“Commenti&Analisi” La strada è giusta (E.Fornero)

22/06/2004

    sezione: PRIMA
    data: 2004-06-20 – pag: 1 e 2
    autore: ELSA FORNERO

    La strada è giusta
    di ELSA FORNERO
    Le tradizionali polemiche hanno messo in secondo piano un autorevole intervento teso a identificare i tratti di un buon sistema previdenziale e a verificare quanto quello italiano eventualmente se ne discosti. Dalla "lezione" tenuta, su invito della Banca d’Italia, da Peter Diamond, una delle massime autorità mondiali sui sistemi pensionistici, si possono invece trarre insegnamenti di carattere generale e quindi utili sia al governo sia all’opposizione senza diventare l’occasione per una ennesima, inconcludente diatriba politica.
    Tre sono i punti fermi che se ne ricavano. Il primo è un giudizio sostanzialmente positivo sul processo italiano di riforma nel suo complesso, così come si è storicamente delineato a partire dal 1992. Il disegno che emerge da quel processo è sufficientemente equo dal punto di vista sociale ed equilibrato dal punto di vista finanziario, anche se sicuramente migliorabile. La sua debolezza principale consiste, tuttavia, nell’eccessiva lunghezza (svariati decenni) del periodo necessario per una completa attuazione. Durante questa transizione, i difetti del precedente sistema continuano infatti a manifestarsi: da un’età di pensionamento ancora troppo bassa al persistere di diffusi privilegi; dal sistematico eccesso della spesa sulle entrate contributive, pure in presenza di un’aliquota assai elevata sul lavoro dipendente, alla penalizzazione dei giovani.

    Il secondo punto fermo tocca direttamente la politica previdenziale e si può riassumere nei seguenti termini: "accelerare senza disfare". Ciò che occorre accelerare è l’entrata in vigore del metodo contributivo di calcolo della pensione, che porta con sè una certa libertà di scelta da parte del lavoratore dell’età di pensionamento e perciò del livello della pensione; ciò che occorre evitare è l’introduzione di innovazioni che siano in contrasto con tale metodo e con tale libertà. È quindi necessario che il disegno approvato da un governo non sia rimesso in discussione, ma anzi sia portato a compimento dai governi successivi.

    La natura strutturale della riforma previdenziale non consente che essa sia fatta e disfatta come una "tela di Penelope", anche perché i mercati finanziari si rivelerebbero meno pazienti della moglie di Ulisse.

    Il terzo punto fermo può essere sintetizzato nel principio "coinvolgimento e non imposizione". Ciò significa elevare la qualità dell’azione di Governo in modo da convincere le parti sociali, nel loro insieme, che i provvedimenti che si vogliono adottare costituiscono un tassello di una strategia di crescita sufficientemente generale da poter riscuotere un consenso ampio tra segmenti sociali e generazioni, una scommessa collettiva contro la prospettiva di declino del Paese.

    La maggioranza commetterebbe perciò un grave errore ad accantonare la pur modesta riforma contenuta nella delega già approvata dal Senato, mentre farebbe cosa meritoria se cercasse di migliorarla. Sbaglierebbe però anche l’opposizione se si ostinasse a voler presentare questa riforma come un tentativo di "distruzione dello Stato sociale", perché non di questo si tratta.

    Sbaglierebbe infine il sindacato a opporre una chiusura totale e pregiudiziale al provvedimento in quanto esso alza, sia pure in modo alquanto grossolano, l’età di pensionamento; dovrebbe invece proporsi di negoziare un percorso meno discontinuo e socialmente meno iniquo.

    Lungi dal limitarsi a costituire un bell’esercizio accademico, la lezione di Peter Diamond mette in definitiva alla prova i tanto frequenti quanto finora vani richiami a incontrarsi su "politiche" anziché a scontrarsi perennemente con le armi della politica.