“Commenti&Analisi” La governance nel turismo (G.Maresu)

28/10/2004


             
             
             
             
            Turismo
            Numero 258, pag. 16
            del 28/10/2004
             
            L’intervento
             
            La governance nel turismo
            di Gavino Maresu*  
            *Docente di gestione delle imprese e degli eventi turistici all’università di Genova
            Uno dei nodi cruciali che il sistema turistico italiano deve sciogliere, accanto alla riforma dell’Enit, è quello delle competenze in materia di politiche nazionali, tema su cui si sprecano idee e suggerimenti. Confturismo, per esempio, sponsorizza l’introduzione di un ministero per le politiche del turismo, idea che le regioni bocciano senza appello. Queste a loro volta accusano il governo di non avere mai attuato una politica nazionale del turismo, entrando però in palese conflitto verbale con se stesse, come è successo alla Conferenza del turismo di Genova, dove hanno ribadito, Costituzione alla mano, la loro totale competenza in materia. Altri suggeriscono la creazione di una fumosa Agenzia nazionale per la governance del turismo, assimilandola però alla riforma dell’Enit, che però ha solo funzioni di promozione e non di governance dell’offerta turistica nazionale.

            L’attività di promozione a sua volta postula l’esistenza dell’oggetto da promuovere, e cioè il ´prodotto Italia turismo’, che è però determinato da linee guida di politica economica elaborate da un organismo di livello governativo centrale, che coordini e recepisca le istanze delle regioni attraverso la Conferenza stato-regioni e che eserciti un controllo sull’ente di promozione.

            Il turismo italiano deve quindi disporre di due organismi diversi con due distinte funzioni, come succede in tutte le regioni italiane, dove gli assessorati al turismo dettano le linee guida in tema di politiche di settore, delegando le attività di marketing e promozione ai loro enti strumentali, costituiti dalle agenzie regionali di promozione turistica, su cui esercitano un controllo diretto. Non si capisce quindi perché tale modello non possa essere adottato anche a livello di governo nazionale.

            Quello della competenza totale delle regioni in materia di turismo è infatti un falso problema, ove si consideri l’identico grado di competenza anche in tema di politiche agricole e forestali, che a livello nazionale però sono coordinate dall’omonimo ministero, che ha sostituito quello dell’agricoltura, abolito con referendum nel 1993 contestualmente a quello del turismo. Perché non potrebbe essere così anche per il turismo?

            L’offerta turistica italiana e la sua immagine unitaria sono forse meno importanti della simpatica mucca Ercolina? Non è forse vero che il turismo contribuisce in misura molto maggiore dell’agricoltura all’occupazione, alla formazione del pil e al riequilibrio della nostra bilancia dei pagamenti? Se è necessario avere una politica nazionale dell’agricoltura, perché non se ne dovrebbe avere una anche per il turismo?

            Tutti questi equivoci nascono da un’errata concezione del turismo, che si continua ad assimilare esclusivamente ai fattori endogeni (imprese e professioni turistiche, enti di promozione), che invece costituiscono soltanto ´manifestazioni’, facce apparenti di un fenomeno plurimo, sintetizzabile in un poliedro a più facce, che investe nel profondo tutti gli aspetti di un dato sistema socioeconomico, culturale e ambientale, che viene trasformato e contaminato dal consumo turistico.

            Il turismo cioè non ´vende’ solo camere d’albergo, non eroga solo servizi, non fornisce solo professionalità, vende invece territori in tutte le loro complessità e peculiarità: ambiente, natura, cultura, arte, infrastrutture e così via.

            L’economia del turismo è, di conseguenza, non solo economia delle imprese e delle attività turistiche, come purtroppo si pensa, ma è soprattutto economia dell’ambiente in senso lato, i cui aspetti (governo del territorio, valorizzazione dei beni culturali e ambientali, infrastrutture, formazione professionale) sono governati in base a principi fondamentali riservati alla legislazione dello stato, secondo la Costituzione.

            Alle regioni spetta invece solo la potestà legislativa in tema di politiche locali di gestione di tutti questi aspetti, mentre la loro totale ed esclusiva competenza è limitata ai fattori endogeni del turismo all’interno dei loro confini geografici. La domanda turistica internazionale però non percepisce la geografia politico-amministrativa dell’Italia, bensì il ´sistema Italia’ rappresentato dall’immensa ricchezza delle sue materie prime motivanti. La cui tutela è esercitata unitariamente dallo stato, che ha competenza esclusiva anche in tema di fiscalità, funzioni di comuni e province, rapporti internazionali e con l’Ue, sistema statistico, tutela del consumatore. Lo stato cioè è protagonista essenziale non solo nella formazione dell’offerta turistica nazionale, ma anche in tema di promozione della ´marca Italia’. Non dispone però dell’organismo in grado di rappresentare gli interessi, le esigenze e le istanze del settore nelle sedi deputate a prendere le decisioni in tema di politica economica, di fiscalità, di finanziamenti, e cioè il consiglio dei ministri e l’Unione europea. Siamo l’unico paese dell’Ue ad avere questa bislacca situazione. Salvo poi lamentarsi della perdita di competitività della nostra offerta turistica sui mercati internazionali.