“Commenti&Analisi” L’armata della pace – di G.Epifani

21/03/2003

              21 marzo 2003

              Cortei
              LARMATA
              DELLA PACE
              di Gugliemo Epifani

              Questa notte i primi missili sono caduti su Baghdad. Quello
              che temevamo è cominciato. Si profila una guerra illegittima, inutile,
              sbagliata, senza alcun mandato dell’Onu. In queste settimane siamo
              stati in campo, insieme ad associazioni, movimenti, gruppi laici e
              cattolici, per riaffermare la contrarietà alla guerra e per far levare la
              voce forte della pace, dell’opinione pubblica italiana che considera questa guerra un’avventura, al di fuori dagli interessi del Paese.
              Siamo impegnati con le altre confederazioni sindacali e con gli altri sindacati europei perché si levi forte la voce del mondo del lavoro che continua pervicacemente a chiedere che la guerra si fermi, e si riaffermi la pace.
              Questa guerra è destinata a causare morti fra i civili innocenti,
              donne e bambini. Ma soprattutto è destinata a cambiare molte cose nell’ordine mondiale, annullando i poteri, le responsabilità e la credibilità delle Nazioni Unite. Per non parlare degli effetti che avrà sul futuro dell’Unione Europea, sugli equilibri e sugli assetti della nuova Europa che si va delineando.
              La prima straordinaria risposta allo sciopero promosso da Cgil, Cisl e Uil e alle manifestazioni spontanee di lavoratori, cittadini, pensionati e studenti di queste ore sono la migliore testimopiù vera della volontà di continuare a perseguire la via della pace, per fermare la guerra.
              Il governo italiano in Parlamento si è assunto una responsabilità grave, quella di essere compartecipe di una guerra che i cittadini non vogliono, che ricorre unilateralmente all’uso della forza, mettendosi contro la tradizione europea e il messaggio etico e civile che la
              Santa Sede non ha fato mancare in queste settimane.
              Temo che molto presto capiremo la gravità di questo errore
              che spacca l’Europa e che va contro gli interessi dell’Italia.
              Fermare la guerra, arrestare i bombardamenti, imporre la ripresa della via diplomatica sotto l’egida dell’Onu, questi sono gli impegni della Cgil in queste drammatiche ore. Non rinunceremo a stare in campo, con la forza della re sociale quale la Cgil è, nella non violenza e in un imprescindibile ambito di legalità.
              Con Cisl e Uil siamo stati divisi su tante cose, in questi mesi, ma sulla pace siamo riusciti a ricostruire un importante fronte unitario di iniziativa, ritenendo illegittima la decisione dell’ultimatum degli Usa all’Iraq presa al di fuori di ogni mandato delle Nazioni Unite, non motivata politicamente e tale da compromettere un ordine mondiale
              fondato sulla sicurezza e sul rifiuto della guerra come strumento di risoluzione delle controversie internazionali.
              Per riaffermare queste nostre convinzioni abbiamo chiesto, unitariamente, al Presidente del Consiglio di ascoltare la voce dei lavoratori italiani, di mantenere l’Italia fuori da questo conflitto,
              di non condividerlo e di riconsiderare sull’utilizzo delle basi e sulla
              concessione dello spazio aereo.
              Nelle prossime ore, nei prossimi giorni, dovremo riuscire ad essere, insieme agli altri sindacati, punto di riferimento fermo delle coscienze democratiche e civili che si oppongono all’avventura di questa guerra insensata. La nostra mobilitazione per la pace proseguirà per tutto il tempo in cui le armi e la logica della distruzione saranno in campo.
              Nella stessa direzione va la decisione assunta ieri dal Comitato Direttivo della Confederazione Europea dei Sindacati: da domani in tutta Europa si terranno mobilitazioni e fermate del lavoro per dire no alla guerra e per riconquistare la pace.

              Guglielmo Epifani
              segretario generale della Cgil