“Commenti&Analisi” La Cgil di Epifani -o dei passi indietro- (R.Napoletano)

23/06/2005
    giovedì 23 giugno 2003

    ECONOMIA ITALIANA – pagina 1/4

      CONTRATTI E ALTRO

      La Cgil di Epifani
      (o dei passi indietro)

      di Roberto Napoletano

        «Io voglio fare una comunicazione che ritengo del più grande interesse per la sua portata e per il suo significato… i lavoratori pur essendo essi i più sacrificati della società, sono giunti oggi nel nostro Paese a un grado di maturità tale, a un grado di sensibilità così elevata verso gli interessi generali della società nazionale, che questi lavoratori, pur soffrendo, sono disposti ad accollarsi un sacrificio supplementare per portare un proprio contributo al successo del piano lanciato dalla Cgil » . A esprimersi così, scandendo bene le parole, è Giuseppe Di Vittorio, un grande segretario della Cgil, durante la Conferenza economica nazionale del 18 20 febbraio 1950. Il resoconto stenografico annota in parentesi, con il carattere corsivo, una segnalazione inequivoca: applausi. Più di mezzo secolo fa alla Cgil c’era un leader pugliese, per la precisione di Cerignola, che era pronto a scambiare moderazione salariale con nuova occupazione: lavoro supplementare o contributo sotto forma di modesta percentuale dei salari in cambio di investimenti in centrali elettriche, bonifiche, edilizia. E veniva applaudito dai lavoratori.

        Se ne siete capaci, svegliate la Cgil di oggi. Chiedete al suo primo segretario di area socialista, Guglielmo Epifani, di " sporcarsi" un po’ le mani con il foglio bianco del giovane disoccupato. Bisogna scrivere qualcosa sul suo curriculum e bisogna preoccuparsi di trovare un lavoro vero, legale, alla luce del sole. Anche per questo bisogna discutere ( dico discutere) di modelli contrattuali, di produttività aziendale, di orari di lavoro competitivi e di rinnovi contrattuali meno lunari. Bisogna prendere atto che la flessibilità è cosa ben diversa dalla precarietà e che proprio la liberalizzazione dei contratti a termine e i nuovi istituti della legge Biagi hanno consentito di creare, in una fase critica come quella attuale, non meno lavoro, ma più lavoro. Bisogna discutere ( dico discutere) di sommerso, di un nero imbarazzante, del fatto che come dice il ministro dell’Interno, Giuseppe Pisanu — non un passante — bisogna aprire gli occhi e fare di tutto per evitare che a Napoli lo stipendio lo paghi la camorra. Bisogna liberarsi dal pregiudizio ideologico e dalla selezione politica degli interlocutori per tornare a parlare di lavoro e sviluppo.
        Per capire che cosa ne pensa davvero la Cgil del cuneo fiscale e contributivo che grava sulle imprese e se si è almeno interrogata sulle ragioni che hanno impedito fino a oggi anche di discutere ( dico solo discutere) di produttività aziendale e salariale.

        Il Paese ha un drammatico bisogno di un sindacato che torni a occuparsi dei problemi, entri nel merito, si " liberi" dal peso delle logiche " antagoniste" di schieramento politico. Tratti con chi deve trattare. Insegua e trovi le soluzioni. Non ci si può sottrarre all’infinito al dialogo, soprattutto quando si è il sindacato più rappresentativo e quando si è scelto di " vivere in letargo" da troppo tempo. Questo vale sia con chi governa oggi sia, qualora il quadro cambiasse, con chi governerà domani. Un anno fa, a Serravalle Pistoiese, alla prima uscita pubblica di Epifani e Montezemolo, in molti avevano scommesso su una nuova stagione della Cgil. Ma non è successo nulla ( o quasi). Siamo certi che uno come Di Vittorio, se tornasse a nascere, capirebbe, saprebbe adeguarsi ai tempi. Oggi temiamo che l’ipotesi risulti irrealistica, ma vorremmo proprio potere essere smentiti. Quale occasione migliore per il primo leader della Cgil che ha un passato importante da socialista riformista?