“Commenti&Analisi” La concertazione si avvicina al banco di prova (L.Angeletti)

22/06/2004


     
     
     
     
    Numero 148, pag. 1 del 22/6/2004
    Autore: di Luigi Angeletti -segretario generale Uil
     
    La concertazione si avvicina al banco di prova
    La riunione delle segreterie di Cgil, Cisl e Uil, che avrà luogo domani, si svolgerà in un rinnovato clima di generale attenzione al tema della concertazione. ´Complice’ il nuovo presidente della Confindustria, la questione è tornata alla ribalta della cronaca dopo un periodo di lungo oscuramento e di dinieghi impliciti o espliciti.

    Solo il tempo ci potrà dire se la ripresa della concertazione è una prospettiva possibile e duratura. Quel che è certo è che, da sempre, la Uil è stata la principale fautrice di questa ´politica buona’ grazie alla quale, negli anni 90, il paese ha conseguito l’obiettivo del risanamento riportando sotto controllo le dinamiche inflative. Oggi abbiamo un obiettivo diverso: quello della crescita e dello sviluppo del paese ed è su questo punto che cercheremo di giungere a un accordo fra tutte le forze sociali.

    Deve essere chiaro, tuttavia, che una concertazione senza governo è semplicemente un’alleanza tra volenterosi. L’insieme delle questioni affrontate e delle proposte e delle soluzioni che saremo in grado di individuare andranno poste, dunque, anche all’attenzione dell’esecutivo, verificandone così l’effettiva disponibilità al dialogo.

    Oggi le condizioni politiche complessive per la ripresa di una nuova concertazione appaiono più favorevoli e perciò abbiamo il dovere di provarci. Anche perché la condizione di stasi in cui versa la nostra economia rischia di avere conseguenze preoccupanti. Dobbiamo dunque rimuovere le cause strutturali della perdita di competitività del nostro sistema. Se diamo vita a una buona politica economica, se non ci limitiamo a una politica deflativa, se correggeremo le cause strutturali ponendo subito ed efficacemente rimedio alla scarsità degli investimenti, allora potremo ottenere qualche buon risultato. Se riusciremo, insomma, a creare maggiore ricchezza potremo affrontare i problemi con qualche chance in più, imprimendo una svolta alla nostra economia.

    È del tutto evidente, oggi, che una politica economica che si ponga l’obiettivo della crescita deve basarsi sull’espansione della domanda interna e deve perciò consentire ai cittadini di avere più soldi a disposizione. Bisogna, insomma, avviare una politica di investimenti in infrastrutture, ricerca e innovazione, da un lato, ma occorre anche alimentare i consumi ridistribuendo la ricchezza, dall’altro. E per ridistribuire la ricchezza, obiettivo che non può essere disgiunto né concettualmente né temporalmente da quello della crescita, si deve far ricorso a una politica salariale e a una politica fiscale che siano coerenti e conseguenti.

    Bisogna perciò agire su due leve, da un lato, riducendo le tasse a quella categoria di cittadini che può alimentare i consumi di massa e, dall’altro, aumentando i salari reali. Sul primo punto, la proposta della Uil continua a essere quella di esentare fiscalmente, per un periodo di tempo limitato, i prossimi incrementi contrattuali; l’obiettivo della crescita dei salari reali, invece, deve essere raggiunto rivisitando conseguentemente anche la politica contrattuale.

    Da questo punto di vista il sistema contrattuale basato su due livelli va consolidato. Nessun lavoratore deve impoverirsi e, dunque, a livello di contratto nazionale è necessario garantire l’invarianza del salario reale, puntando non più sull’inflazione programmata ma sull’inflazione che realisticamente si potrà determinare, sulla base di valutazioni tecniche e non politiche. Poi, per far crescere i salari reali, bisogna distribuire la produttività là dove essa è generata, a livello di contrattazione aziendale o territoriale.

    Questa è la strada da seguire: non esiste alternativa. E questo è anche un banco di prova importante non solo per i rapporti tra Cgil, Cisl e Uil ma anche per il confronto con la Confindustria di Montezemolo. Noi pensiamo che le proposte sindacali in materia economica e sociale possano trovare una maggiore attenzione da parte dell’esecutivo, in particolare dopo l’esito delle ultime elezioni in cui la gente ha votato, per così dire, ´pensando al proprio portafoglio’ e penalizzando perciò un certo tipo di politica economica.

    Per questo motivo il sindacato deve continuare a essere interlocutore dei governi e strumento di partecipazione di una parte dei cittadini alle scelte di politica economica e sociale. Bisogna interloquire con le istituzioni, là dove vengono assunte le decisioni per poterle indirizzare verso la difesa degli interessi della gente che si vuole rappresentare. Peraltro, questa è una visione coerente con la stessa politica della concertazione che tutte le forze sociali, proprio ora, vogliono rivitalizzare. Altre scelte appaiono francamente inefficaci dal punto di vista della funzione del sindacato oltre che in contraddizione con il nuovo corso che in molti vanno propugnando.

    Luigi Angeletti
    segretario generale Uil