“Commenti&Analisi” La partita si gioca sul tavolo dei contratti (L.Paolozzi)

30/09/2004


            giovedì 30 settembre 2004

            sezione: ECONOMIA ITALIANA – pag: 1 e 19

            LA PARTITA DEI CONTRATTI
            I L GOVERNO DEVE DARE IL BUON ESEMPIO
            La partita si gioca sul tavolo dei contratti
            LUCA PAOLAZZI

            Dove andrà l’inflazione? Dopo aver ricevuto l’inattesa, e perciò più gradita, riduzione settembrina, è naturale domandarsi se è stata un episodio passeggero oppure se vi saranno ulteriori raffreddamenti nel costo della vita. Alla risposta è agganciata una buona fetta della ripresa dell’economia, per quella parte che riguarda il rilancio dei consumi, giacché i rincari hanno finora impedito agli aumenti retributivi di tradursi in maggiore potere d’acquisto.
            Si può guardare al futuro inflazionistico da due punti vista: quello delle tendenze in atto e quello delle determinanti inflattive. Entrambe sono importanti nel forgiare le decisioni di politica economica, a cominciare dai rinnovi contrattuali.

            L’andamento recente dice che la discesa di settembre non è spiegata solo dal buon comportamento dei listini nell’ultimo mese, ma è stato "preparato" da una perdita di velocità iniziata a maggio. Tanto che durante l’estate l’incremento dei prezzi, tolti i fattori stagionali, è stato di appena lo 0,4%, pari a un passo annuo dell’1,6%, minore del 2,1% tendenziale.

            Ciò significa due cose. Anzitutto, che ci sono forze nel sistema economico che stanno agendo in direzione di ulteriori ribassi inflattivi (vedremo dopo quali). Accentuato dal momentaneo calo delle quotazioni del greggio (che giocheranno in senso opposto a ottobre). Eppoi, che l’obiettivo governativo di un’inflazione all’1,6% nel 2005 è tanto poco realistico da essere stato già raggiunto! Il risultato va sicuramente consolidato: opera non facile, considerato vi sarà l’anno venturo un contesto di (sperabile) maggiore vivacità della domanda e di pieno dispiegamento delle ricadute dello shock petrolifero. Ma non è una missione impossibile.

            Qui il discorso passa al punto di vista delle determinanti e del loro governo. E bisogna guardare a costi, concorrenza e pressione della domanda. Il blocco dei prezzi, con l’accordo raggiunto a livello nazionale, in primo luogo agisce nei mesi autunnali e inoltre ha una funzione temporanea e psicologica, con effetti che, se non si mette mano alle cause di fondo, vengono presto dispersi; o addirittura si trasformano in un boomerang, qualora la compressione dei margini dia luogo a rincari marcati una volta finito il blocco.

            Tra le vere determinanti, c’è stato un contributo calmieratore dalla prudenza della spesa delle famiglie. Che ha acuito la competizione tra produttori e tra commercianti. In futuro questo contributo verrà meno, se si concretizzerà la ripresa dei consumi. A maggior ragione, quindi, è opportuno agire sul rafforzamento della concorrenza, facendo leva sulla maggiore competizione che si è già creata (in ciò il patto è, come ha rilevato Tesauro, presidente dell’Antitrust, potenzialmente collusivo e controproducente).

            A partire dall’inizio del 2001, ossia da quando l’andamento dell’economia è peggiorato, i costi unitari sono cresciuti sistematicamente più dei prezzi nell’industria (si veda il grafico) e quanto i prezzi in buona parte dei servizi. Una volta operato sulla concorrenza, è sui costi che si deve agire per governare l’inflazione nel 2005. E in un Paese trasformatore come l’Italia il costo principale è quello del lavoro. Perciò la partita dell’inflazione si gioca al tavolo dei prossimi contratti. E spetta al Governo dare il buon esempio.