“Commenti&Analisi” La lezione di Nixon (M.Giannini)

26/11/2004

    venerdì 26 novembre 2004

    Pagina 18 – Commenti

    La lezione di Nixon

    MASSIMO GIANNINI

    La fabbrica dei desideri del Cavaliere ha sfornato un nuovo «prodotto». La riforma fiscale non è certo «una svolta epocale», come lui stesso l´ha definita. Ma consente a Silvio Berlusconi di inseguire almeno tre obiettivi. Rinnovare il sogno che lo fece vincere nel 2001. Rappattumare la sua disastrata maggioranza. Galvanizzare il suo «popolo azzurro» in vista delle prossime elezioni. È altamente improbabile che tutto questo gli basti per vincere le regionali, e per ridare fiato all´economia. Ma il premier non ha alternative, se non reinventare ciclicamente se stesso come leader titanico e populista. Il «prodotto», stavolta, non si può liquidare come pura e semplice spazzatura propagandistica. Gli sgravi fiscali ci sono: 6,5 miliardi di euro, e si concentrano sul reddito delle persone fisiche, come prescriveva il «Contratto con gli italiani» del 2001. La manovra non si può considerare «virtuosa», ma appare meno «avventurosa» di quanto lo stesso Berlusconi l´avrebbe voluta.

    Non è molto, ma è già qualcosa. Hanno funzionato le resistenze degli alleati, gli appelli di Fazio, e soprattutto gli avvertimenti di Ciampi, che dal Quirinale ha fatto sapere che non firmerà provvedimenti senza una copertura certa e durevole. Quel pericolo non è del tutto sfumato. I buchi neri, sul piano del gettito, restano tanti e inquietanti.

    Il premier ribatte colpo su colpo alle critiche: «La manovra ha una copertura tutta strutturale. E non taglieremo le tasse introducendo altre tasse». Ha torto due volte. La prima perché di strutturale, nella copertura degli sgravi, non c´è poi molto: nel 2005 ben 2 miliardi di euro verranno dal condono edilizio. La seconda perché di rincari tributari, per finanziare gli sconti, ce ne sono eccome: nel triennio 2005/2007 aumenteranno le accise sui tabacchi per 2 miliardi e i bolli e le concessioni governative per 2,7 miliardi.


    Ma il Cavaliere deve aver fatto tesoro della vecchia lezione di Richard Nixon: se due torti non fanno una ragione, prova con tre. E così azzarda un´altra mezza bugia: «Non faremo nessuna macelleria sociale». È vero solo sul piano formale: non ci sono effettivamente colpi di scure diretti su pensioni e sanità. Ma sul piano sostanziale la prospettiva è un po´ diversa. Quando in tre anni si tagliano altri 500 milioni alla scuola e un altro miliardo e 300 milioni agli altri ministeri, questo si traduce fatalmente in minori servizi alla collettività. E quando si annunciano addirittura «75 mila dipendenti pubblici in meno nei prossimi due anni» è impossibile pensare che una simile falcidie di travet possa realizzarsi solo con il blocco del turn over.


    C´è una conferma, neanche troppo implicita, dell´equazione impossibile sostenuta dal Cavaliere: «Non ci facciamo illusioni – ha riconosciuto lui stesso – che un intervento come questo possa dare un impulso straordinario all´economia: da un lato diamo la possibilità agli italiani di spendere 13 mila miliardi di vecchie lire, ma dall´altro lato lo Stato spende 13 mila miliardi in meno». Il sospetto di una rilevante «partita di giro», dunque, è non solo fondato, ma in questo caso addirittura autorizzato.


    Eppure, l´opposizione rischia di prendere un abbaglio quando obietta che la manovra fiscale «è solo pubblicità». Non è vero neanche questo. Sia pure al costo di una disinvolta retromarcia tattica e strategica, stavolta Berlusconi ha messo sul tavolo della politica qualcosa in più di un piatto di lenticchie.

    Raddoppia la no tax area, a beneficio delle categorie a reddito più basso. Gli sconti Irpef si ampliano in misura consistente per i carichi familiari fino agli 80 mila euro di redditi annui. Raddoppiano addirittura per il ceto medio, cioè lo scaglione di reddito fino ai 90 mila euro annui. Crescono con il crescere del reddito oltre i 100 mila euro. Si può contestare l´impianto della nuova curva impositiva, che da progressiva (come imporrebbero le ragioni dell´equità) diventa quasi regressiva (come pretendono le ragioni del privilegio). Ma un po´ di soldi, nelle tasche delle famiglie italiane, finiranno per arrivare. Anche se nel frattempo altri soldi usciranno, per pagare costi e servizi aggiuntivi. In un ciclo elettorale già in pieno corso, questa può essere un´arma importante. Rafforza la potenza di fuoco del Cavaliere, fiaccata da tre anni e mezzo di promesse inevase e di riforme mancate.

    La pretesa «svolta» del Cavaliere sembra dettata da un apparente recupero identitario. Può sviluppare una spinta mobilitante tra i suoi stessi elettori. Il calo di consensi registrato tra le europee, le amministrative e le suppletive (oltre che dai sondaggi in questi ultimi giorni) dipende in larga misura dalla delusione degli «azzurri», che hanno visto svanire il «sogno rivoluzionario» incarnato dal Cavaliere nel 2001. Questo sogno, come lui stesso ha scritto sul Foglio tre giorni fa, ruotava intorno ad una irrinunciabile «ragion d´essere» di Forza Italia, e ad una fondativa «missione politica» del suo capo carismatico: «La libertà responsabile … ottenuta riducendo la dipendenza del cittadino dallo Stato… La riduzione del carico fiscale … come strategia di cambiamento del nostro modo di vita, nuovo orizzonte e nuova frontiera della politica…». Il messaggio classico delle destre anglo-sassoni, da Reagan alla Thatcher a Bush. In questi tre anni e mezzo il premier lo aveva dimenticato.

    Aveva preferito privatizzare la politica italiana, militarizzando la sua gente nella personale guerra giudiziaria contro le toghe rosse di Milano. Ora, a pochi mesi da un test elettorale decisivo, Berlusconi riscopre la dimensione mitica, quasi demiurgica della sua «discesa in campo». È una mossa esasperata e tardiva. An e Udc non sono più così disposti a seguirlo, senza se e senza ma. La Lega morde il freno, senza Bossi ma con lo spettro di Tremonti.

    Ma il Cavaliere – a meno che non si prenda per buona la minaccia delle elezioni anticipate – non ha altre vie d´uscita. E il centrosinistra farebbe bene a non sottovalutarlo. Vuole osare l´inosabile. Sul fronte interno, e anche su quello internazionale. «Per rilanciare l´economia serve un calo delle tasse in deficit», ha ribadito ieri. A dispetto delle dichiarazioni pubbliche di Barroso e di Almunia, il premier resta convinto che in Europa la riforma del Patto di stabilità vada nella direzione che più gli piace e gli conviene. Eppure, sul Financial Times di ieri George Parker scriveva testualmente da Bruxelles, citando «fonti ufficiali dell´Unione», che «tra i ministri delle finanze Ue sta emergendo un vasto consenso su come rendere più flessibile il Patto, ma nessuna delle modifiche ipotizzate sarà utile a Berlusconi».


    Eurolandia non ci farà sconti. Ma il Cavaliere continua a costruire una sua Fantasilandia. Per lui «il Patto con gli italiani» vale infinitamente di più del Patto di stabilità con l´Europa. «Nella Ue – ha scritto ancora sul Foglio – è fortissima la spinta a rivedere gli aspetti di vincolismo rigido del Trattato di Maastricht…». Fa finta di crederci. E vuole che ci credano anche gli italiani, ai quali propone di volta in volta nuovi nemici da combattere. Nel ´94 erano i comunisti che non lo lasciarono governare. In questi tre anni sono stati gli alleati che hanno tramato alle sue spalle. Nei prossimi due saranno i tecnocrati europei che tarpano la sua «lucida follia». Più che Erasmo, vale la nota formula di Glyme: il segreto del successo è la sincerità. Se impari a fingerla, ce l´hai fatta.