“Commenti&Analisi” La marcia in più del commercio (R.Gallo)

10/05/2004

        sezione: COMMENTI E INCHIESTE
        data: 2004-05-08 – pag: 10
        autore: di RICCARDO GALLO

        Dopo la riforma del ’98, la quota dei big è cresciuta fino al 41% creando aziende ad alta redditività Per i piccoli operatori una sfida difficile ma non impossibile: il mercato lascia ancora uno spazio
        La marcia in più del commercio

        Negli ultimi cinque anni, dopo la riforma del commercio del 1998, la grande distribuzione si è rafforzata, ha accresciuto le proprie quote di mercato sottraendo spazio alle imprese tradizionali. Il suo giro d’affari che nel 1998 rappresentava il 28% della distribuzione totale lo scorso anno ha superato la quota del 40 per cento. Ciò è stato ottenuto anche grazie all’apertura di nuovi esercizi commerciali in numero (dai 46 nel 2000 ai 100-150 in ciascuno degli anni 2001-2003) percentualmente più elevato dei nuovi esercizi di vicinato (dai 57mila nel 2000 ai 65-70mila dopo).

        Un’analisi del bilancio aggregato delle imprese grandi e di quelle medie della distribuzione al dettaglio, pubblicato da Mediobanca, dimostra che la crescita del loro giro d’affari è stata accompagnata da un netto miglioramento gestionale, economico e finanziario. Il rapporto tra il valore aggiunto e il fatturato netto, che misura la ricchezza generata, è salito dal 17% del 1998 al 18,5% del 2002. La produttività, espressa in termini di valore aggiunto per addetto, è salita da 37 euro nel 1996 e 39 euro nel 1998 fino a 43,6 euro nel 2002. Quanto all’efficienza del capitale circolante, essa è rimasta costante, poco più del 14% del fatturato netto, corrispondente a un mese e mezzo circa.

        Le medio-grandi imprese della distribuzione al dettaglio si sono rafforzate anche dal punto di vista finanziario. A ogni euro di capitale di rischio, fino al 1998 corrispondevano un euro e mezzo presi a prestito. Negli anni successivi i debiti sono percentualmente diminuiti, fino a che nel 2002 il loro rapporto rispetto al capitale di rischio è sceso molto sotto l’unità. La liquidità totale, invece, non è migliorata granché, essendo l’attivo corrente rimasto pari ad appena metà del passivo a breve.

        La redditività delle vendite nella prima metà degli anni 90 si aggirava intorno all’1,5 per cento. Nel 1998 era già salita al 2,3 per cento. Nel 2002 ha superato il 3 per cento. Anche la redditività del capitale di rischio è migliorata, sia pure con sbalzi da un anno all’altro, e una punta massima di oltre il 10% nel 2000.

        Se si ripete per le singole imprese grandi e per quelle medie l’analisi condotta per l’intero settore, si trovano risultati a volte sorprendenti. Mentre, per esempio, la Soc. Italiana Bricolage, la F.lli Poli e l’Ikea vantavano nel 2002 il più alto valore aggiunto rispetto al fatturato netto (tra il 25 e il 30%), si scopre che la Conad quell’anno aveva un valore aggiunto pressoché nullo. La produttività più alta era dell’Ikea e di Supermarkets Italiani. Quest’ultima era assieme alla F.lli Poli la più efficiente e con Aligrup e Bennet la più liquida. Sotto il profilo finanziario Il Gigante e Stanhome erano i meno indebitati, mentre Aspiag It., Coin e Conad lo erano troppo (cinque euro presi a prestito per ogni euro di capitale di rischio). Ikea e Bennet avevano la redditività migliore, Coin i risultati peggiori.

        Ci si chiede quanto la grande distribuzione contribuisca a far crescere meno i prezzi al consumo. Ebbene, se si elaborano i dati forniti da ACNielsen e Istat, si scopre che le variazioni tendenziali dei prezzi al consumo dei prodotti venduti dalla grande distribuzione sono rimaste negli ultimi due anni sotto il 3% e nei primi mesi di quest’anno intorno al 2%, al di sotto quindi del tasso di inflazione. Le variazioni tendenziali dei prezzi al consumo dei beni di largo consumo sono costantemente maggiori.

        I giovani imprenditori di esercizi tradizionali si trovano ad affrontare una sfida molto ardua ma importantissima per tutta l’economia italiana: competere con grandi gruppi aggressivi, efficienti, finanziariamente solidi, redditivi, capaci di convincere i consumatori anche sul piano dei prezzi. Ma il Paese ha bisogno anche di loro.


        sezione: COMMENTI E INCHIESTE
        data: 2004-05-08 – pag: 10
        autore:
        L’evoluzione
        La distribuzione al dettaglio negli ultimi sei anni
        Trasformazione. Dopo la riforma del commercio la distribuzione al dettaglio è stata protagonista di una serie di mutamenti. In particolare dal 1998 al 2002:
        1 il valore generato è cresciuto dal 17 al 18,5 per cento
        2 la produttività — espressa in termini di valore aggiunto per addetto — è aumentata dal 39,1 a 43,6 euro
        3 l’efficienza è rimasta stabile (circolanti pari al 14,5% del giro d’affari) 4 la liquidità è rimasta stabile
        5 l’indebitamento finanziario è diminuito in percentuale del capitale di rischio
        6 la redditività delle vendite è aumenta da 2,3 a 3,1 per cento
        7 la redditività del capitale di rischio è aumentata sia pure con sbalzi da un anno all’altro (con una punta massima di oltre il 10% nel 2000)