“Commenti&Analisi” La Nato che verrà – di T.L.Friedman

31/03/2003

           
          LUNEDÌ, 31 MARZO 2003
           
          Pagina 19 – Commenti
           
          La Nato che verrà
           
           
           
           
          THOMAS L. FRIEDMAN

          ORA che siamo in guerra, trovo opportuno fare un piccolo passo indietro. Così la settimana scorsa mi sono recato alla sede della Nato a Bruxelles e devo confessare che da lì il colpo d´occhio è stato illuminante. Ciò che credo di aver capito è che sono in atto dei cambiamenti storici epocali. Ecco come potrei sintetizzarli: l´11 settembre è stato l´inizio della Terza guerra mondiale, alla Pearl Harbour; l´invasione americana dell´Afghanistan è stata la prima reazione, come lo fu la campagna in Africa del Nord; l´invasione dell´Iraq è paragonabile al D-Day, e, infine, attualmente assistiamo alla creazione di un qualche tipo di nuova potente struttura globale.
          In questo cruciale momento storico, ci troviamo nuovamente alle prese con un mondo bipolare, solo che questa volta lo spartiacque non è più tra Est e Ovest, ma tra Mondo dell´Ordine e Mondo del Disordine. La vera sorpresa, però, è un´altra: lo strumento decisivo col quale il Mondo dell´Ordine cercherà di affrontare le minacce provenienti dal Mondo del Disordine sarà ancora una volta la Nato. Tuttavia in questa nuova Nato allargata la Russia sostituirà la Francia e la regione nella quale la nuova Nato dirigerà le sue forze di peacekeeping slitterà da Est verso Sud. Sì, la Nato continuerà ad avere sede in Europa, ma i suoi primari teatri operativi saranno i Balcani, l´Afghanistan, l´Iraq e forse la frontiera arabo-israeliana.
          No, non sto dando i numeri. Ecco che cosa sta accadendo: sin dall´inizio dell´invasione americana dell´Afghanistan, singoli paesi si sono accollati la responsabilità di fornire i 5.700 uomini della forza di peacekeeping di stanza a Kabul. Si tratta di un impegno molto oneroso per un singolo paese, e oltretutto l´avvicendamento dei reparti militari ogni sei mesi è assai poco pratico. Eppure è così che ha voluto Bush, che non aveva alcuna intenzione che le sue truppe da combattimento o quelle addette al processo di nation building si trovassero tra i piedi la Nato. A febbraio, però, il presidente Bush ha riferito al capo della Nato, lord Robertson, che a partire da agosto gli Stati Uniti sarebbero lieti di veder subentrare stabilmente la Nato nel compito di peacekeeping e di vederla altresì collaborare al fianco delle truppe di combattimento statunitensi. Se ciò fosse approvato, sarebbe la prima volta che la Nato opererebbe fuori dall´Europa, nel cuore del mondo musulmano.
          La Francia si oppone a questa idea, perché vorrebbe che la Nato, il puntello della presenza militare americana in Europa, avvizzisse. Altri membri importanti della Nato, però, approvano questa idea e ciò che mi sembra davvero interessante è che i russi abbiano detto che prenderebbero anche loro in considerazione l´idea di inviare un reparto, nel contesto di una partnership Nato-Russia. Perfino i cinesi hanno ammiccato la loro approvazione. Entrambe queste grandi potenze si sono sentite minacciate dal caos di alcune aree dell´Asia centrale e del Medio Oriente. Se la Francia li intralciasse, i funzionari della Nato dicono che non avrebbero molti problemi a farne a meno.
          Ciò che gli Stati Uniti stanno facendo in Afghanistan è "internazionalizzare" il processo di nation building, perché abbiamo scoperto, molto semplicemente, che da soli non possiamo farcela. Alla fine, potremmo dover fare la stessa cosa anche in Iraq. Ecco quanto Blair è venuto a dire a Bush la settimana scorsa. Il team di Bush insiste col ribadire che questa stolida alleanza che ha messo insieme per combattere la guerra in Iraq sia multilaterale e pertanto sia un equivalente morale delle Nazioni Unite. Sciocchezze. A parte l´Inghilterra, quest´alleanza ce la siamo comperata. Quasi tutti i governi che vi fanno parte operano senza il sostegno dei loro popoli. È già abbastanza difficile combattere questa guerra senza una legittimità internazionale, ma cercare di occuparsi della fase di nation building senza di essa potrebbe rivelarsi ancora più problematico. Nonostante tutto, Washington ha ragione su un punto. In Iraq il nation building non può essere affidato all´Onu, non può essere realizzato da un´organizzazione. Pertanto ciò di cui alla fine avremo bisogno in Iraq è una forza di peacekeeping plausibile, che sia multilaterale, legittimata, e al tempo stesso capeggiata dagli Stati Uniti. Questo ci riporterà alla Nato, forse in partenariato con alcuni eserciti arabi e musulmani. Questa non è più la Nato dei tempi dei nostri nonni: quella pattugliava la frontiera tedesco-sovietica. Questa vigilerà a Kabul e a Bagdad. La trasformazione in atto nella Nato potrebbe rivelarsi radicale. Il capo della Nato, lord Robertson quest´anno andrà in pensione. Candidato alla sua successione è il ministro alla difesa norvegese, una donna, Kristin Krohn Devold. Quindi tenetevi pronti ad un titolo alla Cnn di questo tenore: «Oggi le forze della Nato, per la prima volta guidata da una donna e comprendente anche un reparto russo, sono subentrate nelle operazioni di peacekeeping in Afghanistan, in attesa di subentrare come forze di peacekeeping in Iraq. La Francia si è rifiutata di prendervi parte». È proprio vero, forse stiamo assistendo alla creazione di un mondo nuovo. No, non sto dando i numeri.

          Traduzione di Anna Bissanti