“Commenti&Analisi” La sfida più difficile è sulle aspettative dei «nuovi» lavori (D.Marini)

24/11/2003



      Sabato 22 Novembre 2003

      ITALIA-LAVORO
      Analisi


      La sfida più difficile è sulle aspettative dei «nuovi» lavori


      di DANIELE MARINI

      È frequente, nel dibattito politico e sociale, la sottolineatura (e, talvolta, l’accusa) al sindacato confederale di tutelare le generazioni più anziane e i pensionati, e di non rappresentare gli interessi delle componenti più giovani fra i lavoratori. Al punto da palesare una sorta di scontro generazionale, dove gli insider tutelati (ovvero i padri) mantengono le loro conquiste, a discapito degli outsider non tutelati (i figli). Nello stesso immaginario collettivo, poi, è veicolata questa analisi, che viene ulteriormente rafforzata quando si considera l’età media dei dirigenti (elevata e le cui esperienze sindacali affondano nelle fasi più lontane dei processi di industrializzazione). O quando entra nell’agenda politica il tema della riforma delle pensioni. La recente mobilitazione su questo tema tenderebbe a confermare simili interpretazioni. Il condizionale, però, è d’obbligo. Perché, in realtà, la situazione è più articolata e le accuse rischiano di fondarsi sulle sensazioni, e meno su dati effettivi. Ciò avviene anche per responsabilità dello stesso sindacato: non esiste, infatti, una aggiornata raccolta dei dati anagrafici dei loro aderenti che possa dimostrare o smentire queste tesi. Per una riflessione più meditata, allora, dobbiamo affidarci ad alcune ricerche realizzate – ancora alla fine degli anni ’90 – dalla Fondazione Corazzin di Venezia, che proprio su questi temi sondò ripetutamente i lavoratori dipendenti (iscritti e non iscritti ad un sindacato), sia per conto della Cgil sia della Cisl nazionali. I risultati offrirono spunti interessanti che articolano i soliti luoghi comuni. Da un lato, effettivamente un appeal contenuto del sindacato verso le nuove generazioni è dimostrato dalla minore presenza delle fasce più giovani rispetto alle più adulte. Gli ultraquarantenni risulterebbero avere, infatti, una quota percentuale sovradimensionata fra gli iscritti, rispetto alla loro effettiva consistenza sull’universo dei lavoratori. Dall’altro lato, però, fra gli iscritti alle tre confederazioni, quasi la metà aveva un’età inferiore ai 40 anni. Dunque, le nuove generazioni sono presenti in modo consistente. L’apparente paradosso è giustificato dal fatto che l’iscrizione al sindacato non giunge appena entrati nel mondo del lavoro (che più spesso avviene nelle piccole imprese, dove il sindacato è assente), ma più avanti nel tempo e in corrispondenza all’ingresso nelle imprese di più grandi dimensioni. O quando il lavoratore deve affrontare problemi legati alla propria condizione. Quindi, in assoluto sono effettivamente meno rappresentate le nuove generazioni, ma fra gli iscritti vi è un equilibrio fra le stesse. Al di là degli stereotipi fuorvianti, quindi, restano almeno due ordini di problemi per il sindacato. Il primo attiene alla rappresentatività che le giovani generazioni iscritte al sindacato possono trovare presso i gruppi dirigenti. Le biografie professionali, le culture del lavoro che i giovani esprimono sono diverse dalle generazioni precedenti, e faticano a trovare canali di sbocco. Tant’è che le organizzazioni con difficoltà trovano giovani disponibili ad assumere ruoli di responsabilità. Il secondo problema attiene alle caratteristiche dei molti giovani che il sindacato iscrive. Con più facilità il profilo sociale dei giovani lavoratori iscritti ricalca quello dei più anziani: maschio, mansioni manuali, basso titolo di studio. Quindi, restano ai margini le nuove leve del mercato del lavoro, i giovani con titoli di studio più elevati, le donne, le mansioni impiegatizie. Insomma, il sindacato fatica ad aggregare al di fuori delle mura tradizionali, dai luoghi di lavoro consolidati. Iscrivere una persona, quando i sentimenti di appartenenza e identità anche sul lavoro vengono meno, non è semplice. La sfida per il sindacato è, però, di natura culturale, nei confronti delle nuove immagini e aspettative sul lavoro. La rivisitazione e una diversa declinazione dei propri valori tradizionali sul lavoro costituisce il percorso che gli consentirà di comunicare oltre i propri confini tradizionali.