“Commenti&Analisi” La riforma Biagi è stata una vera rivoluzione culturale (N.Forlani)

22/10/2004


           
           
           
           
          Numero 253, pag. 1
          del 22/10/2004
           
          La riforma Biagi è stata una vera rivoluzione culturale
          di Natale Forlani
          a.d. di Italia Lavoro
           
          A un anno dalla sua entrata in vigore, quasi tutte le procedure per l’applicazione concreta della riforma Biagi sono state completate. Ma, soprattutto, c’è stato un cambiamento culturale e, per la prima volta, in Italia si è cominciato a discutere di mercato del lavoro sul serio. Ma non si può pretendere che, ad appena un anno dal varo della legge, abbiano già prodotto risultati i nuovi strumenti introdotti e ancora poco conosciuti. Peraltro, l’applicazione delle norme in alcuni casi è immediata, mentre per la maggior parte ha richiesto decreti e circolari attuative, per non parlare dei rimandi alle parti sociali. Tutto questo accanimento rispetto ai risultati della riforma, che ha campi di intervento complessi e una prospettiva di lungo periodo, mi sembra quindi quanto meno improprio. Basti pensare che la legge Treu ha impiegato tre anni per produrre effetti.

          A distanza di un anno, comunque, le procedure per l’attuazione della legge sono state avviate. A partire dall’abilitazione delle nuove agenzie per il lavoro, che opereranno a tutto campo con gli altri soggetti autorizzati a svolgere attività di intermediazione. Sono operativi i contratti a progetto, per i quali è stato stabilito un regime transitorio di un anno e, quindi, gli effetti si cominceranno a vedere dalla fine di ottobre in poi. Per altre tipologie, invece, ci vorrà più tempo. Il tempo richiesto non solo dai numerosi rimandi alla contrattazione collettiva ma, soprattutto, per la conoscenza dei nuovi strumenti.

          Da gennaio, inoltre, partiranno i primi nodi della Borsa continua nazionale del lavoro. Dopo la fase preparatoria e gli adempimenti propedeutici, siamo ormai pienamente operativi. E, su questo fronte, Italia Lavoro sta dando un contributo fondamentale nella qualificazione dei servizi e nella creazione di standard tecnici per la rilevazione della domanda e dell’offerta di lavoro. Abbiamo già stipulato accordi con dieci regioni e 42 province italiane e contiamo di completare la rete nazionale entro il 2005. Il sistema, infatti, non è più solo teorico, ma è in atto e obbliga tutti a fare i conti con l’innovazione.

          Ma quello che veramente ha prodotto fin da questo primo anno di vita la riforma Biagi è un vero e proprio cambiamento culturale. È cambiato l’approccio verso il tema del mercato del lavoro e questo è il risultato della legge 30 e del Patto per l’Italia. Giuste o sbagliate che siano le tipologie contrattuali scelte, è fuori discussione che il problema doveva essere affrontato innovando la struttura del mercato del lavoro. Oggi, proprio di questo si è ricominciato a discutere, cioè di tutto quello che in Italia fino agli anni 90 era considerato tabù. Se l’operazione riformatrice avviata dal 1996 non è stata completamente adempiuta, evidentemente qualche problema c’è. A sbloccare la situazione è stata proprio la legge Biagi.

          Le imprese continuano ad assumere, anche se la crescita economica è bassa e ora hanno a disposizione strumenti nuovi e più flessibili.

          Fino a poco tempo fa, l’occupazione era considerata una variabile dello sviluppo. Cosa vera fino a un certo punto. Può, infatti, avvenire anche il contrario, come succede adesso, con un aumento dell’occupazione ma una bassa crescita dell’economia. La sfida decisiva, però, per raggiungere gli obiettivi di Lisbona fissati dall’Unione europea per il 2010 è quella di fare un maggiore sforzo per recuperare nel mercato del lavoro donne, giovani, anziani e Sud, nella consapevolezza che la rivoluzione del mercato del lavoro, in Italia, è già in corso. (riproduzione riservata)