“Commenti&Analisi” La salumeria tributaria (M.Riva)

30/09/2004


            giovedì 30 settembre 2004

            Pagina 1 e 18 – Commenti
             La salumeria tributaria di Berlusconi e Siniscalco

            MASSIMO RIVA

            La cura finanziaria del governo Berlusconi-Siniscalco ricorda molto da vicino i foglietti illustrativi ? chiamati d´abitudine "bugiardini" ? di quei farmaci che promettono di guarire una quantità di malanni ma, il più delle volte, servono soltanto a tamponare i sintomi più vistosi della malattia. Per giunta, nel caso specifico, con una differenza in peggio rispetto a quei cartoncini millantatori: l´assenza di ogni cenno alle controindicazioni della terapia offerta. La prima e più evidente delle quali riguarda proprio il nodo del taglio delle tasse, che il premier continua a indicare come la bussola del suo programma. Infatti, accadrà che ? al fine di evitare che il presidente del Consiglio perda la faccia al riguardo ? gli italiani saranno chiamati a pagare per altre vie ben più di quanto sarà loro (forse) restituito con la revisione delle aliquote Irpef.

            L´articolazione di questa stangata ? che meriterebbe di essere ribattezzata "paghi due e prendi uno" ? è la controprova che la linea del governo, anche dopo la cacciata di Giulio Tremonti, non sa emanciparsi dal duplice vizio dell´illusionismo contabile e della scaltrezza politica partigiana. Così, mentre alta nell´aria si lascia volare la promessa dei tagli all´Irpef, da subito si annuncia che lo stop alla spesa degli enti locali sarà compensato con la caduta del blocco alle addizionali regionali e il via libera degli aumenti dell´imposta comunale sulle case, con correlato ritocco all´insù di alcuni valori catastali e della tassa sui rifiuti.

            Davvero non si fa fatica a collegare simili trovate con l´esito del recente voto amministrativo che ha visto ampi successi del centrosinistra, oltre che con la prospettiva delle prossime regionali per le quali evidentemente a Palazzo Chigi non si nutrono grandi speranze di vittoria. Insomma, a se stesso Berlusconi ritaglia la parte del governante munifico che riduce le tasse, mentre a sindaci e presidenti di Regione (per lo più di parte politica avversa) addossa il compito di fare la faccia feroce con i contribuenti. I quali si troveranno così al centro di un´ingannevole partita di giro, dovendo versare con una mano quello che forse riceveranno con l´altra.


            Ma, sempre in tema fiscale, un´altra sorpresa verrà dall´intervento che è stato denominato di «manutenzione del gettito», dal quale ci si ripromette di ricavare la consistente cifra di sette miliardi, quasi un terzo dell´intera manovra e comunque un miliardo tondo in più dei sei che si dice di voler restituire con i tagli dell´Irpef. Più che di manutenzione si dovrebbe parlare forse di un´opera di «salumeria tributaria» in quanto s´insaccano alla rinfusa misure diverse, che vanno dalla rivalutazione degli studi di settore ovvero delle basi imponibili per il reddito dei lavoratori autonomi alla ridefinizione dell´istituto del concordato preventivo.


            Poiché agirà su un´area di redditi, dove più facile è l´evasione fiscale, un tale giro di vite non sarebbe da censurare, sempre che gli interessi elettorali del centrodestra non finiscano per svuotare questi propositi.


            Rimane, in ogni modo, il fatto che i sette miliardi di entrate da questo fronte sommati agli inevitabili aumenti delle addizionali regionali e dell´Ici faranno crescere sì il gettito, ma impedendo una significativa riduzione della pressione fiscale complessiva. Morale: la favola berlusconiana sul taglio delle tasse per rilanciare i consumi privati e quindi accelerare il volano dell´economia risulta così strangolata in culla per mano del suo stesso autore.


            Quanto alla riduzione della spesa pubblica con il celebrato tetto del due per cento, a ben vedere, si resta sempre fra color che son sospesi. Intanto è da chiarire come si possa far agire questo vincolo se non con norme sostanziali che taglino le fin troppo numerose leggi di spesa. Poi c´è da considerare che quel due per cento è nominale. Quindi, con un´inflazione che (petrolio permettendo) sarà circa allo stesso livello, implica di fatto una crescita zero delle spese: è lecito dubitare della fattibilità di un simile proposito in un paese nel quale la maggior parte delle uscite sono a titolo di salari e stipendi. Infine, va ricordato che dal rispetto del tetto sono state esentate voci di spesa particolarmente pesanti, come previdenza e sicurezza: ragione di più per considerare un obiettivo ad alto rischio l´atteso risparmio di sette miliardi. Di conseguenza anche tutti i traguardi indicati in tema di deficit, fabbisogno e avanzo primario: che sono poi la vera pagella del buono o cattivo governo.


            P. S. Una parola a parte merita la tegola della polizza anticalamità per le case. C´è una questione di stile istituzionale: non fa un bel vedere che simile decisione venga assunta da un Consiglio dei ministri presieduto da chi ha cospicui interessi in campo assicurativo. C´è da sperare che agli italiani sia almeno risparmiato l´obbrobrio di una vendita di queste polizze da parte delle imprese berlusconiane attraverso la rete degli uffici postali dello Stato.