“Commenti&Analisi” La Cgil trina terremota le relazioni industriali – di M.Unnia

16/01/2003

ItaliaOggi (Economia e Politica)
Numero
013, pag. 4 del 16/1/2003
Mario Unnia

Verso un polo riformista e uno radicale.
La Cgil trina terremota le relazioni industriali

È ormai chiaro che di Cgil non ce n’è una sola, ma ce ne sono tre, così come ci sono tre sinistre politiche, stando all’analisi che fa Fausto Bertinotti. Ci sarebbero dunque tre componenti nella Cgil speculari alle tre sinistre politiche: un gioco di incastri che può essere descritto così. Una prima componente che si definisce riformista è quella che si esprime attraverso le parole di Antonio Panzeri, segretario della camera del lavoro di Milano, un dirigente apprezzato per la sua vocazione di negoziatore e per l’allergia verso il sindacato che fa politica.

Il riferimento di questa componente sono i Ds, o meglio, la maggioranza del partito, i Fassino e i D’Alema, che può essere definita riformista, ma che Bertinotti chiama, in modo sprezzante, moderata. Una seconda componente della Cgil si esprime attraverso il segretario generale Guglielmo Epifani, che finora non ha fatto nulla per differenziarsi dal suo predecessore a tal punto che la sua Cgil appare come il sindacato cofferatiano pronto a schierarsi con la minoranza dei Ds (il correntone), il movimento girotondino e i giustizialisti, quella seconda sinistra che Bertinotti chiama, in modo altrettanto sprezzante, riformista.

Infine una terza componente della Cgil si esprime attraverso gli estremisti della Fiom i quali militano numerosi in Rifondazione comunista e quindi fanno riferimento a quel partito e ai no global, ovvero alla terza sinistra che Bertinotti definisce, con un certo compiacimento, radicale.

Non v’è dubbio che la presenza delle tre componenti sindacali, che hanno i padrini nelle tre sinistre politiche, manderà in fibrillazione la Cgil. Non c’è argomento sul tappeto rispetto al quale si possa individuare una posizione unitaria, a dispetto delle ripetute dichiarazioni dei dirigenti in tal senso.

Prendiamo un primo esempio, le nuove regole per i contratti: i sindacalisti riformisti disprezzati dai bertinottiani ritengono logico cambiarle, dando più spazio ai contratti aziendali o territoriali, in sintonia con analoghe posizioni della maggioranza dei Ds, ma su questo tema ci sono le riserve di Epifani-Cofferati e quelle ancor più forti di Fiom-Bertinotti.

Altro esempio, l’art. 18, che sarà certamente cavalcato dalla Cgil bertinottiana anche se non se ne farà nulla, ma a maggior ragione se dovesse prendere corpo la consultazione referendaria per l’estensione della sua applicazione: di questo evento la componente riformista della Cgil e la maggioranza dei Ds hanno ben presente l’effetto dirompente. Ancora due casi emblematici: la piattaforma del contratto metalmeccanico presentata dalla Fiom Cgil e che così com’è non ha alcuna possibilità di passare (ma ancora una volta ha un effetto destabilizzante nel sindacato) e la prospettata timida riforma delle pensioni, il cui rifiuto a tutt’oggi costituisce uno dei pochi punti di convergenza tra Cgil, Cisl e Uil, ma è destinato a saltare non appena dalla sinistra moderata, per dirla con Bertinotti, dovessero manifestarsi ragionevoli disponibilità a prenderla in considerazione (il momento non è lontano). E non basta. Cgil annuncia uno sciopero in solitaria per protestare contro il declino industriale del paese (ma non è un atto antiunitario, precisa Epifani con gesuitica ironia), mentre gli estremisti della Fiom si dissociano dagli altri sindacati sulla mobilità corta di un centinaio di metalmeccanici della Fiat.

Questa evoluzione-involuzione della Cgil apre un grande gioco politico, e offre opportunità, e qualche rischio, alle altre due confederazioni. A dispetto delle immancabili dichiarazioni di auspicata ricerca dell’unità, il quadro che si delinea non può dispiacere alla Cisl perché è probabile che la componente riformista della Cgil finirà di convergere su alcune posizioni di Savino Pezzotta: l’occasione della verifica sarà offerta dall’annunciata revisione dell’accordo del ’93 proprio sul modello di contrattazione, rispetto al quale anche dai Ds vengono dichiarazioni di disponibilità (vedi tra gli altri Cesare Damiano, responsabile dei problemi del lavoro), mentre ci saranno resistenze delle altre componenti sindacali e dei relativi padrini politici. Un’altra occasione sarà offerta dalla politica per il ´rilancio competitivo’, come lo chiama Antonio D’Amato, che il governo prima o poi dovrà mettere in cantiere, anche se per scaramanzia non si chiamerà più Patto per l’Italia: la prospettiva della segreteria generale della Cgil di non trattare con il governo, in analogia con la decisione di due delle tre sinistre politiche di non trattare sulle riforme istituzionali, provocherà un dissenso o qualcosa di più nella componente riformista. E questo a maggior ragione se, in qualche modo e forse non il migliore, fosse trovata una soluzione alla crisi Fiat, grazie alla vigile attenzione di Pezzotta e non ai ruggiti della Fiom. Il discorso è un po’ diverso per la Uil. Ci sono due anime in questo sindacato, una è sintonica alle posizioni moderate della Cisl, l’altra è attratta dal massimalismo delle componenti cofferatiana e bertinottiana della Cgil.

In effetti, c’è da domandarsi quale sia oggi la specificità di questa terza confederazione sindacale, essendo venute a mancare le ragioni squisitamente politiche che furono all’origine della sua nascita: si è ripetutamente prospettata l’opportunità di un’unificazione di Cisl e Uil, ma sempre si sono opposte le due burocrazie.

Sta di fatto che un’eventuale migrazione della componente riformista della Cgil verso le confederazioni concorrenti, seppur in assenza di una vera scissione, avrebbe ripercussioni notevoli anche sulla Uil e in particolare sulla sua ala sinistra, che nel riassetto dell’intero fronte sindacale potrebbe essere spinta a convergere sulle posizioni caldeggiate da Epifani.

Insomma, ne potrebbe risultare una bipolarizzazione tra Cisl riformista e Cgil radicale (per dirla alla Bertinotti) con un ruolo ancora più marginale della residua Uil: un vero terremoto nelle relazioni industriali.

Mario Unnia