“Commenti&Analisi” Lavorare di più lavorare tutti

24/05/2004

      sezione: SYSTEM (LEXUS)
      data: 2004-05-22 – pag: 10
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      Lavorare di più lavorare tutti

      La formula del lavorare meno, per lavorare tutti, cara a Martine Aubry e alla "gauche plurielle" di Lionel Jospin è miseramente fallita. La Rtt (acronimo che sta per "reduction du temps de travail") a 35 ore settimanali, ha infatti creato costi esorbitanti allo Stato (16 miliardi di euro all’anno a regime nel 2006), problemi organizzativi nelle aziende, forti rigidità nel mercato del lavoro e, soprattutto, nessun impiego aggiuntivo, che era il principale obiettivo della legge. Come dimostra del resto il fatto che il tasso di disoccupazione si è costantemente degradato negli ultimi 3 anni per arrivare a sfiorare il 10 per cento.

      La Francia, dunque, dopo essere passata da 39 a 35 ore settimanali ha deciso di fare dietrofront e di puntare in futuro sulle 42 ore, vale a dire a contratti speciali denominati "120%". Non già cambiando la legge, ma introducendo dei correttivi che incitino e diano la libertà alle imprese e ai suoi dipendenti, tramite la contrattazione aziendale, di adattare il lavoro alla produzione e alle necessità del mercato e infine di poter lavorare al pari dei principali concorrenti europei e internazionali.

      In questo modo il Governo di Centro-destra guidato da Jean-Pierre Raffarin riconosce implicitamente che la Francia, per essere nuovamente competitiva, ha bisogno di lavorare di più, in modo da poter produrre di più. Oltre al fatto che le 35 ore hanno innescato un meccanismo perverso che ha incitato molte imprese a delocalizzare le loro produzioni all’estero e a fare ampio ricorso all’outsourcing per coprire certe mansioni che avrebbero richiesto nuova manodopera, ma anche per pagare di meno il costo unitario di lavoro.

      Si tratta di un netto cambio di direzione che, nonostante stia ovviamente incontrando delle resistenze nelle principali organizzazioni sindacali, sta invece trovando ampio consenso non solo nelle imprese (soprattutto le Pmi), ma anche tra gli stessi lavoratori. Tanto più che lavorare di più significa guadagnare e successivamente consumare di più, con un ovvio vantaggio per la crescita economica del Paese e per l’occupazione. Mentre lavorare di meno, significa avere più tempo libero, ma meno euro da spendere. Un’equazione che nemmeno nei tempi moderni, regge.