“Commenti&Analisi” La forza di Cgil, Cisl e Uil è la crisi della politica (M.Unnia)

22/03/2004

ItaliaOggi (Commenti)
Numero
068, pag. 1 del 20/3/2004
di Mario Unnia



La forza di Cgil, Cisl e Uil è la crisi della politica

Il partito sindacale, perché ormai di questo si tratta, ha dichiarato il suo programma e ha dettato le condizioni ai due poli della politica italiana. Niente riforma delle pensioni, ritorno alla concertazione pesante, in sede attuativa revisione di gran parte della legge Biagi, intervento pubblico in economia e, se necessario, il ripristino delle partecipazioni statali, nessun taglio alla spesa corrente, a maggior ragione agli stipendi degli statali, stop alla riforma della scuola firmata Moratti, e per finire vaghi cenni, da approfondire in seguito, a una nuova politica economica, fiscale, della ricerca e sviluppo, delle opere pubbliche ecc. Insomma, né più né meno di quanto farebbe un partito politico, o meglio, una coalizione di partiti, in questo caso il nuovo e diverso Triciclo di Cgil, Cisl e Uil. E, a siglare il tutto, l’annuncio di uno sciopero generale a metà, solo quattro ore, perché con questi chiari di luna s’è dimezzata nella gente la voglia di andare in piazza.

Perché l’han fatto? Con l’istinto tipico dei sindacalisti, che avvertono quando la controparte aziendale è debole o addirittura ha l’acqua alla gola, i tre leader hanno capito che il momento era favorevole: il governo arranca, e anche l’opposizione non è in salute, dunque ora o mai più. Il diktat sindacale è destinato a complicare ulteriormente la campagna delle elezioni di primavera e a mettere in scacco ambedue i poli: infatti sussistono delle divergenze significative all’interno delle due coalizioni su quasi tutti i punti programmatici del partito sindacale. Sulle pensioni la Lega ha obiettivi diversi da An e Udc, sulla concertazione ci sono ancora riserve sia tra i residui liberisti di Forza Italia sia tra i riformisti dell’Ulivo, la prospettiva del ritorno alle partecipazioni statali non seduce la totalità dei due fronti contrapposti, sul taglio delle spese ciascuno, a destra e a sinistra, vorrebbe risparmiare i propri clienti, e così via. Questa situazione determina un deleterio stallo decisionale sia a livello governativo sia a livello parlamentare, ma al tempo stesso favorisce la politica di conservazione dell’esistente che è il vero obiettivo dei tre sindacati.

Ma c’è di più. Dopo un periodo di pallida concorrenza tra confederazioni, il Triciclo s’è ritrovato unito nella lotta a un governo debole e a un’opposizione divisa: la sua forza è direttamente proporzionale alla debolezza della politica. Il partito sindacale, il vero terzo polo, può dunque condizionare ambedue gli schieramenti, ed è quanto farà, evitando di pronunciarsi per l’uno o per l’altro, e riservandosi di decidere dopo l’esito delle elezioni di primavera. Perché a quel punto probabilmente si troverà di fronte un governo ancora più debole, reso tale dalla maggiore conflittualità tra i soci della Cdl e, stando a quel che appare dai sondaggi, un’opposizione tanto ringalluzzita quanto lacerata tra riformisti e massimalisti.

Inoltre, a giugno la Confindustria avrà insediato il suo nuovo stato maggiore. Il Triciclo conta su un ritorno degli imprenditori alla stagione della concertazione pesante: ci saranno altre grandi aziende in crisi, forse la cassa integrazione non basterà, qualche provvidenziale salvataggio pubblico sarà benvenuto, sicché una parte delle richieste dei tre sarà facilmente accolta. Se Montezemolo non li deluderà (ma non è detto che accada necessariamente), i sindacati avranno modo di riacquistare un ruolo centrale a palazzo Chigi, reso proprio più incisivo dalla ricordata debolezza degli interlocutori pubblici.

Ma si potrà anche andare oltre. Al di là di quel che affermano, la ritrovata unità di azione dei tre sindacati è puramente strumentale. Seppur uniti nella conservazione dell’esistente, Savino Pezzotta e Luigi Angeletti soffrono l’abbraccio di Guglielmo Epifani. Esistono pur sempre delle differenze tra loro, in parte minore a livello valoriale, in parte maggiore a livello degli interessi che rappresentano e che sono sempre meno conciliabili. E poi, negli ultimi due anni, avevano provato l’ebbrezza dell’autonomia rispetto all’autorevole e autoritario socio maggiore, avevano avuto modo di non essere sempre a rimorchio delle sue bandiere. Se tra la primavera del 2004 e l’appuntamento del 2006 il quadro politico cambiasse, potrebbe aprirsi l’opportunità di una nuova fase di concorrenza tra sindacati. La revisione dell’assetto contrattuale e il crescente peso del territorio nelle relazioni industriali potrebbero tornare gli argomenti della differenziazione. Aggiungo che la gestione della flessibilità, per citare un tema critico dei prossimi anni, certamente accentuerà la differenza degli approcci dei tre sindacati; e c’è la questione non marginale della critica alle decisioni delle imprese di delocalizzare le produzioni e di operare in outsourcing, scelte che hanno un impatto sull’occupazione ma presentano altri vantaggi e talvolta sono obbligate. Anche gli imprenditori su questi temi potrebbero avere opinioni diverse: le grandi e le piccole imprese non hanno gli stessi interessi.

In conclusione, la decisione unitaria del Triciclo sindacale va valutata per quel che è, una mossa tattica, una dimostrazione di forza a uso interno (la gente è disorientata, dunque cerca rifugio), un diktat ai politici, un segnale agli imprenditori. Il mezzo sciopero generale del 26 prossimo e la scelta del giorno, la vigilia del weekend, indica il limite della loro capacità di mobilitazione. Insomma, un episodio della campagna elettorale, nulla di più.

Mario Unnia