“Commenti&Analisi” La difesa della Costituzione (G.Epifani)

22/04/2005

    venerdì 22 aprile 2005

      25 aprile
      La difesa della Costituzione

        Guglielmo Epifani

          La ricorrenza del sessantesimo della Liberazione del Paese si presta – come è evidente – alle considerazioni che tradizionalmente il 25 aprile, ogni anno, ripropone. La memoria di quei giorni fondamentali per la liberazione del Paese, il ruolo che in questa ebbero le lotte dei lavoratori e l’impegno di tanti cittadini italiani, il rapporto che lega il processo di liberazione con quello della nascita della nostra Repubblica, della sua Costituzione e dei valori che da quella lotta hanno preso vita e consistenza.

            Insieme con la Cisl e con la Uil – in questi mesi che precedono la ricorrenza del 25 aprile – abbiamo ricordato, in modo particolare, il contributo dato dalla lotta dei lavoratori alla Resistenza e alla Liberazione del Paese. A Bologna, Milano, oggi a Torino, Genova abbiamo ricordato soprattutto l’importanza di questo contributo, non soltanto nei termini dei sacrifici pagati dalla classe operaia (basti ricordare che dei quarantamila deportati italiani, almeno dodicimila furono infatti lavoratori).

              Ma nei termini del segno che lasciò questa lotta dei lavoratori nel delineare le caratteristiche ed il valore del processo di Liberazione del Paese.

                Gli scioperi del 1943 e 1944, in tempo di guerra, in zone occupate dall’oppressione nazifascista furono infatti un avvenimento di assoluto rilievo come tutta la stampa internazionale – a partire da quella degli Stati Uniti d’America – non mancò di sottolineare. Quelle lotte, originate dalle parole d’ordine della pace, del pane, della richiesta di orari di lavoro più dignitoso furono il punto di partenza di un cammino che portò poi, attraverso le lotte del 1944 e lo sciopero insurrezionale del 1945 a saldare in un unico percorso, il processo di liberazione ed il contributo che i lavoratori vi dettero. Esso riguardò le grandi concentrazioni operaie del nord-ovest, Milano, Torino, Genova, ma si ebbero poi ripercussioni di grande rilievo in una parte più consistente del paese: in Emilia Romagna, nel Veneto, nelle Marche, nell’Umbria, nella Toscana, nel Lazio fino a delineare una vera e propria mappa della rinascita del movimento dei lavoratori e della propria organizzazione nei luoghi di lavoro.

                  Abbiamo anche detto in queste manifestazioni, in queste ricorrenze che se il primo articolo della nostra Costituzione, unico in tutta Europa, afferma che la Repubblica è fondata sul lavoro, lo si deve in gran parte anche a quella lotta, a quei sacrifici con cui molti lavoratori pagarono questa scelta di democrazia e di libertà.

                    Quest’anno, però, la ricorrenza del 25 aprile acquista anche altri valori. Siamo in presenza, infatti, di un tentativo di revisione della Carta costituzionale che ne altera molti degli equilibri raggiunti, anche sulla base di quelle lotte, e soprattutto assistiamo a tentativi costanti di mettere in discussione il significato di quel processo di Liberazione. Per noi è evidente che il tratto distintivo, che non può essere occultato, è quello in base al quale il Paese fu insieme liberato dalle forze alleate e in buona parte si liberò, da sé medesimo. Certo, non tutto il paese insorse, ma una parte migliore del paese insorse, si battè per la propria liberazione. È da quel processo di autoliberazione che si legge quel rapporto che lega questo processo, i contenuti ed i valori della Carta costituzionale e la storia democratica ed antifascista della nostra Repubblica. È per questo che si deve tenere alta la memoria ed il legame corretto fra tutti questi svolgimenti.

                      Non è quindi – come talvolta si dice – il tempo che passa ad alterare o allentare il valore di quella memoria, perché se il tempo che passa fosse il consolidamento e la condivisione sempre più vasta di quei valori, di quella lettura storica, il tempo sarebbe un omaggio rafforzato al significato di quella scelta. No. Il problema è l’uso che si fa dell’allentamento che il tempo produce sulla memoria, il tentativo di inserire in questo allentamento fatale, che passa attraverso le generazioni, una lettura distorta di quei processi e di quelle scelte.

                        Per questo saremo nelle piazze d’Italia – da Milano a Sant’Anna di Stazzema, dove fu perpetrata la più efferata strage nazista in Toscana – insieme con tanti, insieme con il Presidente della Repubblica, con tanti amministratori, con le forze politiche democratiche, con tanti cittadini in tutti i luoghi dove sarà celebrato il 25 aprile, per confermare quei valori e per ricordare il contributo che il mondo del lavoro dette per se stesso (da lì rinacque il sindacato democratico nei luoghi di lavoro, dopo la parentesi fascista) e per il significato che esso conserva per il futuro del Paese.