“Commenti&Analisi” La strada tracciata (M.Tiraboschi)

25/09/2003


      Giovedí 25 Settembre 2003

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      La strada tracciata


      DI MICHELE TIRABOSCHI

      Notizie confortanti ci giungono dalla rilevazione campionaria trimestrale sulle forze di lavoro dell’Istat. Nonostante l’incerta congiuntura economica cresce il tasso di occupazione, attestato nel luglio 2003 al 56,4%, sei decimi di punto più elevato rispetto a un anno fa. Cresce soprattutto la componente femminile, aumentata rispetto a dodici mesi prima dell’1,5% contro lo 0,8% di quella maschile. Diminuisce, per contro, il tasso di disoccupazione, che si attesta, al netto dei fattori stagionali, all’8,7% a livello nazionale e addirittura al 4,1% nelle aree del Nord-Ovest. Anche la disoccupazione di lunga durata registra progressi significativi, attestandosi al 4,7 per cento.
      A che cosa imputare questo trend positivo? Si deve sicuramente convenire con quanti ritengono azzardato il tentativo di ricondurre meccanicamente i segnali di miglioramento delle performance occupazionali del nostro mercato del lavoro ai più recenti interventi normativi in materia. Non fosse altro perché il pacchetto di misure contemplato nel decreto di attuazione della legge Biagi, approvato in via definitiva dal Consiglio dei ministri lo scorso 31 luglio, non è ancora operativo. Si attende infatti la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, prevista nei prossimi giorni, a cui dovrà poi fare seguito una delicata fase transitoria gestita dalle parti sociali e dal ministero del Lavoro attraverso norme regolamentari e circolari interpretative. Tra le poche misure che hanno sin qui direttamente inciso sull’occupazione si può in effetti ricordare il solo decreto 368/2001 sul lavoro a tempo determinato, che non a caso – e nonostante una ingiustificata campagna mediatica di delegittimazione del contratto a termine, volta a intravedere a tutti i costi nuove trappole per le imprese – ha registrato una significativa crescita complessiva, attestandosi ora attorno al 10,5 per cento.

      Vero è tuttavia che la riforma del mercato del lavoro, per quanto sinora solo annunciata, ha ingenerato nel Paese un clima di fiducia e di ottimismo verso una nuova stagione della legislazione del lavoro. Una legislazione più attenta ai profili sostanziali rispetto a quelli formali, secondo una filosofia promozionale e di management by objectives che, nel contemperare le esigenze di flessibilità delle imprese con le istanze di tutela del lavoro, ben si attaglia alle logiche della nuova economia e dei più recenti modi di produrre e organizzare il lavoro altrui. In uno scenario complessivamente favorevole all’occupazione lascia dunque ben sperare l’imminente entrata in vigore del decreto di attuazione della legge Biagi, in quanto contiene quelle innovazioni strutturali che dovrebbero incanalare le performance del nostro mercato del lavoro su standard europei. Nonostante un trend complessivamente positivo, la rilevazione dell’Istat è in effetti impietosa nel confermare i deboli progressi rispetto ai mali storici del nostro mercato del lavoro. Si pensi alla scarsa incidenza del lavoro a tempo parziale, oggi ancorato a un modesto 9,3%, a cui ancora fa da contraltare un elevato tasso di disoccupazione femminile (11,2% contro il 6,3% degli uomini) e soprattutto giovanile (pari al 25,8%). E si pensi anche al tasso di disoccupazione del Mezzogiorno, stagnante attorno a un preoccupante 16,8 per cento. Per non parlare poi del lavoro nero e irregolare che, a seconda delle diverse fonti di rilevazione (Istat, Censis…), interessa una quota davvero impressionante della forza lavoro che oscilla tra i 4 e i 6 milioni di posizioni lavorative. È certamente vero che l’occupazione – l’occupazione regolare e di qualità cui punta la riforma Biagi – non si crea a colpi di leggi e decreti. Così come è vero che solo un mix calibrato di politiche industriali, fiscali e di gestione della spesa pubblica potrà consentire un miglioramento sostanziale dei fondamentali occupazionali. Una strumentazione giuridica moderna e un clima culturale di fiducia e ottimismo rappresentano tuttavia due degli ingredienti essenziali per assecondare un contesto che, oggi come mai nel corso degli ultimi decenni, si mostra particolarmente propizio per la definitiva modernizzazione del nostro mercato del lavoro. Approvando la riforma Biagi il Governo ha dunque fatto la sua parte. Tocca ora ai protagonisti delle relazioni industriali coglierne appieno tutte le opportunità e orientare le scelte delle imprese e dei lavoratori verso quei parametri di efficienza e trasparenza del mercato del lavoro a cui da tempo ci richiama l’Europa.