“Commenti&Analisi” La liquidazione in Borsa? Italiani poco convinti (M.Sodano)

26/07/2005
    martedì 26 luglio 2005

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    DECOLLA SENZA ENTUSIASMI LA NUOVA PREVIDENZA COMPLEMENTARE

      La liquidazione in Borsa? Italiani poco convinti

        Ma banche e assicurazioni si stanno contendendo le esclusive con le aziende

        analisi
        Marco Sodano

          TACERE e assentire, ovvero trasferire il Tfr – la liquidazione – nei fondi chiusi. Parlare e quindi dissentire: lasciarlo dov’è, nelle casse dell’azienda, o preferire un fondo individuale stipulato sulla falsariga delle pensioni complementari già in commercio. La variabile che i professionisti – del welfare e della finanza – fanno più difficoltà a prevedere è la scelta dei lavoratori: per la riforma del Tfr sarà l’ultima verifica e la più importante.

          Il ministro Maroni quantifica il Tfr in 10 miliardi l’anno e si dice sicuro che «in pochi anni» tutti preferiranno i fondi. Gli analisti finanziari, più prudenti, dicono che nel 2006 i fondi raccoglieranno un miliardo e mezzo: ma bisogna calcolare i sei mesi di avvio della riforma – il periodo del «silenzio-assenso» – e tener presente che ai fini della raccolta il 2006 sarà un anno dimezzato. Il segretario della Cgil Guglielmo Epifani sostiene che gli italiani «nell’incertezza non cambieranno» e quasi tutto resterà com’è. Le imprese sono preoccupate: oggi hanno in cassa dieci miliardi, domani non si capisce come funzioneranno i «meccanismi di compensazione» promessi dal governo. Il ministro del Tesoro Domenico Siniscalco, dal canto suo, ha spiegato che la riforma del Tfr è «indispensabile» per garantire la crescita dell’1,5% che il governo ha già promesso alla Commissione Europea.

          Banche ed assicurazioni sono già al lavoro. Nel comparto dei fondi individuali ma anche – soprattutto – in quello dei fondi negoziali, la fetta più grossa e saporita della torta: nel primo caso bisogna scovare, e poi convincere, i clienti uno per uno. Molto meglio la seconda ipotesi: chiudere una trattativa – magari più difficile, parteciperanno anche aziende e sindacati – che vale tutto il Tfr di una grande azienda o, magari, di tutta una categoria.

          I manager preparano prodotti pensati in grande scala e hanno già avviato contatti con le aziende e i sindacati di categoria per sondare il terreno (capacità contributiva, esigenze, attese). Hanno dalla loro la possibilità di far leva sul punto più contestato della riforma, le famigerate «compensazioni» che dovrebbero tornare alle imprese in forma di credito agevolato per recuperare il denaro perduto del Tfr: le banche non vogliono sentir parlare di credito «automatico». Certo, però, se riusciranno a intercettare le liquidazioni di un’azienda con una mano, saranno più inclini ad aprire linee di credito con l’altra.

          Le assicurazioni fanno pressione anche per allargare la tabella delle società ammesse alla gestione dei fondi. Per ora c’è il «ramo» 6 (gestione fondi pensione), si vorrebbero far entrare anche l’1 e 5 (assicurazione vita, durata e operazioni di cartolarizzazione). I numeri, in verità, dicono un gran bene dei fondi: secondo una simulazione della Covip (la commissione che vigila sulle forme di pensione complementare), nel confronto tra la rivalutazione del Tfr e il rendimento dei fondi pensione nel periodo 1992-2004, i secondi doppiano i primi: 10,2 a 5,1%.

          E però vero che oggi in Italia solo 2 milioni e 800 mila lavoratori aderiscono a forme pensionistiche complementari, il 12% degli occupati. I fondi pensione di nuova istituzione – negoziali o aperti – contano un milione e 400 mila iscritti, e tra 2003 e 2004 hanno registrato un aumento contenuto, il 3 per cento. Quanto basta perchè si parli di «anno di stanca». Ma Luigi Scimìa, presidente della Covip, è certo che con la riforma si assisterà a «uno sviluppo sostenuto del settore, anche alla luce delle maggiori risorse finanziarie che confluiranno nel sistema con la devoluzione del Tfr».

          Sono già pronte le campagne pubblicitarie che martelleranno i probabili clienti a partire dal primo gennaio – sempre che la riforma vada in porto -. Gli esperti sono concordi: l’apertura aumenterà la concorrenza e quindi favorirà prodotti sempre più vantaggiosi per i clienti, abbattendo anche alcuni steccati. Dicono anche che non è il caso di temere crac, visto che il sistema di sorveglianza è in grado di garantire un controllo rigoroso sulla gestione dei fondi e sull’impiego del denaro.

          Infine avvertono che i fondi individuali saranno convenienti solo per chi ha ancora davanti venti o trent’anni di vita lavorativa: solo nel lungo periodo il rendimento sarà così alto da giustificare una scelta personalizzata.