“Commenti&Analisi” La previdenza complementare non convince gli italiani (M.Pellizzari-F.Fasani)

22/07/2004

        giovedì 22/7/2004
        sezione: IN PRIMO PIANO – pag: 2

        E la previdenza complementare non convince gli italiani
        MICHELE PELLIZZARI E FRANCESCO FASANI*
        * ricercatori della Fondazione Debenedetti
        Grazie alle indagini svolte per la Fondazione Debenedetti, è possibile analizzare altri aspetti dell’evoluzione delle opinioni degli italiani in materia previdenziale. L’indagine conferma la sensazione diffusa che provvedere al proprio sostentamento durante gli anni della pensione sia sempre più complicato: la grande maggioranza degli intervistati (78%) si dichiara preoccupato per quella che sarà la propria situazione finanziaria negli anni del pensionamento. Nonostante questo generale timore, tuttavia, gli italiani continuano a voler andare in pensione relativamente presto: nel 2004 gli i ntervistati che indicano di voler ritirarsi dal lavoro prima dei 60 anni sono circa il 64%, in netto aumento rispetto al 52% del 2001.

        Date queste preoccupazioni e questi desideri, come pensano gli italiani di finanziare i loro consumi dopo il pensionamento? Confidando nella pensione pubblica. Negli anni dal ’98 al 2004 è progressivamente e costantemente aumentata la fiducia nel sostegno economico garantito dalle pensioni pubbliche, a scapito della previdenza complementare. Oggi la stragrande maggioranza degli italiani (76%) ritiene che la pensione pubblica rappresenterà la fonte di reddito più importante durante gli anni del pensionamento. Erano solo il 54% nel ’98. Gli sforzi degli ultimi anni per incentivare i piani di previdenza complementare e per spostare parte della responsabilità di pianificare gli anni del pensionamento dallo Stato al cittadino appaiono, perciò, ben lontani dalle attuali preferenze degli italiani. Non solo prevale lo scetticismo sull’utilità e convenienza degli schemi pensionistici privati — oltre il 55% degli intervistati, sia nel 2001 che nel 2004, ritiene che essi siano meno vantaggiosi di quelli pubblici — ma anche l’idea che occorra porre maggior responsabilità sul lavoratore nel provvedere al proprio futuro previdenziale raccoglie un consenso limitato (solo il 40% degli intervistati). Gli italiani, quindi, non sembrano intenzionati a sollevare lo Stato dal suo tradizionale ruolo di garante della sicurezza sociale.

        Naturalmente, l’acceso dibattito sul futuro della previdenza pubblica degli ultimi anni ha evidenziato i problemi di sostenibilità del sistema e gli italiani sembrano esserne coscienti. Infatti, tra il 2000 e il 2004 è costantemente aumentata la frazione di coloro che ritengono che lo Stato dovrebbe aumentare tasse e contributi per aumentare la spesa sociale: dal 17% del 2000 a quasi il 30% del 2004. Specularmente, si riduce la percentuale di coloro che propendono per una riduzione generalizzata di tasse e spesa, mentre resta maggioritario (circa il 43% nel 2004) il "partito" di coloro che sostengono il mantenimento dello status quo.

        Questi dati evidenziano, dunque, un profondo divario tra le preferenze degli italiani in materia previdenziale e gli indirizzi principali delle riforme passate e in fieri. Non sorprende allora che soltanto il 14% degli intervistati si senta rappresentato dal Governo nel dibattito sulle pensioni, mentre oltre il 40% riconosca nelle posizioni dei sindacati quelle che maggiormente tutelano i loro interessi.