“Commenti&Analisi” La Cgil che esce vincente dalle urne (B. Ugolini)

18/06/2004

      18 Giugno 2004


      Le battaglie del passato e il metodo di oggi hanno dato riconoscibilità. Epifani ha chiesto ai vertici dell’Ulivo di non fare scelte e calarle dall’alto per il futuro politico del centrosinistra

      Cofferati e Panzeri, la Cgil che esce vincente dalle urne
      Bruno Ugolini

      Non è uscito solo il secco ridimensionamento di Forza Italia dalle urne elettorali. Gli italiani, con quel voto, hanno anche punito chi al governo ha tentato di introdurre norme punitive per il mondo del lavoro, come quelle sui licenziamenti facili, ha negato ogni valore alla coesione sociale, ha ucciso la concertazione, ha tentato di dividere i sindacati e di isolare la Cgil. E hanno apprezzato la ripresa dei rapporti unitari, la voglia di continuare la battaglia sui temi dello sviluppo, dei diritti, della previdenza, dei contratti, di una politica dei redditi non iniqua. I sindacati insomma, senza venir meno ai principi d’autonomia, hanno pesato con i loro orientamenti, hanno spostato voti.

      Un segnale chiaro, concernente tale scelta, appare evidente negli stessi consensi riscossi da candidati provenienti dal movimento sindacale. Il caso più eclatante è quello di Bologna. Qui Sergio Cofferati, l’uomo delle aspre battaglie proprio sull’articolo diciotto, per lunghi anni segretario della Cgil, ha vinto una partita non scontata. Giocata tutta non solo su una prospettiva di “buon governo”, ma sulla possibilità di non separare le forze politiche da movimenti e associazioni. Il tutto attorno ad una piattaforma elaborata attraverso innumerevoli confronti con le energie disseminate nei quartieri. Un binomio indissolubile, insomma, tra valori e partecipazione.


      Non è un episodio isolato. Non sono pochi gli ex dirigenti della Cgil impegnati nell’agone elettorale e che hanno raccolto ampi consensi. Ricordiamo Antonio Panzeri, segretario della Camera del lavoro di Milano, neo eletto al Parlamento europeo per la lista “Uniti nell’Ulivo”. Con lui Guido Sacconi, già parlamentare europeo, ora riconfermato e già segretario della Cgil toscana. E tra i sindaci più importanti Gaetano Sateriale, già segretario della Fiom-Cgil, riconfermato sindaco di Ferrara. Le stesse elezioni in Sardegna hanno registrato il successo, accanto a Renato Soru, di candidati di provenienza sindacale come Vincenzo Floris, segretario Cgil a Nuoro, Renato Cugini e Giacomo Spissu entrambi ex segretari della Camera del Lavoro di Sassari.


      Non è mancata la Cisl nella competizione elettorale. E così ha visto eletti suoi ex dirigenti, come Luigi Cocilovo, già segretario confederale, riconfermato al Parlamento europeo. Non è possibile poi dimenticare Luisa Morgantini, per lunghi anni apprezzata dirigente della Fim-Cisl, ora parlamentare europea, eletta come indipendente nelle liste di Rifondazione Comunista.


      Un movimento sindacale che ha parlato agli elettori, dunque, anche attraverso uomini e donne cresciuti nelle sue file. Ed ora nelle tre Confederazioni si respira un’aria di soddisfazione. L’ha espressa Savino Pezzotta, già apparso in campagna elettorale nell’incontro dell’Ulivo a Milano. La sua speranza, come ha avuto occasione di affermare in un’intervista a “il Sole 24 ore”, è che il governo abbia capito la lezione e riprenda il metodo concertativo. Metodo affidato, nelle ultime ore, purtroppo, solo ai declassati intenti di un sottosegretario.


      Un monito al governo è giunto altresì da Guglielmo Epifani che in un’intervista al “Corriere” ha chiesto a Berlusconi “di trovare il coraggio e l’umiltà di fermare i suoi progetti di riduzione delle tasse e di riforma delle pensioni e avviare col sindacato un confronto vero su sviluppo, equità, Mezzogiorno e difesa dei redditi". Il segretario della Cgil è intervenuto poi nel dibattito sul futuro del centrosinistra, appoggiando la proposta di Prodi, chiedendo che la lista “Uniti per l’Ulivo” apra un tavolo di confronto programmatico tra tutte le forze dell’opposizione e non solo. L’idea è quella di coinvolgere forze sociali, realtà territoriali, mondo della cultura. Un lavoro programmatico, a tappe.


      Una tale richiesta fatta propria dalla principale Confederazione sindacale ricorda la lezione di Bologna, quel misto di partecipazione e confronto sulle cose da fare che si è imposto con un consenso massiccio. E’ una traccia, del resto, sulla quale si erano posti, a suo tempo, gli stessi Democratici di Sinistra nell’elaborazione programmatica affidata alla “Commissione Progetto” presieduta da Bruno Trentin. Con l’ambizione, anche in quel caso, di costruire il futuro della sinistra e poi del centrosinistra, innanzitutto su contenuti condivisi. Non bastano, insomma, i contenitori.