“Commenti&Analisi” La concertazione e le parole magiche della politica (M.Unnia)

16/07/2004


         
         
         
         
        Numero 169, pag. 1 del 16/7/2004
        Autore: di Mario Unnia
         
        La concertazione e le parole magiche della politica
         
         
        L’idillio annunciato con grande enfasi è durato un paio d’ore, dopo di che il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, la lasciato il tavolo che vedeva riuniti il presidente di Confindustria Montezemolo e i segretari Savino Pezzotta della Cisl e Luigi Angeletti della Uil. Motivo della rottura: nel documento degli imprenditori sul rilancio dell’economia e sulla nuova stagione di dialogo sociale si parlava di contratti e retribuzioni in modo che non è piaciuto al capo sindacale. Sono seguite dichiarazioni di dissociazione da parte degli altri sindacalisti, e auspici di ripresa del dialogo da parte degli imprenditori, ma certo l’episodio rimane e va interpretato.

        Una cosa seria, o un incidente mediatico? Solo qualche ingenuo imprenditore, e ce ne sono, che davvero credeva possibile il cambiamento delle relazioni industriali con l’avvento di gente nuova in Confindustria, può essere sorpreso e deluso. Non esistevano affatto le premesse perché questo accadesse. Si è trattato di un mito-obiettivo. La prospettiva della collaborazione concertata tra le parti sociali ha tirato la volata di Montezemolo alla presidenza proprio perché è servita a marcare la netta differenza tra lui e il suo predecessore D’Amato. Al tempo stesso ha ricreato la verginità a Pezzotta e Angeletti che pur s’erano compromessi con la passata gestione di palazzo dell’Astronomia. E per quanto possa sembrare paradossale, ha fatto gioco a Epifani, il quale ha potuto dare prova di disponibilità e si è unito al coro della ritrovata unità sindacale. Sotto questo profilo, la rottura del tavolo fa chiarezza: bando ai miti, e ognuno torni al suo mestiere.

        L’incidente mediatico c’è stato, e avrà qualche effetto. A Montezemolo verrà rimproverata dai maligni un po’ di ingenuità, che non piace a gente di successo, ma il neopresidente potrà rimproverare ad altri di aver disatteso le speranze di un nuovo clima. E, aspetto più interessante per lui, potrà dimostrare agli associati che la sua buona volontà non è sufficiente a cambiare in meglio la situazione, come aveva promesso, sicché sarà preventivamente assolto per eventuali insuccessi. Anche Pezzotta e Angeletti trarranno qualche beneficio dall’incidente. Ecco la prova, diranno alla controparte, che solo noi siamo affidabili. Faranno dunque valere questa virtù innescando di nuovo un processo competitivo tra loro e la Cgil che la nuova presidenza di Confindustria ha rimproverato alla precedente di aver perseguito. Esiste una vecchia regola delle relazioni industriali: tutto può essere sindacalizzato, ma non è possibile sindacalizzare i sindacali, perché sarebbe come sindacalizzare un harem, tutte le concubine vogliono essere la preferita. E anche Epifani che ha determinato lo strappo, si attende un beneficio. Sappiamo che ha alla sua sinistra una vivacissima Fiom che rappresenta e interpreta la massa di lavoratori contrari ai battimani riservati al presidente degli imprenditori e assolutamente scettici sulla concertazione. Costoro dovevano essere rassicurati alla vigilia di una nuova stagione di mobilitazione che prenderà spunto dal rinnovo dei contratti, ma ha precisi obiettivi politici. E veniamo allora al nocciolo della questione.

        Ciò che rende impraticabile il nuovo corso è l’instabilità del quadro politico. Chi mai è pronto ad assumere dei rischi in questo contesto? Nessuno, naturalmente. E tanto meno le cosiddette forze sociali. Chi si aspettava la loro decantata autonomia nei riguardi dei partiti sarà davvero sconcertato da quanto accade. Pezzotta ha ristabilito la sua opzione politica con la componente neodemocristiana dell’Udc, Angeletti è corso a cercare sponde presso i socialisti, Epifani ha ritrovato il collegamento con Bertinotti, il referente davvero prioritario per la Cgil. Anche Montezemolo ha mostrato frequentazioni non casuali con la parte della Casa delle libertà critica verso l’asse Tremonti-Lega, e attende nuovi sviluppi ed equilibri più avanzati nel governo. Il blocco d’ordine nel quale si è schierata Confindustria è impegnato in una partita di cui non si intravede al momento l’esito finale. Tra i partner che lo compongono interessi e obiettivi non coincidono; si fa in fretta a delineare in un convegno le alleanze possibili, ma ci pensa la realtà a complicarne la realizzazione. Dunque, la parola d’ordine di tutti i soggetti delle relazioni industriali è fare melina.

        Certo, se facciamo l’elenco dei problemi che attendono soluzione, c’è motivo di preoccuparsi davvero. Se poi usciamo dal cortile di casa nostra e ci guardiamo attorno, le preoccupazioni aumentano. Bastano pochi richiami.

        L’Europa reagisce alla crisi per riprendere un ragionevole sviluppo. In Germania si intende modificare l’orario di lavoro e aumentare la flessibilità. È un’alternativa secca per i sindacati: accettate, o ci sarà la delocalizzazione degli impianti. Il governo non abbandona la politica di riforme strutturali e la revisione del welfare. Insomma, l’intera società ha compreso che la situazione richiede un maggior impegno di tutti. In Gran Bretagna il governo ha deciso una ristrutturazione dei pubblici servizi e taglia oltre 100 mila posti di lavoro. Si libereranno risorse per la sanità e l’istruzione, e si attuerà il cosiddetto ´stato flessibile’. Si è dunque deciso che l’interesse collettivo fa premio sugli interessi corporativi toccati dalle decisioni pubbliche. In Francia va in soffitta la riforma delle 35 ore di matrice socialista, s’è avviata la riforma del welfare e si è intaccata la burocrazia statale tagliandone i costi e gli organici. La reazione è stata piuttosto forte, ma l’opinione pubblica ha compreso che occorre un cambiamento nella cultura e nelle prassi.

        Torniamo a noi. Le parole magiche corrono da un convegno all’altro, da un’intervista all’altra: sviluppo, competitività, concertazione, semplificazione amministrativa, innovazione. Ma la politica ha fermato il tempo, credendosi Giosuè che fermò il sole. (riproduzione riservata)

        Mario Unnia