“Commenti&Analisi” La festa di tutti – di M.Viroli

28/04/2003



                25 aprile 2003

                CIAMPI E LA LIBERAZIONE
                LA FESTA DI TUTTI

                QUEST’ANNO, per la prima volta, la Presidenza della Repubblica celebra solennemente il 25 aprile al Quirinale con la consegna di medaglie d’oro al valor civile a Comuni protagonosti della Resistenza. La Festa della Liberazione diventa così una festa civile che la Repubblica riconosce e valorizza pienamente accanto al 2 giugno e al 4 novembre. Non è più una celebrazione promossa soltanto dalle associazioni partigiane, dai partiti politici, dai sindacati o dai comuni, ma anche dalla Repubblica in quanto tale per iniziativa della Presidenza, ovvero l’istituto che nel nostro ordinamento costituzionale ha il dovere di tutelare l’unità nazionale. Con la sua iniziativa il Presidente della Repubblica dà alla Festa della Liberazione il significato di una celebrazione istituzionale in cui tutti gli italiani possono riconoscersi senza snaturarla in una ricorrenza che celebra chi ha combattto per la libertà accanto a chi ha combattuto contro la libertà. Le polemiche degli ultimi giorni sono la prova di quanto sia invece diffusa la volontà di subordinare il 25 aprile a considerazioni di parte. Il direttore de Il Foglio, ad esempio, tuona, a commento dell’articolo che ho pubblicato su queste colonne il 22 aprile, che quel tipo di antifascisti che non hanno sostenuto la guerra in Iraq «dovrebbero starsene a casa». Il direttore de L’Unità (con parole di stima che contraccambio) ribadisce invece il diritto degli antifascisti «di opporsi da antifascisti all’orrore dei conflitti armati nell’epoca della potenza unica». Nel mio articolo avevo esortato antiamericani e pacifisti a mettera da parte in nome dell’antifascismo tanto l’antiamericanismo quanto il pacifismo. L’antifascismo è un principio politico e morale superiore alle convinzioni sulla politica estera americana. Chi si è opposto alla guerra in Iraq ha quindi pieno titolo morale per manifestare il 25 aprile; al tempo stesso non è giusto che la ragione principale per scendere in piazza il giorno della Festa della Liberazione sia esprimere l’opposizione alla guerra in Iraq. Poiché l’antifascismo è un valore superiore che sta alla base della nostra Repubblica, chi ha responsabilità di governo ha il dovere di celebrarlo con solennità e dignità; e i cittadini hanno il diritto e il dovere di partecipare e riempire le piazze indipendentemente dale loro convinzioni di partito. A casa deve restare soltanto chi non ama la libertà.

                Maurizio Viroli