come su lunghi tratti autostradali, non sembra ormai avere più un attimo di pausa, lo si deve principalmente al fatto che in esse scorrono incessantemente, dall´alba a tarda sera, flussi di semilavorati, di componenti, di lavoratori che procedono verso i luoghi in cui potranno venire utilizzati, giusto in tempo. E guai se arrivano qualche minuto più tardi: né i lavoratori, né i componenti, possono dare la colpa al traffico.