“Commenti&Analisi” La scommessa della vera formazione (M.Tiraboschi)

19/10/2004

            martedì 19 ottobre 2004

            sezione: PRIMA – pag: 1e 23
            La scommessa della vera formazione
            di MICHELE TIRABOSCHI
            Potrà non piacere a molti. Ma non si può certo dire che il Welfare sia stato reticente rispetto ai numerosi e delicati nodi interpretativi che solleva la messa a regime del nuovo apprendistato. Di chiarimenti, invero, non vi sarebbe stato bisogno, perché ancora mancano le regolamentazioni regionali che devono rendere operativo l’istituto. Tanto più che la stessa legge Biagi chiarisce, senza ombra di dubbio, che, in attesa delle normative regionali, continuano ad applicarsi le "vecchie" disposizioni

            Già operativa è, infatti, unicamente la disciplina dell’apprendistato per l’acquisizione di un diploma o per percorsi di alta formazione. Un apprendistato di nicchia, e per numeri relativamente contenuti, rispetto al quale è stato possibile avviare in alcune regioni (Veneto, Lombardia, Emilia-Romagna e Liguria) le prime sperimentazioni nei limiti e alle condizioni dell’articolo 50 del decreto legislativo 276/03. Ancora al palo sono, invece, le altre due tipologie di apprendistato: il professionalizzante e, in attesa della definitiva attuazione delle deleghe della legge Moratti, quello per l’espletamento del diritto-dovere di istruzione e formazione.

            Vero è, tuttavia, che la prassi operativa ha cercato di anticipare i tempi della riforma. E questo fino al punto di prospettare, in alcuni Ccnl e sotto la pressione del contestuale venir meno del contratto di formazione e lavoro, forme ibride di apprendistato che, nel soprapporre la nuova disciplina alla vecchia, intendono beneficiare sin da subito delle opportunità della riforma Biagi, soprattutto per quanto attiene alla durata del contratto e alla età dell’apprendista. La situazione di grave confusione e incertezza, determinata da questi interventi della contrattazione collettiva, ha obbligato il ministero a intervenire per chiarire due punti fondamentali.

            In primo luogo, e nonostante difformi interpretazioni contenute in alcuni Ccnl, la disciplina dell’apprendistato professionalizzante, che è l’istituto di maggiore interesse per lavoratori e imprese, non è allo stato operativa, in quanto ancora manca la disciplina regionale dei profili formativi, da definirsi d’intesa con le parti sociali. A questa disciplina è, infatti, subordinata la piena applicabilità dei profili normativi definiti a livello nazionale, alla stregua di legislazione di cornice, nell’ambito del decreto 276/03. Un monito questo, a ben vedere, che vale anche con riferimento alle intese in via di definizione sul tavolo interconfederale dell’apprendistato, che dunque non risulta legittimato a disporre dei profili formativi dell’istituto — e cioè tipo e grado di formazione, competenze e profilo del tutor, certificazione della formazione — perché materie di competenza regionale. Affermazione questa di non poco momento, solo se si considera che i benefici economici che accompagnano l’apprendistato potranno essere riconosciuti solo in relazione a ipotesi contrattuali pienamente conformi alla lettera e allo spirito della legge. Nè potranno peraltro essere considerate legittime quelle norme contenute in alcuni Ccnl che risultano finalizzate a subordinare la stipula del contratto di apprendistato (ma alcuni Ccnl parlano anche del contratto di inserimento) all’iscrizione all’ente bilaterale o ad altre condizioni non espressamente previste dal legislatore.

            In secondo luogo, e al fine di sollecitare una rapida messa a regime del nuovo apprendistato, la circolare 40/04 ha peraltro cura di ricordare che le Regioni, nell’ambito delle competenze loro attribuite dalla Costituzione, potranno in ogni caso rendere agevolmente operativo anche l’apprendistato professionalizzante dando luogo a quelle regolamentazioni, non necessariamente nella forma della legge regionale, che consentano, almeno in via transitoria e per l’avvio delle prime sperimentazioni, di definire i profili formativi dell’istituto.

            Un chiarimento importante, questo, che dovrebbe orientare almeno alcune Regioni a rompere gli indugi e a pervenire in tempi relativamente brevi alla messa a regime di uno strumento che, oggi più che nel passato, si rileva decisivo per l’attivazione di canali agevolati ed economicamente sostenibili di ingresso dei giovani nel mercato del lavoro con contratti di qualità.

            Ciò non significa, peraltro, che l’apprendistato sia destinato a diventare un surrogato del vecchio contratto di formazione e lavoro. Un contratto imperniato, cioè, sullo scambio tra una formazione apparente o "cosmetica" — come erroneamente ritenuto da alcuni osservatori — a fronte del riconoscimento di una quota significativa di sgravi contributivi. È ancora una volta la circolare 40/04 a ricordare la centralità dei percorsi di formazione nel nuovo apprendistato, con la novità, non di poco conto, che il legislatore prevede ora un monte minimo di "formazione formale" e non più necessariamente di formazione esterna alla azienda. Una formazione che sia, cioè, concretamente effettuata nel rispetto di canoni codificati di verificabilità e certificabilità, secondo le modalità che saranno definite dalle future normative regionali, poco importa se dentro o fuori l’impresa.

            E che l’investimento in formazione debba essere effettivo lo dimostra ampiamente il regime sanzionatorio, là dove condiziona il godimento dei benefici economici all’esatto adempimento dell’obbligo formativo. L’inadempimento formativo imputabile al datore di lavoro, infatti, ha ora una conseguenza pesantissima e cioè l’obbligo di versare all’Inps la differenza tra la contribuzione versata e quella dovuta con riferimento al livello di inquadramento contrattuale superiore che sarebbe stato raggiunto dal lavoratore al termine del periodo di apprendistato, maggiorata del 100 per cento.

            Se queste condizioni saranno rispettate sul piano delle prassi operative e amministrative sarà presto possibile assistere a un importante mutamento di funzione dell’apprendistato, che da mero espediente per l’acquisizione di forzalavoro a basso costo potrà diventare il primo gradino della formazione continua, quale bacino privilegiato per l’inserimento in azienda dei giovani e secondo percorsi di lavoro certificati e di qualità.